L’Italia è un paese in declino

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

L’“irreversibilità” del declino italiano rappresenta un tema centrale nel dibattito pubblico degli ultimi anni. Alla visione di un paese destinato alla decadenza se ne contrappone un’altra, basata sulla speranza e sulla valorizzazione delle risorse del paese.
Nel messaggio di fine anno del 1992, il presidente Scalfaro ha descritto per primo un paese sospeso tra consapevolezza e speranza (Oscar Luigi Scalfaro, Messaggio di fine anno agli Italiani del presidente della Repubblica, 31 dicembre 1992, “Quirinale.it”, consultato in data 28 aprile 2015). L’alternanza tra la visione di un paese in declino o in ripresa è da allora una costante del dibattito pubblico. Alla fiducia nel futuro dell’Italia, espressa da Barack Obama nel corso di un summit con Giorgio Napolitano (Obama-Napolitano alla Casa Bianca. “Fiducia sul futuro dell’Italia”, “Tg1.Rai.it”, 15 febbraio 2013), si contrappone la preoccupazione manifestata da Sergio Marchionne (Marchionne: “L’Italia incapace di reagire. Fiducia nel governo, ma risultati pochi”, “Repubblica.it”, 30 agosto 2014).
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, da parte sua, a più riprese si è detto “assolutamente certo che l’Italia è nella condizione di uscire dalla situazione di crisi” (Cdm, Renzi: “L’Italia uscirà dalla crisi”, “Adnkronos.com”, 29 agosto 2014). Tutto questo, nella consapevolezza che “Se rinviamo le riforme [...] ci condanniamo ad un declino lento” (Renzi: “Senza riforme ci condanniamo al declino”, “Ansa.it”, 12 dicembre 2014).

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Qualità e bellezza per l’Italia sono la chiave per il rilancio del prestigio italiano nel mondo

FAVOREVOLE

L’Italia in crisi vista dall’estero è lontana dall’immagine di quel paese che per decenni ha incarnato la bellezza e qualità. Già prima della crisi, il, giornalista del “Times” Richard Owen (La dolce vita turns sour as Italy faces up to being old and poor, “TheTimes.co.uk”, 22 dicembre 2007) dipingeva l’Italia come un paese “vecchio e povero”, dove “gli standard di vita sono più bassi rispetto a quelli della Spagna e i politici sono decrepiti e stanchi” [TdR]. Stesso giudizio espresse Ian Fisher sul “New York Times” (In a Funk, Italy Sings an Aria of Disappointment, “NYTimes.com”, 13 dicembre 2007), parlando di un paese “ormai vittima di una depressione collettiva, economica, politica e sociale” [TdR]. Una crisi di credibilità rappresentata all’estero dal naufragio della Costa Concordia, avvenuto il 13 gennaio 2012 presso l’Isola del Giglio, e paragonato all’incerta situazione politica ed economica italiana; “A osare la similitudine è il Times di Londra attraverso la penna di uno dei suoi editorialisti, Ben Macintyre” (Costa Concordia, il Times: “È il simbolo dell’Italia che affonda”, “Blitzquotidiano.it”, 17 gennaio 2012).

CONTRARIO

Nonostante la crisi economica, l’Italia resta nella percezione comune quel “giardino d’Europa” in cui trionfano l’arte e la bellezza, il buon cibo e l’esaltazione della qualità, e resiste nell’immaginario internazionale come “il Paese più bello e interessante del mondo” (Paolo Volponi, Scritti dal margine, Manni, 1994, p. 43). Non è bastata, dunque, una crisi che ha coinvolto tutta l’Europa, a scalfire l’immagine di un’italianità considerata “straordinario concentrato di bellezze naturali, artistiche e culturali” (Carlo Azeglio Ciampi, Prefazione a Louis Godart, Italia il Paese più bello del mondo, FMR, 2010, p. 7). Emblematiche sono le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama nel corso del gala 2011 della NIAF, la principale associazione degli italoamericani: “Cosa sarebbe l’America senza il contributo dell’Italia e degli italoamericani? Cosa saremmo senza i viaggi coraggiosi di Colombo, Verrazzano e Vespucci? E cosa sarebbero la nostra scienza e la nostra tecnologia senza Da Vinci e Galileo, senza parlare di Fermi?” [traduzione del redattore] (Remarks by the President at National Italian American Foundation Gala, “WhiteHouse.gov”, 29 ottobre 2011).

 
02

La crisi economica condanna l’Italia ad una recessione senza speranza

FAVOREVOLE

Ribattezzata “Grande Recessione” dal Wall Street Journal (David Wessel, Did 'Great Recession' Live Up to the Name?, “Wsj.com”, 8 aprile 2010), la crisi internazionale ha avuto ripercussioni anche in Italia. In particolare, come evidenziato nel 2011 dai dati forniti dal Censis nel 45° Rapporto sulla situazione sociale del paese/2011 (Italia in sospensione, ma di fronte all’emergenza c’è una responsabilità collettiva pronta a entrare in gioco, “Censis.it”, 2 dicembre 2011), in Italia la crisi è stata accentuata da una serie di fattori (tra cui elevato debito pubblico e scarsa crescita economica). Da questi dati sono dipesi i commenti negativi sul futuro del paese, di politici ed economisti. Romano Prodi (Prodi: “Italia a rischio crisi irreversibile, “IlSole24Ore.com”, 10 novembre 2007) metteva in guardia rispetto ad una possibile crisi irreversibile, e Wolfgang Munchau, editorialista del “Financial Times”, nel suo articolo Crisi, Financial Times: “Se l’Italia non cresce farà default sul debito pubblico” (“Il Fatto Quotidiano”, 22 settembre 2014) ha prospettato un futuro a tinte fosche per il paese, con importanti ricadute per l’Europa: “La situazione economica italiana è insostenibile e porterà a un default sul debito a meno che non ci sia un improvviso e duraturo cambiamento nella crescita”.

CONTRARIO

Nella Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana (30 dicembre 2014), l’ISTAT ha evidenziato come “La fase di contrazione dell’economia italiana è attesa arrestarsi nei prossimi mesi, in presenza di segnali positivi per la domanda interna”. Questa evoluzione è percepibile anche nelle parole di esponenti del mondo politico ed economico italiano. Il premier Renzi non mostra esitazioni nel raccogliere la sfida di fronte ai cronisti del “Financial Times” (Porteremo l’Italia fuori dalla crisi: l’Italia ha un grande futuro, le finanze italiane sono sotto controllo e continueremo a ridurre le tasse. […] E faremo cose rivoluzionarie” (Renzi: “Le riforme le decidiamo noi, non la Bce, la Troika o la Commissione Europea”. “L'Italia ha un grande futuro”, “Repubblica.it”, 10 agosto 2014). Anche Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat-Chrysler, conferma piena fiducia nelle risorse del paese. Pur dichiarandosi incerto sui tempi di uscita dalla crisi, il 16 settembre 2014 Marchionne ha accolto con entusiasmo la notizia della visita del presidente del Consiglio a Detroit (L’Italia ce la farà. A Renzi mostrerò la realtà di Fiat-Chrysler, “Repubblica.it”, 16 settembre 2014).

 
03

La rinascita dell’Italia ha per condizione la fondazione della “Terza Repubblica”

FAVOREVOLE

Negli anni di Tangentopoli, la crisi dei partiti tradizionali finì per azzerare la classe dirigente, trasformando radicalmente lo scenario politico. Le inchieste giudiziarie, accompagnate dalla crisi economica, portarono al crollo della cosiddetta “Prima Repubblica”.
Tuttavia, a detta di molti analisti, il tramonto della Prima Repubblica non segnò affatto una rinascita delle istituzioni democratiche. Al contrario, l’intero sistema sarebbe precipitato in una ulteriore perdita di credibilità, testimoniata dall’aumento dell’astensionismo e dall’ascesa della cosiddetta “anti-politica”. L’interprete più significativo di questo sentimento è Antonio Di Pietro, ex magistrato di punta di “Mani pulite”. A seguito delle inchieste su Expo 2015, che hanno chiamato in causa diversi esponenti politici, Di Pietro ha sintetizzato così il perdurare del declino politico italiano: “Nulla di nuovo sotto il sole. Ormai la storia è chiara: la prima repubblica non è mai finita e la seconda non esiste. Anzi, le attività parlamentari e di governo hanno solo aggravato il sistema della corruzione” (Di Pietro: un Daspo della politica per cacciare chi prende tangenti, “Libero Quotidiano.it”, 9 maggio 2014).

CONTRARIO

L’Italia dopo gli scandali di Tangentopoli vede la possibilità di una ripresa. Dal Messaggio di fine anno agli Italiani del presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro (31 dicembre 1992, “Quirinale.it”, consultato in data 28 aprile 2015) all’ascesa del leader del Partito Democratico Matteo Renzi, sussiste la continuità dell’esigenza di un riscatto italiano. Il premier ha infatti dichiarato: “Abbiamo la gamba, l’energia e la grinta per reggere anche la salita [...] stavolta cambiamo perbene. C’è un’Italia più bella delle schifezze” (Renzi: “A Roma schifezze pazzesche, ma l’Italia è più bella”, “il Messaggero.it”, 21 dicembre 2014). In queste parole Renzi si fa interprete di un messaggio orientato alla speranza e al cambiamento, incarnando con la sua azione la volontà di riscatto del paese. “È un momento difficile […] – ha detto ancora all’assemblea nazionale della CNA (Confederazione Nazionale Artigianato) nel novembre 2014 – in cui è forte il sentimento di rassegnazione, di stanchezza. [...] E invece noi ce la faremo, […] perché siamo più forti della crisi” (Renzi: “Ce la faremo, noi più forti della crisi e della paura, “Partito Democratico.it”, 29 novembre 2014).

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