Credenza nella vita dopo la morte

TESI FAVOREVOLI

TESI CONTRARIE

01 - Le esperienze premorte sono la più importante prova empirica dell'esistenza di una vita dopo la morte

Le numerose testimonianze di esperienze premorte presentano elementi ricorrenti come l’“out-of –body experience”, in cui il soggetto vede il proprio corpo dall’esterno. Le esperienze premorte accadono indipendentemente da determinate condizioni naturali e culturali.

Oltre ad essere determinate dall’attività chimica della materia cerebrale, le esperienze premorte sono causate da un meccanismo di reazione, influenzato dalla cultura, della persona di fronte a una vicinanza percepita della propria morte.

02 - La parapsicologia è una pseudoscienza

Le esperienze paranormali, come i casi di messaggi ricevuti attraverso un medium da una persona che si ritiene deceduta e contenenti informazioni per il medium irreperibili, rendono problematica la visione naturalistica della persona umana e rafforzano un quadro teorico generale non incompatibile con la credenza nella vita dopo la morte.

Gran parte della comunità scientifica considera la parapsicologia una pseudoscienza. Secondo il metodo scientifico, quando le prove sperimentali non riescono, per più volte, a sostenere un’ipotesi, questa viene abbandonata. La parapsicologia, in un secolo di sperimentazione, non è riuscita nemmeno a dimostrare la mera esistenza di fenomeni paranormali.

03 - Il corpo si salva scindendosi ed evitando la distruzione

Per il “modello dell'ascensore che precipita”, prima della morte il corpo subisce un processo di scissione, il cui risultato sono due corpi identici al corpo originario e che intrattengono con esso un medesimo rapporto di immanente causalità. Uno dei due corpi muore; l'altro viene trasferito da Dio nell’altro mondo in cui può resuscitare.

Dopo il processo di scissione del corpo originario (A), il primo corpo (B) è in questo mondo, l’altro (C) è nell’altro mondo. Se B è morto, C continua la vita di A. Se B non è morto, C è distinto da A. Dunque, l’identità di C con A non è necessaria perché dipende da B e il modello dell’ascensore che precipita è un’assurdità.

04 - Dio può tenere al sicuro un corpo morente per poi, “in qualche modo”, rianimarlo

La vita dopo la morte è logicamente possibile perché: a) è in potere di Dio tenere al sicuro in qualche modo un corpo morente, o una parte fondamentale di esso come il cervello, sostituendolo, nell’istante del decesso, con un simulacro; b) è in potere di Dio rianimare in qualche modo il corpo in precedenza custodito.

05 - Secondo la teoria della costituzione, un corpo morto e un corpo resuscitato sono la stessa persona se partecipano della medesima prospettiva in prima persona.

Per la teoria della costituzione, le persone, pur essendo enti materiali, non sono identiche con i loro corpi ma sono costituite dai loro corpi. Caratteristica specifica delle persone è la prospettiva in prima persona. La possibilità logica della vita dopo la morte si basa sulla capacità divina di trasferire la prospettiva in prima persona dal corpo originario al corpo resuscitato.

Poiché lo stesso contenuto di pensiero può essere qualitativamente identico in diversi enti pensanti, una persona non può essere individuata in quanto ha la capacità di avere una prospettiva in prima persona. L’atto intenzionale non può essere il criterio di individuazione di una persona. Al contrario, è la persona che lo compie il criterio di individuazione per l’atto intenzionale.

06 - Per la teoria della ri-creazione, Dio resuscita la persona mediante la replicazione di un organismo identico al corpo deceduto

Secondo la teoria della ri-creazione, è logicamente possibile che l’onnipotenza divina possa replicare, simultaneamente al decesso della persona, tutte le caratteristiche del corpo, incluse la memoria e le emozioni, in un mondo separato dal nostro universo e abitato unicamente da esseri risorti.

La corrispondenza tra il corpo originale-deceduto il corpo replicato-resuscitato non è una relazione d’identità perché non è necessaria. Dio può ri-creare innumerevoli duplicati del corpo originale, ma per quanto sapiente, il riassemblaggio produrrebbe una mera replica dell'originale, non la sua continuazione.

07 - Tra la dottrina greca dell'immortalità dell'anima e la credenza nella resurrezione del corpo vi è un'intrinseca incompatibilità

Vi è incompatibilità tra la dottrina greca dell'immortalità dell'anima immateriale, secondo cui la morte è parte dell'ordine divino del cosmo, e la credenza nella resurrezione del corpo, legata all'evento della morte e resurrezione del Cristo, che, nel contesto culturale ebraico, presuppone il nesso con il peccato originale: la morte è opposta a Dio e superata dopo la fine dei tempi.

08 - La sopravvivenza incorporea è logicamente possibile perché non è necessario avere un corpo per essere un ente pensante

Da un punto di vista dualistico, essere un ente pensante, di cui solo Dio può determinare l’annientamento, non presuppone necessariamente essere anche un corpo. Pertanto, l'ipotesi della sopravvivenza dell'anima immateriale non è logicamente impossibile.

E’ impossibile giudicare dell’identità nel tempo delle anime immateriali che sarebbero sopravvissute alla morte del corpo, perché esse non possono essere percepite attraverso i sensi. La sopravvivenza incorporea è logicamente impossibile perché dall’identità della persona nel tempo non può essere dedotta l’identità di un’anima impercettibile nel tempo.