Utilizzo del PIL come misura di benessere

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

Il PIL, ossia il Prodotto Interno Lordo “esprime il valore complessivo dei beni e servizi finali prodotti all'interno di una nazione in un certo arco di tempo, solitamente un anno”. In altri termini Il livello del PIL è una misura della dimensione economica di un paese”. Matematicamente è esprimibile come la somma del valore dei consumi delle famiglie (C), degli investimenti (I), della Spesa pubblica (G) e del saldo esportazioni/importazioni (X -M) (Rudiger Dornbusch, Stanley Fisher e Richard Startz, Macroeconomia, McGraw-Hill, 2010).
Concepito durante gli anni della Grande Depressione, dagli accordi di Bretton Woods in poi è diventato la misura sintetica di benessere più utilizzata dagli Stati per valutare lo stato di salute delle proprie economie e per confrontare l’efficacia delle politiche fiscali, economiche e monetarie. La recente crisi ha indotto economisti, politici e sociologi a riflettere sull’utilità del PIL, sulla sua capacità di misurare il benessere più ampiamente inteso e sulle implicazioni teoriche legate all’idea di progresso. Di qui il proliferare di una serie di indici (il MEW- Measure of Economic Welfare, l’ISEW-Index of Sustainable Economic Welfare, il GPI-Genuine Progress Indicator, il BES-Benessere Equo e Sostenibile, il BLI-Better Life Index, l’HPI-Happiness Planet Index, solo per citarne alcuni) in grado di misurare grandezze non esclusivamente economiche riconducibili alla sfera del benessere e della felicità.

 
01

Il PIL non è un indicatore completo, preciso ed affidabile

FAVOREVOLE

Come sostenuto dal Nobel Paul Samuelson, l’utilità del PIL risiede nella sua capacità di fornire un panorama complessivo dello stato dell’economia, indicando se essa si trovi in una fase di espansione o di contrazione, e quali sarebbero le opportune misure di politica economica che i policy makers dovrebbero adottare. Gli indicatori come il PIL sono dunque utili ai fini dell’analisi delle diverse politiche da attuare all’interno di un’economia o di un determinato settore” (in Ignazio F. Lara, Quale dibattito sul PIL?, “Impresa&Stato”, n. 89, 2010, p. 52).
Il PIL deve la sua fortuna alla capacità di comunicare velocemente informazioni precise ed affidabili sull’efficacia della politica economica, monetaria e fiscale di un Paese nonché di permettere confronti diretti tra lo stato di salute di diverse economie.

CONTRARIO

Il PIL presenta diversi limiti: non include attività ritenute arbitrariamente non produttive quali il volontariato o il lavoro domestico; non ingloba le attività sommerse ed i proventi derivanti da attività illecite; non separando i costi dai benefici delle attività produttive, non tiene in nessun conto il loro l’impatto sociale ed ambientale delle attività produttive, ossia le loro esternalità negative. Il PIL non riesce a fornire informazioni sulla distribuzione del reddito all’interno di una nazione né a quantificare lo stock di ricchezza accumulata. “È importante sviluppare uno strumento in grado di integrare il PIL, da elaborare in modo tale che possa avere un uso pratico e si basi su indicatori chiaramente definiti e dati di alta qualità.” (Parlamento Europeo, Proposta di Risoluzione “Non solo PIL - Misurare il progresso in un mondo in cambiamento", (2010/2088 (INI), consultato il 10 giugno 2015).

 
02

Il PIL non è una misura del benessere

FAVOREVOLE

Il PIL misura un aggregato di grandezze economiche che riesce non solo a sintetizzare lo stato di salute di un’economia ma anche ad esprimere lo sviluppo ed il benessere di un Paese. Il PIL può essere infatti calcolato seguendo tre metodi (Che cos'è il pil? Le metodologie di calcolo, “borsaitaliana.it”, 25 maggio 2007): il metodo della spesa (che somma i consumi delle famiglie, gli investimenti, la spesa pubblica ed il saldo della bilancia commerciale), il metodo del valore aggiunto, che somma al netto di duplicazioni il valore dei beni e dei servizi prodotti dalle imprese, ed il metodo dei redditi che calcola il PIL sommando i redditi da lavoro e quelli di capitale.
Come evidenziato dagli studi di Ed Dienier, Marissa Dienier e Carol Dienier (Factors predicting the subjective well-being of nations, “Journal of Personality and social Psychology”, 1995, n. 69, pp. 851-864) i livelli di reddito (e quindi del PIL) risultano correlate con il livello medio di felicità di molte nazioni. Ciò assevera l’ipotesi di base ossia la capacità del PIL di esprimere sinteticamente anche il livello di benessere.

CONTRARIO

Nel 2006, David Cameron, leader dei conservatori britannici, dichiarava: “E’ ora di ammettere che nella vita ci sono cose più importanti del denaro, ed è ora di concentrare la nostra attenzione non solo sul PIL ma anche sul benessere generale […] Dovremmo pensare non solo a ciò che è bene per le nostre tasche ma anche per i nostri cuori” (David Cameron's speech at Google Zeitgeist Europe, “the Guardian”, 22 maggio 2006, TdR). In Geografia del Benessere (Unicopli, 1992, p. 99) A. Bailly afferma: “Anche se talvolta esiste una relazione tra sistema economico e livello di soddisfazione, questo legame è lungi dal verificarsi sempre. Nella loro stessa composizioni gli indici economici incorporano variabili […] che non hanno attinenza con i bisogni dei consumatori […] Nessun modello, pur preciso può integrare la varietà delle aspirazioni e dei comportamenti umani. La visione resta limitata alle variabili riconducibili a flussi contabili, estratti da una parte della realtà”.
Il PIL non riesce pertanto a misurare il livello effettivo di benessere delle persone che deriva non solo da grandezze economiche ma anche da una complessa combinazione di condizioni sociali, ambientali e psicologiche.

 
03

Il PIL non può essere superato

FAVOREVOLE

Il PIL e gli altri conti nazionali sul reddito possono sembrare concetti arcani ma sono senza dubbio tra le più grandi invenzioni del Ventesimo secolo. Così come un satellite riesce a rilevare le condizioni climatiche dell’intero continente, così il PIL fornisce una fotografia complessiva dello stato di un’economia […] Senza misure di aggregati economici come il PIL, i politici sarebbero alla deriva in un mare di dati non organizzati. Il PIL ed i dati ad esso correlati sono come fari che aiutano i responsabili politici ad orientare l'economia verso gli obiettivi economici chiave” (Paul Samuelson, William Nordhaus citati da Steven Landefeld, direttore del Bureau of Economic Analysis – Ufficio per le Analisi Economiche – in GDP: One of the Great Inventions of the 20th Century, “Survey of Current Business”, gennaio 2000).

CONTRARIO

Se sostenuta da una partecipazione sufficientemente ampia, la ricerca dell’indicatore che sostituirà il Prodotto interno lordo potrebbe concludersi entro il 2015. Molti ostacoli si frappongono al raggiungimento di questo risultato […]. Le barriere però possono essere superate […] anche grazie al fatto che oggi la gente è in grado di comunicare in tutto il globo con una facilità che era impensabile ai tempi di Bretton Woods. Qualsiasi processo […] deve essere integrato da un impegno […] della società civile. Il PIL dovrà essere sostituito da un nuovo insieme di misure che integra le conoscenze correnti sul modo in cui l’ecologia, l’economia, la psicologia e la sociologia contribuiscono collettivamente alla creazione e alla misura di un benessere sostenibile” (Robert Costanza, Ida Kubiszewski e altri, Development: Time to leave GDP behind, “Nature”, 15 gennaio 2014).

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