Nr. 238
Pubblicato il 30/03/2022

DDL Zan

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

Il disegno di legge Zan (Ddl Zan) è una proposta di legge per contrastare discriminazioni e violenze basate su orientamento sessuale, identità di genere o abilismo, il cui relatore alla Camera principale è il deputato del Partito Democratico Alessandro Zan. Il principio fondamentale del Ddl è quello di intervenire sull’articolo 604 bis del Codice penale, equiparando queste fattispecie alle aggravanti per discriminazioni e violenze su base razziale e religiosa. 

 


IL DIBATTITO IN 2 MINUTI:

01 - L’Italia ha bisogno di una legge sull’omotransforbia al più presto

La legislazione italiana è rimasta indietro nella tutela della comunità LGBT. L’approvazione del DDL Zan sarebbe un importante passo avanti in tema di diritti civili.

02 - Il DDL Zan mette a rischio la libertà d’espressione

Se approvato, il DDL Zan metterebbe i presupposti per la persecuzione penale di convincimenti antropologici individuali.

03 - Il testo attuale del DDL Zan è già frutto di una mediazione politica

L’archiviazione del DDL Zan in Senato è un atto di sabotaggio che calpesta il valore dell’iter parlamentare: il testo da discutere è, infatti, già stato emendato e approvato dalla Camera.

04 - I termini del DDL Zan sono ambigui e inadatti a una legge penale

Alcune delle definizioni contenute nell’articolo 1 del DDL Zan sono troppo vaghe per poter essere utili in sede giudiziale. La protezione dell’identità di genere dovrebbe passare per altri strumenti legislativi.

05 - La legge Zan mette i presupposti per un cambiamento culturale

Dare nome e visibilità giuridica al fenomeno delle violenze omotransfobiche è essenziale per accrescere l’attenzione della società nei confronti delle discriminazioni sulla base dell’identità di genere.

06 - La cultura del rispetto non nasce dal diritto penale

Difficilmente i cambiamenti culturali nascono da riforme del diritto penale. La lotta all’omotransfobia dovrebbe fondarsi piuttosto sui principi costituzionali.

 
01

L’Italia ha bisogno di una legge sull’omotransforbia al più presto

FAVOREVOLE

Al di là della discussione sui termini della legge, c’è chi pensa che approvare una legge sull’omotransfobia sia una priorità in Italia.
In una diretta facebook ospitata dalla ex sindaca di Torino, Chiara Appendino, il 29 aprile 2021, la senatrice Alessandra Maiorino spiega perché l’approvazione del Ddl Zan non può più essere rimandata. Quella sull’omotransfobia, afferma la senatrice, è una “legge di civiltà” che “manca solo in Italia” e che non presenta rischi di soppressione delle opinioni. Infatti, la “Legge Reale-Mancino [ovvero la 604 del Codice penale, ndr] non ha avuto molte applicazioni”, perciò il Ddl Zan ha soprattutto una valenza “simbolica” (Chiara Appendino, DDL Zan, ecco perché va approvato il prima possibile, “diretta facebook”, 29 aprile 2021).
Nel corso della stessa diretta, l’allora assessore alla famiglia ed ex presidente dell'Arcigay di Torino Marco Alessandro Giusta afferma che l’approvazione del Ddl Zan è indispensabile per “dire chiaramente lo Stato da che parte sta: sta con le persone che menano le persone Lgbt, che menano le donne, che compiono atti di violenza, o sta con le persone che, purtroppo, quotidianamente, subiscono quegli atti di violenza?” (Ibidem).

Sulla stessa linea è l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che, in occasione della giornata internazionale contro l’omotransfobia (il 17 maggio 2021), afferma: “È triste constatare che in Italia ci sia bisogno di dover approvare una legge per porre un freno a odio, violenze e atti discriminatori collegati all'orientamento sessuale. Ma purtroppo abbiamo questa urgenza, e sulla tutela piena ed effettiva dei diritti e delle libertà fondamentali della persona non possiamo permetterci nessun rinvio” (Giornata contro l'omofobia, da Zingaretti a Conte: “Ora avanti con il ddl Zan”, “ilmessaggero.it”, 17 maggio 2021).

Angela Zanoni - 4 aprile 2022

 
02

Il DDL Zan mette a rischio la libertà d’espressione

CONTRARIO

Secondo il giurista Cesare Mirabelli, ex presidente della Corte Costituzionale e oggi consigliere generale della Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano, il Ddl Zan mette a rischio le esistenti “garanzie della libera espressione di convinzioni che possono essere legate a valutazioni antropologiche su alcuni aspetti”. Un rischio che, secondo Mirabelli, riguarderebbe una fetta di società ben più ampia di quella cattolica.
Il crinale è molto sottile nel senso che si deve evitare che ci sia un rischio di sanzionare penalmente espressioni o comportamenti che sono riconducibili a convincimenti, ma che non sono né di aggressione, né di violenza, né di incitazione all'odio, anche se possono altri su queste opinioni fondare le loro condotte” (Giancarlo la Vella, Ddl Zan, Mirabelli: ci sono punti critici da riconsiderare, “vaticannews.va”, 22 giugno 2021).
Il tema della libertà di espressione suscita ancora maggiore preoccupazione se declinato sotto la forma di libertà di educazione. L’istituzione della Giornata Nazionale contro l’Omotransfobia, che, a detta dell’art.7 del DDL Zan dovrebbe accompagnarsi ad attività da svolgere nelle scuole per sensibilizzare gli studenti, lascia perplessi gli istituti scolastici cattolici paritari, poiché minerebbe la loro autonomia. Massimo Malagoli, il responsabile dell’Ufficio Comunicazione di Agesc, l’associazione che riunisce i genitori delle scuole cattoliche, dice: “Il rischio di questa legge è che l’ideologia gender diventi un dogma anche nelle scuole. Abbiamo una legge che viene portata avanti con un’ampia pressione dell’opinione pubblica. Il testo però non è chiaro e soprattutto sta passando l’idea che serva a colmare un vuoto giuridico. Non è così” (Cristin CappellettiValerio Berra, Come portare i diritti Lgbtq in classe? La sfida del Ddl Zan, tra ostacoli e modelli stranieri. Le scuole cattoliche: “Il sesso non è un’idea”, “open.online”, 28 giugno, 2021).

Angela Zanoni - 4 aprile 2022

 
03

Il testo attuale del DDL Zan è già frutto di una mediazione politica

FAVOREVOLE

Secondo Alessandro Zan, il testo, per come è arrivato al Senato è maturato in un clima di “mediazione che ha visto tutti i partiti coinvolti e protagonisti nel dare un contributo positivo”, dato che sono state prese in considerazione istanze e proposte precedenti e provenienti da forze politiche diverse e vagliate con l’intervento di esperti e giuristi. Secondo Zan, alla Camera “la mediazione è arrivata a un punto di equilibrio avanzato, dove tutte le forze politiche si riconoscevano” (Ddl Zan, il deputato Pd parla a RaiNews24: "No a voti segreti, la maggioranza c'è", “rainews.it”, 5 luglio 2021).
A parere del segretario del Partito Democratico Enrico Letta, il comportamento di chi, come Italia Viva, in Senato si è riscoperto contrario al Ddl Zan è irresponsabile (Ibidem).

Angela Zanoni - 4 aprile 2022

 
04

I termini del DDL Zan sono ambigui e inadatti a una legge penale

CONTRARIO

L’articolo 1 del Ddl Zan fornisce delle definizioni dei termini a cui si farà riferimento negli articoli successivi. Le definizioni di genere e, soprattutto, quella di identità di genere, hanno suscitato perplessità a destra così come a sinistra, in Parlamento tanto quanto nella società civile.
In un’intervista rilasciata ad “Avvenire” il 7 luglio 2021, il deputato di Liberi e Uguali Stefano Fassina, che pure aveva dato voto favorevole al testo alla Camera, ammette di aver “riscontrato l’assoluta fondatezza dei rilievi critici” sollevati in diversi ambienti culturali. In sostanza, secondo Fassina, “La questione fondamentale è che l’articolo 1 contiene una visione antropologica. E una visione antropologica non può essere legge dello Stato” (Marco Iasevoli, Ddl Zan. Fassina: “Il gender va tolto dal testo”, “avvenire.it”, 7 luglio 2021).

Dello stesso avviso è la presidente di Arcilesbica Cristina Gramolini, secondo cui "Specificare che l'identità di genere è ‘l'identificazione percepita di sé’ anche se ‘non corrispondente al sesso’ significa aprire un varco all'autodefinizione legale di genere. Basta dichiararsi donna all'anagrafe per diventarlo. ed è abgliato […] Nuoce ai diritti delle donne, alle nostre poche quote, alle nostre poche pari opportunità, ai nostri sport subalterni che non possono essere ceduti al primo uomo che si alza un giorno e decide di dichiararsi femmina"(Giovanna Vitale, Ddl Zan, la presidente di Arcilesbica Gramolini: "Legge sbagliata sull'identità di genere, bisogna cambiare", “repubblica.it”, 9 luglio 2021).

Anche secondo il sociologo Pietro De Marco, le definizioni dell’art. 1 sono troppo ambigue ed arbitrarie per far sì che la legge raggiunga i suoi scopi di tutela, senza incorrere in una eccezione di costituzionalità (Pietro de Marco, Ddl Zan, i rischi. L'ambiguità toglie al testo la natura universalistica, “avvenire.it”, 10 luglio 2021).  

Angela Zanoni - 4 aprile 2022

 
05

La legge Zan mette i presupposti per un cambiamento culturale

FAVOREVOLE

Francesco Laforgia, senatore di Liberi e Uguali, vede nell’approvazione del ddl Zan il presupposto di un cambiamento culturale. Secondo il senatore, la violenza perpetrata a causa dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere della vittima, ad oggi “diviene immediatamente invisibile, perché quella violenza non ha un nome specifico”. E aggiunge: “Bisogna mettere al centro l’idea di educare le nuove generazioni a un’affettività più sana e inclusiva, perché non esiste una normalità e tantomeno esistono forme di sessualità normativa” (Francesco Laforgia, Approviamo la Legge Zan, costruiamo una rivoluzione culturale, “huffingtonpost.it”, 31 marzo 2021). Il Ddl Zan agisce in effetti anche in questo senso, introducendo la Giornata Nazionale contro l’omobitransfobia. Sulle colonne de “L’Espresso”, Stefano Alliva definisce gli strumenti educativi previsti dal Ddl Zan, ispirati a collaborazioni già esistenti tra il mondo della scuola e l’associazionismo Lgbt+ come mezzi di “educazione al rispetto” (Simone Alliva, Ddl Zan, smontiamo le bufale della destra una per una, “espresso.repubblica.it”, 3 maggio 2021). 

Angela Zanoni - 4 aprile 2022

 
06

La cultura del rispetto non nasce dal diritto penale

CONTRARIO

Secondo Carlo Melzi d'Eril e Giulio Enea Vigevani, opinionisti del “Sole24ore”, che pure non si schierano nettamente contro al Ddl Zan, una legge penale non è né necessaria né sufficiente a istituire una società più accogliente. “Siamo convinti che il diritto penale non sia lo strumento più adatto a porre argine a una inciviltà come la discriminazione”. Proseguono gli autori, in riferimento all’art.4 del Ddl Zan: “Non ci pare sia a sua volta un pericolo per la libertà di espressione, ci pare piuttosto una provocazione a Occam e al suo rasoio: perché scrivere in una legge ordinaria una regola già vigente a livello costituzionale? Insomma, sotto il profilo squisitamente costituzionalistico e penalistico, tra le righe dell'intero testo spira aria di ‘intervento di bandiera’: regole introdotte per sancire un postulato, indipendentemente dalla loro indispensabilità, come sempre dovrebbe essere una nuova disposizione criminale” (Carlo Melzi d'Eril, Giulio Enea Vigevani, Ddl Zan, è proprio necessario scomodare il diritto penale? Forse no, “ilsole24ore.com”, 27 maggio 2021).

Angela Zanoni - 4 aprile 2022

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