Credenza nella vita dopo la morte

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

Il dibattito teorico sulla credenza nella vita dopo la morte può essere suddiviso in due temi fondamentali: il primo riguarda la possibilità logica di un’altra esistenza dopo la morte; il secondo riguarda l'effettiva verificabilità di presunte prove empiriche.
Per quanto concerne il primo tema, entrano in questione visioni del mondo alternative: da un lato il dualismo, secondo cui il mentale e il fisico (l’anima e il corpo o la mente e il cervello) sono due 'cose' differenti; dall’altro, il monismo materialista che considera la materia come unico principio della molteplicità del reale e che riduce tutti i fenomeni, inclusi i fenomeni mentali, a risultato dell’interazione tra particelle elementari. In generale, al di là delle molteplici teorie proposte, il punto di dibattito riguarda il modo in cui una teoria della sopravvivenza, sia in una prospettiva dualistica sia in una prospettiva materialista, possa garantire l’identità, cioè la relazione necessaria tra il corpo morto e quello resuscitato.
Per quanto concerne il secondo tema, la dialettica è incentrata intorno all’effettiva fondatezza scientifica di discipline quali la parapsicologia: lo scontro è tra i fautori di una concezione non naturalistica della scienza e coloro i quali ritengono che un risultato scientifico presupponga rigorosi criteri di verificabilità empirica.

 
01

La sopravvivenza incorporea è logicamente possibile perché non è necessario avere un corpo per essere un ente pensante

FAVOREVOLE

Secondo il filosofo William Hasker, l'obiezione  alla possibilità di una sopravvivenza incorporea, avanzata dal filosofo John Perry, basata sull’idea secondo cui non è possibile ricavare dall’identità della persona nel tempo, l’identità dell’anima immateriale  nel tempo, è confusa. Bisogna distinguere la questione metafisica da quella epistemologica.
Riguardo all’effettiva persistenza dell'identità originaria (forma) per un'entità le cui parti (materia) subiscono mutamenti nel tempo, l'identità dell'anima incorporea nel tempo può essere letta come un caso particolare del paradosso della nave di Teseo che è normalmente risolto chiarendo il concetto di ciò che si ipotizza persistere come identico. Da un punto di vista dualistico, essere un ente pensante, di cui solo Dio può determinare l’annientamento, non presuppone necessariamente essere anche un corpo. Pertanto, l'ipotesi della sopravvivenza dell'anima immateriale non è logicamente impossibile.
Riguardo alle modalità pratiche attraverso cui identifichiamo infallibilmente le anime immateriali e impercettibili, ha senso solo in caso di una concreta necessità di operare tale identificazione.

CONTRARIO

Secondo il filosofo John Perry, dare giudizi sull’identità della persona nel tempo non significa giudicare l’identità dell’anima immateriale nel tempo.
Non si possono fare giudizi circa l’identità nel tempo delle anime immateriali che sarebbero sopravvissute alla morte del corpo, perché non si possono fare giudizi su oggetti che non possono essere percepiti attraverso i sensi, quale è per l’appunto un’anima immateriale.
Mentre il corpo di una persona può essere identificato, non esiste un criterio per identificare una persona senza corpo.
Dopo la morte della persona il suo corpo si decompone e non può essere la base per l’identificazione dell’anima che si suppone sia sopravvissuta senza corpo.
La sopravvivenza incorporea è logicamente impossibile perché dall’identità della persona nel tempo non può essere dedotta l’identità di un’anima impercettibile nel tempo.

 
02

Tra la dottrina greca dell'immortalità dell'anima e la credenza nella resurrezione del corpo vi è un'intrinseca incompatibilità

FAVOREVOLE

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Controbatti
CONTRARIO

L'idea di immortalità dell'anima è uno dei più grandi equivoci del cristianesimo. Vi è una intrinseca incompatibilità tra la dottrina greca dell'immortalità dell'anima immateriale, che si inscrive nel quadro culturale greco in cui la morte è parte dell'ordine divino del cosmo, e la credenza nella resurrezione del corpo, che è ancorata all'evento della morte e resurrezione del Cristo e che, nel contesto culturale ebraico, presuppone il nesso tra il peccato e la morte. La morte, infatti, non è voluta da Dio, ma è qualcosa di anormale, frutto del peccato originale e opposta a Dio. L'insegnamento di Socrate e della sua morte non può esser messo in consonanza con l'insegnamento del Nuovo Testamento.
Se con la resurrezione del Cristo la morte è stata conquistata, essa non verrà superata se non dopo la fine dei tempi. Nel Nuovo Testamento non si accenna alla condizione intermedia dei morti, coloro che dormono, se non che sono più vicini allo Spirito Santo.

 
03

Per la teoria della ri-creazione, Dio resuscita la persona mediante la replicazione di un organismo identico al corpo deceduto

FAVOREVOLE

In una prospettiva materialistica, la questione della possibilità logica della vita dopo la morte è trattata non nei termini di immortalità dell'anima ma in quelli di resurrezione del corpo. Il problema di superare la distanza spazio-temporale tra il corpo che perisce e il corpo che risuscita è risolto con la teoria della ri-creazione secondo cui, in un certo momento dopo la morte, Dio ri-crea la persona con la duplicazione di un organismo avente caratteristiche identiche al corpo deceduto. L'esperimento mentale proposto dal teologo John Hick (la cosiddetta “replica theory”) è volto a mostrare la possibilità logica per l'onnipotenza divina di replicare, simultaneamente al decesso della persona, tutte le caratteristiche del corpo, incluse la memoria e le emozioni, in un mondo separato dal nostro universo e abitato unicamente da esseri risorti.

CONTRARIO

La teoria della ri-creazione afferma che in un certo momento dopo la morte Dio ri-crea la persona con la duplicazione di un organismo avente caratteristiche identiche al corpo deceduto. Tuttavia, secondo il filosofo Peter van Inwagen, essa non garantisce la necessità che è presupposta dalla relazione di identità tra la persona che perisce e la persona che è resuscitata. Una relazione d'identità, per esser tale, deve anche essere necessaria. 
La corrispondenza tra il corpo originale-deceduto e il corpo replicato-resuscitato non è necessaria perché Dio può ri-creare innumerevoli duplicati del corpo originale. 
La corrispondenza tra il corpo deceduto e il corpo replicato non è, dunque, una relazione d'identità. Il corpo duplicato conserva le medesime particelle materiali del corpo originale un istante prima del suo decesso, ma non si tratta di un criterio necessario d'identità. Per quanto sapientemente attuato, il riassemblaggio produrrebbe una mera replica dell'originale, non la sua continuazione, non un corpo necessariamente identico a quello deceduto.

 
04

Secondo la teoria della costituzione, un corpo morto e un corpo resuscitato sono la stessa persona se partecipano della medesima prospettiva in prima persona.

FAVOREVOLE

In una prospettiva materialistica, per evitare le difficoltà della teoria della ri-creazione che non sembra garantire la necessità di una relazione di identità tra la persona deceduta e la persona resuscitata, si presuppone la possibilità logica della vita dopo la morte basata sulla cosiddetta “teoria della costituzione”, secondo cui le persone, pur essendo enti compiutamente materiali, non sono identiche con i loro corpi ma sono costituite dai loro corpi. 
Caratteristica specifica delle persone, rispetto agli animali, è la prospettiva in prima persona, il pensare se stessi come se stessi. Per mostrare la possibilità logica della vita dopo la morte della persona non è necessario che il corpo risorto sia lo stesso corpo che è morto, bensì che la prospettiva in prima persona possa esser trasferita, in qualche modo, dal corpo originario al corpo resuscitato. 
La teoria della costituzione può accogliere le tre caratteristiche della dottrina cristiana della resurrezione: la persona post-mortem è incarnata; la persona post-mortem è identica a una qualche persona pre-mortem; la persona post-mortem deve la propria esistenza a un miracolo.

CONTRARIO

La teoria della costituzione richiede una condizione per l'identità personale che non può esser soddisfatta dalla descrizione della stessa identità che la teoria della costituzione assume. La descrizione dell'identità personale, data dalla teoria della costituzione, essendo circolare è insostenibile.
In via di principio, atti intenzionali quali il pensare, possono essere qualitativamente identici in diversi enti pensanti. Lo stesso contenuto di pensiero può essere partecipato da innumerevoli e distinte persone.
Pertanto, un ente non può essere individuato in quanto ha la capacità di avere una prospettiva in prima persona, cioè di pensare sé stesso come sé stesso. Un ente può essere individuato, al contrario, in quanto è quella particolare persona che esegue quell’atto.
L’atto intenzionale, cioè il pensare (dunque anche il pensare sé stessi come sé stessi) non può essere il criterio di individuazione di una persona. Al contrario, è la persona che lo compie il criterio di individuazione per l’atto intenzionale.

 
05

Dio può tenere al sicuro un corpo morente per poi, “in qualche modo”, rianimarlo

FAVOREVOLE

In una prospettiva materialistica, si può mostrare la possibilità logica della sopravvivenza dopo la morte, affermando che: a) è in potere di Dio conservare, tenere al sicuro (safekeeping) in qualche modo un corpo morto, o una parte fondamentale di esso come il cervello. Dio, ad esempio, potrebbe sostituire il corpo morto, nell'istante del decesso, con un simulacro (la materia che viene bruciata o che si decompone); b) è in potere di Dio rianimare, resuscitare in qualche modo il corpo morto, in precedenza custodito.

CONTRARIO

Non sei d'accordo con questa tesi?

Controbatti
 
06

Il corpo si salva scindendosi ed evitando la distruzione

FAVOREVOLE

In una prospettiva materialistica, si è tentato di rispondere alle critiche sia contro la teoria della ri-creazione (che non garantirebbero la necessaria identità né tra il corpo che muore e il corpo “replicato-resuscitato”, né tra il corpo che muore e il “cadavere-simulacro”) con il “modello dell'ascensore che precipita”. Secondo tale teoria, un istante prima della morte il corpo morente subisce un processo di scissione, il cui risultato sono due corpi esattamente identici al corpo originario e che intrattengono con esso un medesimo rapporto di immanente causalità. Uno dei due corpi continua a morire diventando il vero cadavere; l'altro viene trasferito da Dio nel lontano futuro in cui può resuscitare. Il corpo si salva scindendosi  e saltando fuori dall'ascensore che precipita.

CONTRARIO

Secondo il modello dell’ascensore che precipita, un istante prima della morte, il corpo morente (A) subisce un processo di scissione il cui risultato sono due corpi (B e C), esattamente identici al corpo originario. Uno dei due corpi (C) continua a morire, diventando il vero cadavere; l'altro (B) viene trasferito da Dio nell’altro mondo.
In questo caso, il processo è singolarmente riuscito: c’è un cadavere, mentre B è un corpo vivente nell’altro mondo. Dunque, A è sopravvissuto nell’altro mondo, essendo identico a B.
Tuttavia, in un secondo caso, il processo è doppiamente riuscito: C non diventa un cadavere, ma è un corpo vivente in questo mondo. Dunque, A è sopravvissuto in questo mondo poiché è identico a C, e B è una nuova persona creata in un altro mondo.
Se C è un cadavere, allora nell’altro mondo B continua la vita di A. Se C non è un cadavere, allora nell’altro mondo B è una persona distinta da A.
Dunque, l’identità di B con A dipende da C. Ma una relazione d’identità, per essere necessaria, non può dipendere da elementi esterni alla relazione. Pertanto, il modello dell’ascensore che precipita è un’assurdità.

 
07

La parapsicologia è una pseudoscienza

FAVOREVOLE

La parapsicologia fornisce un supporto empirico alla credenza nella vita dopo la morte. L'orientamento generale nella parapsicologia è quello di accettare l'esistenza di prove non conclusive e di attestazioni empiriche che, tuttavia, non sono in grado di risolvere definitivamente la questione riguardante la sopravvivenza personale come, ad esempio, i casi di messaggi ricevuti attraverso un medium da una persona che si ritiene deceduta e contenenti informazioni per il medium irreperibili.
Tali esperienze paranormali rendono problematica la visione naturalistica della persona umana e rafforzano un quadro teorico generale non incompatibile con la credenza nella vita dopo la morte.

CONTRARIO

Il problema fondamentale è che una gran parte della comunità scientifica, tra cui la maggior parte dei ricercatori di psicologia, considera la parapsicologia come una pseudoscienza, e ciò è dovuto in gran parte alla sua incapacità di andar oltre risultati nulli [...]. Di solito, quando le prove sperimentali non riescono, per più volte, a sostenere una ipotesi, questa ipotesi viene abbandonata. All'interno di parapsicologia, tuttavia, più di un secolo di sperimentazione non è riuscito nemmeno a dimostrare definitivamente la mera esistenza di fenomeni paranormali; e tuttavia, i parapsicologi continuano a perseguire questo obiettivo sfuggente” (Luis Cordón, Popular psychology: an encyclopedia, Greenwood Press, 2005, p. 182, TdR).

 

 
08

Le esperienze premorte sono la più importante prova empirica dell'esistenza di una vita dopo la morte

FAVOREVOLE

Le esperienze premorte sono considerate da molti come la più importante prova empirica dell'esistenza effettiva di una vita dopo la morte. Le testimonianze, riportate da persone che erano quasi morte o clinicamente morte, sono particolarmente numerose. Tali esperienze avvengono spontaneamente in persone vicino alla morte o clinicamente morte e pertanto non sono ricercate o deliberatamente indotte; normalmente nessuno mira a trarne un vantaggio economico. In molte testimonianze di esperienze premorte si rintracciano elementi non casuali, anzi ricorrenti come “out-of-body experience” in cui il soggetto vede il proprio corpo dall'esterno. In tal senso formano un modello non invariabile, ma generale.
Si stima che circa il cinque per cento della popolazione americana abbia avuto un'esperienza premorte e che queste accadano indipendentemente da determinate condizioni naturali e culturali. Il sistema di credenze dell'individuo influenza, invece, la loro interpretazione.

CONTRARIO

Esaminando comparativamente le testimonianze delle esperienze premorte trasmesse dalla cultura letteraria dei visionari cristiani medievali con quelle riportate da persone che sono state vicine alla morte nella cultura secolarizzata contemporanea, lo storico delle religioni Carol Zaleski ha notato che molte caratteristiche di tali esperienze variano in modi che corrispondono alle aspettative culturali.
Pertanto, si è ipotizzato che la causa scatenante delle esperienze premorte sia da ricercare in un meccanismo di reazione, influenzato dalla cultura, della persona di fronte a una vicinanza percepita della propria morte. Inoltre, in base ad alcune evidenze sperimentali, le esperienze premorte sono interpretate come fenomeni emergenti implicati da una particolare attività chimica della materia cerebrale.

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