Utilizzo del PIL come misura di benessere

Concepito durante la Grande Depressione, il PIL è diventato la misura sintetica di benessere più utilizzata dagli Stati per valutare la salute delle proprie economie e per confrontare l’efficacia di politiche fiscali, economiche e monetarie. La recente crisi ha indotto economisti, politici e sociologi a riflettere sull’utilità del PIL e sulla sua capacità di misurare il benessere in senso ampio.

TESI FAVOREVOLI

TESI CONTRARIE

01 - Il PIL non può essere superato

“Il PIL e gli altri conti nazionali sul reddito […] sono senza dubbio tra le più grandi invenzioni del Ventesimo secolo […] il PIL fornisce una fotografia complessiva dello stato di un’economia […] Senza misure di aggregati economici come il PIL, i politici sarebbero alla deriva in un mare di dati non organizzati”.

“Il PIL dovrà essere sostituito da un nuovo insieme di misure che integra le conoscenze correnti sul modo in cui l’ecologia, l’economia, la psicologia e la sociologia contribuiscono collettivamente alla creazione e alla misura di un benessere sostenibile”.

02 - Il PIL non è una misura del benessere

Il PIL riesce a sintetizzare lo stato di salute di un’economia e ad esprimere lo sviluppo e il benessere di un paese. Il PIL può essere calcolato seguendo tre metodi: il metodo della spesa; il metodo del valore aggiunto; il metodo dei redditi, che calcola il PIL sommando i redditi da lavoro e quelli di capitale, esprimendo, così, anche il livello di benessere.

Il PIL non riesce a misurare il livello effettivo di benessere delle persone che deriva non solo da grandezze economiche ma anche da una complessa combinazione di condizioni sociali, ambientali e psicologiche.

03 - Il PIL non è un indicatore completo, preciso ed affidabile

Il PIL deve la sua fortuna alla capacità di comunicare velocemente informazioni precise ed affidabili sull’efficacia della politica economica, monetaria e fiscale di un Paese nonché di permettere confronti diretti tra lo stato di salute di diverse economie.

Il PIL ha diversi limiti: non include attività ritenute non produttive quali volontariato e lavoro domestico; non ingloba attività sommerse e proventi derivanti da attività illecite; non tiene conto dell’impatto sociale e ambientale delle attività produttive. Il PIL non dà informazioni sulla distribuzione del reddito in una nazione né a quantificare lo stock di ricchezza accumulata.