Se da un lato il governo e le istituzioni hanno giustificato la decisione di escludere Georgescu dalla corsa presidenziale con la necessità di proteggere il paese da influenze esterne e derive estremiste, dall’altro numerosi osservatori internazionali e una parte significativa dell’opinione pubblica hanno visto nella sua eliminazione una pericolosa violazione del principio democratico. La decisione del Tribunale Costituzionale rumeno, supportata dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti, ha impedito a Georgescu di partecipare alle elezioni, nonostante avesse ottenuto il maggior numero di voti nel primo turno, una situazione che ha sollevato domande sulla legittimità del processo elettorale e sul ruolo delle élite politiche nel determinare chi possa o meno candidarsi. Secondo “Al Jazeera”, la squalifica di Georgescu è stata percepita da molti cittadini come una mossa orchestrata per neutralizzare un candidato anti-sistema che rappresentava una minaccia per l’establishment politico. I sondaggi condotti nei giorni successivi alla decisione della Corte Costituzionale hanno rivelato che oltre il 46% della popolazione rumena ritiene ingiustificato l’annullamento del primo turno, mentre solo il 41% lo considera una misura necessaria per garantire la stabilità del paese. Questo significa che quasi la metà degli elettori considera l’esclusione di Georgescu un atto di censura politica piuttosto che una protezione della democrazia. L’intervento delle autorità ha suscitato preoccupazioni anche a livello internazionale. “Radio Free Europe/Radio Liberty” ha riportato come diverse personalità di spicco, tra cui Elon Musk e J.D. Vance, abbiano criticato la decisione rumena, sostenendo che essa rappresentasse un precedente pericoloso di manipolazione elettorale. Musk, con un post su X (ex Twitter), ha affermato che la Romania si stava comportando come “una dittatura che reprime il dissenso politico”, un’affermazione che ha contribuito a internazionalizzare la controversia. Anche negli Stati Uniti, alcuni settori del Partito Repubblicano hanno espresso dubbi sull’interferenza dell’Occidente nelle elezioni rumene, chiedendosi se la pressione esercitata dall’Unione Europea e dalla NATO non fosse stata eccessiva. Anche il ruolo dei servizi segreti nella decisione di annullare il primo turno delle elezioni ha alimentato il dibattito. Secondo un’inchiesta di “Balkan Insight”, le prove di interferenze russe citate dalla Corte Costituzionale erano basate su rapporti dell’intelligence rumena, che non sono mai stati resi pubblici nella loro interezza. Questa mancanza di trasparenza ha portato alcuni analisti a ipotizzare che le accuse di finanziamenti illeciti e ingerenze esterne potessero essere state esagerate o strumentalizzate per eliminare un candidato scomodo. In altre parole, la decisione di escludere Georgescu potrebbe non essere stata solo una misura preventiva contro l’influenza russa, ma anche un’operazione interna per garantire che le elezioni rimanessero sotto il controllo dell’élite politica tradizionale. Anche la gestione della crisi da parte delle autorità ha contribuito ad alimentare la tensione nel paese. Dopo l’annuncio della squalifica di Georgescu, migliaia di suoi sostenitori sono scesi in piazza a Bucarest e in altre città rumene per protestare contro la decisione. “Al Jazeera” ha documentato scene di scontri tra manifestanti e polizia, con arresti e accuse di uso eccessivo della forza da parte delle forze dell’ordine. Le proteste non sono state solo un’espressione di rabbia per l’esclusione di Georgescu, ma anche un segnale del profondo malcontento della popolazione nei confronti della classe politica tradizionale. L’esclusione di Georgescu avrebbe anche minato la fiducia nella democrazia rumena. “Il Post” ha sottolineato come la decisione abbia alimentato un clima di sfiducia nelle istituzioni, poiché molti elettori hanno interpretato l’accaduto come la conferma che il sistema è manipolabile dall’alto. L’idea che un candidato possa essere eliminato non attraverso il voto popolare, ma per decisione di un tribunale ha rafforzato la convinzione che la democrazia in Romania sia ancora fragile e vulnerabile alle pressioni delle élite. Inoltre, l’esclusione di Georgescu non ha risolto il problema dell’estrema destra in Romania, ma lo ha solo trasformato. Come riportato da “Euronews”, dopo la squalifica del candidato, il suo movimento ha trovato nuove figure di riferimento, tra cui George Simion e Anamaria Gavrilă, che stanno cercando di capitalizzare il malcontento degli elettori di Georgescu. Invece di contenere la crescita del nazionalismo e dell’euroscetticismo, la decisione potrebbe averli alimentati ulteriormente, dando ai sostenitori di Georgescu una nuova narrativa di vittimizzazione.
Nina Celli, 21 marzo 2025