Processo di integrazione europea

Il processo di integrazione europea, passata per la realizzazione della UEM (Unione Economica e Monetaria), culminata con l’adozione dell’euro, ha messo in rilievo il deficit democratico dell’Unione Europea, per cui le istituzioni europee sono percepite come inaccessibili ai cittadini. La crescente affermazione di movimenti nazionalisti ed euroscettici ha riacceso il dibattito sul tema.

TESI FAVOREVOLI

TESI CONTRARIE

01 - Il processo di integrazione europea ha garantito la pace nel vecchio continente e costituisce un argine al nazionalismo e al populismo

Il processo d’integrazione europea ha garantito pace e stabilità per mezzo secolo. Non a caso nel 2012 l’Unione Europea è stata insignita del Premio Nobel per la Pace. Dopo la caduta del muro di Berlino, l’UE è stata determinante per indirizzare l’Europa orientale verso la democratizzazione. Tornare verso una dis-integrazione dell’UE significherebbe tornare ai nazionalismi e populismi.

L’Unione Europea è un paradosso politico: un’unione di Stati democratici che soffre di deficit democratico, che manca sempre più di legittimazione da parte dei cittadini. L’integrazione europea deriva da un preciso periodo storico: la Seconda Guerra Mondiale e la divisione del mondo in due blocchi ideologici. Oggi la democrazia può esistere solo all’interno dello Stato-nazione.

02 - Solo un’Europa unita può affrontare le sfide della globalizzazione

I singoli Stati europei non sono né in grado di competere con superpotenze come USA, Russia e Cina, né di affrontare le sfide del terrorismo e delle migrazioni in un mondo globalizzato. L’UE è l’unico progetto politico in grado di governare la globalizzazione, sulla base della teoria dell’economia sociale di mercato. Gli Stati nazionali sono incapaci di gestire la globalizzazione.

Le politiche dell’Unione Europea s’inseriscono in un contesto di globalizzazione senza regole. L’UE ha perso ogni riferimento alle proprie radici storico-culturali per abbracciare l’ideologia liberista e globalista, che accentua le disuguaglianze e indebolisce gli Stati nazionali, senza creare un sistema valoriale, identitario e istituzionale alternativo.