Le criptovalute sono una bolla speculativa
FAVOREVOLE O CONTRARIO?
Qualche decennio fa le criptovalute erano conosciute solo da pochi esperti. Tutto è cambiato il 3 gennaio 2009, quando Satoshi Nakamoto ha creato il Bitcoin, inserendo nel primo blocco un messaggio: “Chancellor on brink of second bailout for banks”. Era una critica al sistema finanziario tradizionale, in piena crisi.
Bitcoin nasceva come alternativa radicale al sistema monetario tradizionale, promettendo decentralizzazione, trasparenza e indipendenza da governi e banche centrali. Tuttavia, se da un lato Bitcoin e le altre criptovalute hanno effettivamente stimolato l’innovazione nei settori della finanza, dall’altro hanno generato dinamiche che ricordano le grandi bolle speculative della storia.

IL DIBATTITO IN 2 MINUTI:
Le criptovalute sono soggette a una volatilità estrema che compromette la loro funzione economica. Questo è uno dei tratti distintivi di una bolla speculativa: l'instabilità strutturale del prezzo, disancorato da qualsiasi riferimento economico concreto.
Le criptovalute stanno consolidando la propria presenza nei meccanismi della finanza globale. Sono adottate da istituzioni finanziarie, da imprese e governi. Per questo non possono essere definite "bolle".
Le criptovalute non hanno valore intrinseco. Non generano utili, non distribuiscono dividendi, non sono ancorate a riserve fisiche né rappresentano quote di un’attività economica sottostante.
Nei Paesi emergenti, le criptovalute sono una via di fuga dall’instabilità monetaria, dall’inflazione e dalla repressione finanziaria. Possono essere strumenti di sopravvivenza economica e difesa patrimoniale.
La strumentalizzazione politica delle criptovalute alimenta la dimensione speculativa. La loro adozione non è guidata da criteri economici, tecnologici o finanziari, ma da calcoli politici e comunicativi.
Molte delle tecnologie del nostro tempo sono nate tra scetticismi, bolle e crolli di mercato. Le crypto non sono una bolla, ma stanno attraversando un processo evolutivo e selettivo.
La fragilità e instabilità del mercato crypto è sintomo di una bolla
Le criptovalute continuano a essere soggette a una volatilità estrema che compromette la loro funzione economica. Uno dei tratti distintivi di una bolla speculativa è proprio l’instabilità strutturale del prezzo, disancorato da qualsiasi riferimento a fondamentali economici concreti. Nel caso delle criptovalute, questo fenomeno è amplificato da una combinazione di fattori: assenza di regolamentazione centralizzata, alta sensibilità agli eventi macroeconomici e tecnologici e un ecosistema reattivo al sentiment di mercato.
Nel febbraio 2025, Bitcoin ha registrato una perdita del 17,5% in un solo mese, la peggiore performance dal crollo del 2022. Secondo quanto riportato da “The Guardian”, il calo è stato causato da attacchi informatici su larga scala, incertezze geopolitiche e la mancata concretizzazione delle promesse politiche legate alle crypto da parte dell’amministrazione Trump. Parallelamente, “CoinDesk” ha evidenziato che Memecoin come Dogecoin e Altcoin come Solana hanno subito fluttuazioni superiori al 30% in meno di due settimane, sintomo evidente di instabilità latente.
A confermare questa tendenza, l’analisi di “CMC Markets” mostra che, a fronte di un crollo medio del 30% delle criptovalute nel primo trimestre 2025, solo Bitcoin ha mantenuto una struttura relativamente più solida, pur restando soggetto a grandi oscillazioni e fortemente dipendente da eventi esterni, come dichiarazioni presidenziali o modifiche alla politica monetaria. L’analista Markus Thielen, in un rapporto per “CoinDesk”, ha avvertito che senza una “nuova narrativa” o una funzione economica concreta, il mercato crypto resterà stagnante, con il rischio costante di un nuovo collasso.
Le piattaforme tecnologiche su cui poggia l’ecosistema crypto sono esse stesse causa del problema. L’articolo di “TheStreet” documenta che solo nel primo trimestre 2025, il mercato ha perso 1,64 miliardi di dollari a causa di hack e frodi, con un livello di sicurezza sorprendentemente basso per un settore che ambisce a sostituire la finanza tradizionale. Il fatto che solo lo 0,4% dei fondi sottratti sia stato recuperato indica una scarsa resilienza del sistema, che mette a rischio milioni di investitori, soprattutto retail.
Non meno preoccupante è la reazione automatica e irrazionale dei mercati crypto ai segnali della politica monetaria statunitense. Come riporta “Nasdaq”, l’ipotesi di un possibile taglio dei tassi da parte della Federal Reserve ha portato a spinte speculative sul prezzo di Bitcoin, pur in assenza di segnali concreti di ripresa economica. Questo comportamento denota una scarsa maturità del mercato e una dipendenza eccessiva da variabili esogene, che rendono le criptovalute inadatte a svolgere funzioni di riserva di valore o mezzo di scambio stabile.
Il quadro delineato da questi dati testimonia che la volatilità non è solo un “effetto collaterale” della giovinezza del settore, ma un elemento strutturale che tradisce una natura profondamente speculativa. Un mercato in cui asset possono perdere o guadagnare decine di punti percentuali in pochi giorni, sulla base di “rumors”, dichiarazioni politiche o attacchi informatici, non può essere considerato maturo né stabile. Al contrario, presenta tutte le caratteristiche di una bolla che, se non arginata, rischia di implodere lasciando dietro di sé gravi danni economici e sociali.
Nina Celli, 1° aprile 2025
Le criptovalute stanno si stanno consolidando e sono approvate dalle istituzioni
L’idea che le criptovalute siano una mera bolla speculativa è sempre più difficile da sostenere alla luce di un’evidenza che si fa ogni mese più solida: l’adozione da parte delle istituzioni finanziarie, delle imprese e dei governi. A differenza delle bolle storiche, che si reggevano su entusiasmi irrazionali e mode passeggere, il fenomeno crypto sta lentamente ma inesorabilmente consolidando la propria presenza nei meccanismi della finanza globale. Il mercato si sta evolvendo da una fase speculativa iniziale a un'infrastruttura permanente e riconosciuta.
Nel marzo 2025, “CoinDesk” ha riportato che le aspettative di un taglio dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve potrebbero fornire nuovo slancio al settore crypto, segnalando che le criptovalute stanno diventando un indicatore sensibile delle politiche monetarie, proprio come gli asset finanziari tradizionali. Questo dato suggerisce un grado di integrazione nel sistema economico più alto di quanto si pensi.
U chiaro segnale di legittimazione arriva dal fronte dell’adozione istituzionale. Il report pubblicato da “Fintech Intel” nel 2024 mostra che oltre 40 esperti finanziari si aspettano che Bitcoin possa raggiungere i $367.000 entro il 2030, sulla base di dinamiche concrete: approvazione degli ETF, evoluzione della normativa statunitense e riduzione dell’offerta post-halving. Alcuni di questi analisti provengono da istituzioni come JPMorgan e Fidelity, il che evidenzia un cambiamento di paradigma nel modo in cui gli operatori finanziari percepiscono il settore.
Anche secondo “CMC Markets”, Bitcoin ha mostrato resilienza tecnica durante il crollo del primo trimestre 2025, rimanendo sopra la sua media mobile a 200 giorni. Questo tipo di stabilità è raro per un asset considerato “speculativo” e suggerisce una progressiva maturazione dell’ecosistema. Inoltre, la presenza di livelli di supporto e resistenza ben definiti evidenzia che i mercati crypto iniziano a comportarsi in modo simile a quelli azionari evoluti, attirando capitali non più soltanto speculativi ma anche strategici.
Il settore si sta anche dotando di infrastrutture regolamentari e operative più solide. Secondo “TheStreet”, l’industria crypto è stata costretta a rispondere con serietà agli attacchi hacker del 2025, sviluppando nuovi protocolli di sicurezza e rafforzando le difese informatiche. L’adozione della regolamentazione MiCA in Europa e di framework federali negli Stati Uniti dimostra la volontà di trasformare le crypto da territorio anarchico a mercato maturo, dove l’innovazione può convivere con la tutela degli investitori.
Anche i governi iniziano ad affacciarsi al mondo crypto con maggiore pragmatismo. L’episodio della “crypto reserve” proposta da Trump, pur controverso, dimostra che le criptovalute sono ormai entrate nel dibattito strategico nazionale. Come osservato da “Bloomberg”, l’interesse politico per le crypto indica che esse sono percepite come strumenti economici a tutti gli effetti, non semplici fenomeni di moda.
Il supporto alle criptovalute arriva anche da alcuni settori industriali. Secondo “Cointelegraph”, numerosi progetti di tokenizzazione dell’intelligenza artificiale sono in corso presso startup e corporate tech, con l’obiettivo di integrare le blockchain nei flussi produttivi e nella gestione dei dati. Questo sviluppo non è coerente con la natura di una bolla: nessuna impresa investirebbe capitali strutturali in asset destinati a esplodere.
È dunque vero che il mondo crypto ha vissuto fasi euforiche, spesso accompagnate da eccessi e manipolazioni. Ma ridurre il fenomeno a una semplice bolla speculativa ignora l’evidenza crescente di un processo di istituzionalizzazione in atto, che coinvolge governi, banche, fondi di investimento e imprese tecnologiche.
Nina Celli, 1° aprile 2025
Le criptovalute non hanno valore intrinseco e sono dipendenti dal sentiment
Uno degli argomenti più ricorrenti tra i critici delle criptovalute riguarda la loro assenza di valore intrinseco. Un elemento che, storicamente, ha contraddistinto le bolle speculative più eclatanti, come la crisi dei mutui subprime del 2008. A differenza degli asset tradizionali — azioni, obbligazioni, immobili — le criptovalute non generano utili, non distribuiscono dividendi, non sono ancorate a riserve fisiche né rappresentano quote di un’attività economica sottostante. Il loro valore, quindi, è determinato esclusivamente dalla domanda e dall’offerta, alimentata in larga parte da dinamiche emozionali e di aspettativa.
Nel marzo 2025, l’analista Will Ebiefung, scrivendo per “Nasdaq”, ha sottolineato come Bitcoin, pur avendo raggiunto un picco di 109.358 dollari, sia poi crollato del 22% in poche settimane a causa dell’indebolimento del sentiment e della crescente probabilità di una recessione negli Stati Uniti. Ebiefung afferma che Bitcoin “non ha valore intrinseco” e che la sua popolarità deriva unicamente dalla sua scarsità percepita e dal fascino della speculazione, una posizione condivisa da diversi economisti tradizionali.
Anche il Fondo Monetario Internazionale, nel suo working paper E-Money and Monetary Policy Transmission (IMF WP/24/69), ha sottolineato che gli asset crypto, se usati come strumenti speculativi non regolati, interferiscono con la trasmissione della politica monetaria, in particolare nei paesi emergenti. Il FMI evidenzia che queste valute, essendo insensibili ai tassi d’interesse e ai canali bancari tradizionali, possono indebolire la stabilità economica complessiva, fungendo da valvola di sfogo per capitali volatili e spesso speculativi.
Il fenomeno è ben visibile anche nella dinamica dei Memecoin e degli “AI token”, analizzata da “Cointelegraph” e “CMC Markets”. Token come FET, NEAR e PEPE hanno subito oscillazioni fino al 60% nel giro di pochi giorni, spesso senza alcun aggiornamento tecnico o evento fondamentale rilevante. L’intero movimento di prezzo è guidato da notizie, tweet, rumor e dall’intervento di figure influenti, spesso prive di ruolo ufficiale nel progetto. Questo scenario rende evidente come il valore di mercato non sia ancorato a nulla di tangibile, ma risulti invece plasmato da meccanismi di massa che alimentano la speculazione e l’illusione di ricchezza facile.
È emblematico il caso riportato da “Forbes”, in cui un anonimo “crypto whale” ha realizzato un profitto di 6,8 milioni di dollari aprendo una posizione speculativa su BTC ed ETH poche ore prima dell’annuncio politico di Trump sulla riserva nazionale crypto. La rapidità dell’azione e la coincidenza temporale suggeriscono non solo un comportamento altamente speculativo, ma anche forme di “insider trading” difficili da controllare, che minano ulteriormente la fiducia nel mercato come spazio equo e trasparente.
Le criptovalute, in questo contesto, non sono strumenti economici affidabili, ma asset narrativi, il cui valore si costruisce sulla base della narrazione dominante. Come si legge su “Bloomberg”, la prossima “bolla crypto” sarà politicamente motivata, sospinta da promesse elettorali più che da innovazione tecnica o adozione strutturale. Questa dipendenza dalla narrazione, più che dai fondamentali, è un tratto tipico delle bolle: quando la storia smette di convincere, il prezzo crolla.
La mancanza di un valore intrinseco solido, la forte esposizione al sentiment e la speculazione sulle dichiarazioni politiche collocano le criptovalute all’interno di uno schema ricorrente nella storia economica delle bolle speculative. Mentre il linguaggio pubblico evolve — da “oro digitale” a “riserva strategica” — il sottostante rimane lo stesso: un asset senza fondamenta, sostenuto da aspettative fragili e da una fiducia instabile, pronta a svanire al primo segnale di crisi.
Nina Celli, 1° aprile 2025
Le criptovalute hanno un grande potere contro l’instabilità monetaria
Se nei paesi sviluppati le criptovalute sono spesso viste come asset speculativi o strumenti di investimento, in molti mercati emergenti esse rappresentano qualcosa di molto diverso: una via di fuga dall’instabilità monetaria, dall’inflazione galoppante e dalla repressione finanziaria. In questi contesti, accusare le criptovalute di essere una “bolla” risulta miope, perché ignora il loro ruolo crescente come strumenti di sopravvivenza economica e difesa patrimoniale.
Il Fondo Monetario Internazionale, nel working paper E-Money and Monetary Policy Transmission, ha evidenziato come strumenti di moneta elettronica e valute digitali rafforzino l’inclusione finanziaria nei Paesi a basso reddito, portando una parte significativa della popolazione dentro il sistema economico formale. Sebbene il report sottolinei i rischi delle crypto non regolamentate, riconosce anche che, quando integrate responsabilmente, esse possono rafforzare l’efficacia della politica monetaria e migliorare la trasmissione finanziaria in contesti storicamente instabili.
Nei paesi colpiti da iperinflazione — come Venezuela, Argentina, Zimbabwe o Turchia — Bitcoin e stablecoin come USDT sono diventate alternative concrete alla valuta nazionale, spesso soggetta a svalutazioni drammatiche. In questi casi, le criptovalute non sono acquistate per speculare, ma per preservare il potere d’acquisto o inviare rimesse internazionali senza il rischio di blocchi bancari o cambio sfavorevole. Una dinamica simile a quella del “dollaro ombra” degli anni ’80, ma in forma decentralizzata e accessibile tramite smartphone.
Un esempio concreto è stato riportato da “CoinDesk”, dove il crollo dei rendimenti obbligazionari USA ha coinciso con un aumento dell’interesse per le criptovalute nei paesi emergenti, proprio come meccanismo di protezione contro il deprezzamento delle valute locali. Questo comportamento non è tipico di una bolla, ma di una strategia razionale di conservazione del valore da parte dei risparmiatori, che scelgono un asset più stabile rispetto alla propria moneta nazionale.
In Africa Sub-sahariana e nel Sud-est asiatico, le criptovalute stanno anche compensando l’assenza di banche e infrastrutture finanziarie. In aree dove aprire un conto corrente è difficile o costoso, wallet crypto e app mobili offrono accesso immediato a transazioni, risparmio e credito, a costi spesso inferiori a quelli dei circuiti bancari. La natura decentralizzata delle blockchain permette di saltare intere fasi di sviluppo finanziario, simile a quanto avvenuto con la telefonia mobile rispetto alle reti fisse.
Secondo “TheStreet”, nonostante il livello record di attacchi hacker, il settore crypto ha risposto con innovazione e rafforzamento della sicurezza, migliorando i protocolli e spingendo verso maggiore regolamentazione. In contesti emergenti, questa evoluzione è cruciale per garantire accesso sicuro a strumenti digitali che possono favorire lo sviluppo economico e sociale.
Persino la controversa proposta di Trump sulla “crypto reserve” — sebbene discutibile nei modi — ha aperto un dibattito sulla possibilità di ancorare parte delle riserve nazionali a strumenti alternativi, potenzialmente più stabili in contesti iperinflazionati. In questo senso, l’interesse dei governi per le criptovalute dimostra che il fenomeno ha superato la soglia della curiosità speculativa per entrare nel novero delle strategie macroeconomiche non convenzionali.
La capacità delle criptovalute di resistere a censura, confische e controlli bancari autoritari rappresenta un valore inestimabile per popolazioni soggette a regimi repressivi. Nei Paesi dove i conti bancari possono essere bloccati per motivi politici o etnici, le crypto offrono libertà economica e protezione dei diritti fondamentali, ben oltre la dimensione della speculazione finanziaria.
Nei contesti emergenti, quindi, le cryptovalute rispondono a problemi concreti e urgenti, come inflazione, esclusione finanziaria e instabilità politica. Ridurre questo fenomeno a una semplice bolla significa ignorare milioni di persone che usano Bitcoin e stablecoin non per arricchirsi, ma per sopravvivere.
Nina Celli, 1° aprile 2025
La bolla crypto è alimentata da speculazione politica e manipolazione del mercato
Uno degli elementi più insidiosi delle criptovalute, che alimentano la dimensione speculativa, è la strumentalizzazione politica di questi asset. Quando l’adozione delle crypto non è guidata da criteri economici, tecnologici o finanziari, ma da calcoli politici e comunicativi, si apre un terreno fertile per bolle speculative che si autoalimentano, sfruttando la visibilità pubblica, l’opportunismo elettorale e — in alcuni casi — il sospetto di manipolazione.
Nel 2025, uno degli episodi più emblematici è stato l’annuncio da parte dell’ex presidente Donald Trump di voler costituire una “crypto reserve nazionale”. L’effetto immediato è stata un’impennata del 20% del Bitcoin nei giorni successivi. Tuttavia, come riportato da “Reuters”, la corsa è durata poco: BTC ha poi perso l’8%, con analisti come Anthony Pompliano e i fratelli Winklevoss che hanno definito la riserva proposta una “raccolta casuale di asset speculativi”, destinata ad arricchire solo chi conosceva in anticipo la notizia.
A confermare la natura sospetta di questi movimenti è il caso, documentato da “Forbes”, in cui un “crypto whale” ha guadagnato 6,8 milioni di dollari aprendo una posizione long su BTC ed ETH pochi istanti prima dell’annuncio di Trump. Il tempismo ha sollevato sospetti fondati di insider trading, in un settore che non dispone di meccanismi di vigilanza paragonabili ai mercati regolamentati. Si tratta di un esempio tangibile di come la connivenza tra potere politico e mercato crypto possa generare distorsioni, creando aspettative artificiali.
Secondo un’analisi pubblicata da “Bloomberg”, l’attuale fase crypto è caratterizzata da una bolla “politically driven”, cioè, alimentata da promesse e annunci elettorali, più che da reali dinamiche di adozione o innovazione. Il rischio — scrive il giornalista — è di tornare a una forma di “bimetallismo narrativo”, dove il valore è costruito più su ideologia e propaganda che su efficienza economica. Questo tipo di valorizzazione è intrinsecamente instabile, perché soggetta ai cicli elettorali e alle oscillazioni del consenso politico.
L’aspetto più problematico è che questa politicizzazione non è accompagnata da regole chiare o controlli effettivi. Come mostrano le perdite per 1,64 miliardi di dollari nel primo trimestre 2025 a causa di attacchi informatici (“TheStreet”), il settore crypto è ancora un “far west” dove si muovono miliardi di dollari senza le tutele minime garantite dai sistemi finanziari tradizionali. In un contesto simile, l’ingresso della politica può amplificare i rischi sistemici, facendo leva sulle aspettative e sulla disinformazione.
Anche il Fondo Monetario Internazionale, in uno studio del 2024, ha lanciato un allarme: l’uso delle criptovalute in contesti di bassa regolamentazione può indebolire la politica monetaria e la stabilità finanziaria, creando circuiti paralleli di capitale meno trasparenti e più volatili. In particolare, l’IMF evidenzia che le crypto speculative, se sostenute da narrative politiche e senza una funzione economica reale, possono agire come vettori di instabilità, spostando masse di capitale senza controllo e favorendo dinamiche speculative difficili da gestire in caso di crisi.
Anche i social media e gli influencer spesso amplificano le dichiarazioni politiche in chiave “pro-crypto”, favorendo ondate di acquisto prive di fondamento. L’articolo di “CoinDesk” del 4 marzo 2025 parla apertamente di “esplosione della bolla memecoin”, aggravata da un generale sentiment negativo e dal fallimento di iniziative istituzionali. Questi comportamenti collettivi, alimentati da click e visibilità, distorcono ulteriormente la percezione del valore e contribuiscono a formare quella che l’economista Robert Shiller definisce una “narrativa speculativa contagiosa”.
La crescente interferenza politica nel mondo crypto, dunque, spesso priva di basi economiche reali e accompagnata da episodi di sospetto favoritismo, rappresenta un potente fattore di instabilità sistemica. Le criptovalute non solo non hanno ancora trovato un ruolo chiaro nel sistema economico, ma rischiano di diventare strumenti di consenso e manipolazione, rafforzando l’idea che si tratti di una bolla gonfiata da interessi esterni, piuttosto che dal valore concreto.
Nina Celli, 1° aprile 2025
Le criptovalute sono un motore evolutivo per il sistema finanziario
Accusare le criptovalute di essere una bolla speculativa equivale, in molti casi, a confondere l’innovazione con l’instabilità. Se è vero che ogni rivoluzione tecnologica porta con sé una fase iniziale di euforia e volatilità, è altrettanto vero che molte delle tecnologie fondamentali del nostro tempo sono nate tra scetticismi, bolle e crolli di mercato. Le criptovalute e le tecnologie sottostanti (blockchain, smart contract, tokenizzazione) stanno oggi attraversando una fase di selezione naturale, dove sopravvivono i progetti con valore reale. Non si tratta di una bolla, ma di un processo evolutivo e selettivo tipico di ogni innovazione dirompente.
L’analisi pubblicata da “CMC Markets” nel marzo 2025 conferma che, a fronte del calo generalizzato del 30% dei token più speculativi, Bitcoin ha mantenuto la sua struttura rialzista di lungo termine, rimanendo sopra la media mobile a 200 giorni e consolidando livelli di supporto significativi. Questi segnali tecnici sono propri di un mercato che sta maturando, non di una bolla che implode. Se Bitcoin fosse davvero un asset privo di valore, non avrebbe resistito per oltre un decennio a crisi, divieti, scandali e attacchi.
Ma è a livello tecnologico che il settore crypto rivela il suo potenziale più trasformativo. Secondo “Cointelegraph”, l’intersezione tra blockchain e intelligenza artificiale sta generando nuove classi di asset digitali, progettati per ottimizzare supply chain, migliorare la governance aziendale e incentivare l’uso etico dei dati. L’emergere dei cosiddetti “AI crypto tokens” riflette un processo di convergenza tra due tecnologie di frontiera, che insieme possono ridisegnare l’architettura informativa ed economica del XXI secolo.
L’adozione della tecnologia blockchain si sta estendendo anche ai mercati istituzionali. Come riporta “Fintech Intel”, numerosi esperti prevedono che entro il 2030 Bitcoin e altri asset digitali diventeranno componenti strutturali nei portafogli delle grandi istituzioni finanziarie, grazie alla trasparenza, programmabilità e resistenza alla censura offerte dalle blockchain. I progressi nel settore degli ETF, delle stablecoin regolamentate e delle valute digitali delle banche centrali (CBDC) indicano che le criptovalute non stanno sostituendo il sistema finanziario, ma lo stanno completando e rinnovando.
Anche dal punto di vista sociale, l’ecosistema crypto ha introdotto concetti rivoluzionari come la finanza decentralizzata (DeFi), i modelli di governance DAO (Decentralized Autonomous Organizations) e le soluzioni cross-border basate su smart contract. Questi strumenti permettono a milioni di persone di accedere a credito, assicurazioni e pagamenti globali senza intermediari costosi. In particolare, in regioni sottoservite dalla finanza tradizionale, la tecnologia crypto funziona da moltiplicatore di opportunità.
L’episodio degli attacchi informatici del Q1 2025, pur drammatico (con oltre 1,6 miliardi di dollari rubati), ha accelerato lo sviluppo di nuove architetture di sicurezza decentralizzata, in grado di prevenire exploit futuri. Come evidenziato da “TheStreet”, molte piattaforme hanno aumentato le riserve collaterali, introdotto audit permanenti e avviato processi di KYC (know-your-customer) in collaborazione con enti regolatori. Anche questo è un segno di maturazione e non di collasso.
L’evoluzione non è priva di costi: molte altcoin falliranno, progetti senza utilità saranno abbandonati, e il capitale si riorienterà verso applicazioni realmente sostenibili. Ma è proprio questa dinamica darwiniana del mercato a rendere il settore crypto un laboratorio di innovazione. Una bolla collassa e sparisce; una tecnologia rivoluzionaria si reinventa e si consolida, come dimostrato dalla storia dell’economia digitale.
Le criptovalute, pertanto, non sono una bolla nel senso classico del termine, ma una fase di trasformazione strutturale dell’economia globale. Come ogni innovazione, passano attraverso momenti di eccesso, ma al cuore del fenomeno si trova una tecnologia con impatti profondi su finanza, governance, inclusione e libertà individuale.
Nina Celli, 1° aprile 2025