Sostenibilità economica dei prodotti biologici

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

Le origini dell’agricoltura biologica risalgono al 1940 quando lord Walter James Northbourne nel libro Look to the Land (Dent, 1940) ne coniò l’espressione. Nella sua visione l’azienda agricola deve essere interpretata come un sistema coordinato di parti, autosufficiente ed ecologicamente sostenibile. L’USDA (United States Department of Agricolture) la definisce come “un Sistema produttivo che evita o esclude ampiamente l’uso di fertilizzanti composti sinteticamente, pesticidi, regolatori di crescita ed additivi alimentari per il bestiame” (TdR) (Report and Recommendations on Organic, Paperback, 1980, p. XII).
Dalla felice intuizione di Northbourne il percorso evolutivo dell’agricoltura biologica in termini legislativi ed economici è stato notevole. La superficie destinata all’agricoltura biologica, secondo dati del 2011, è pari a 37,2 milioni di ettari. In Europa e Oceania, i continenti dove le pratiche biologiche sono maggiormente diffuse, le superfici coltivate biologicamente si attestano rispettivamente al 33% e al 29%. Nonostante il successo di tale sistema colturale, le implicazioni economiche relative alla produttività, ai costi di produzione, al profitto e ai prezzi dei prodotti biologici sono ancora oggetto di dibattito.

 
01

La produttività del biologico è competitiva rispetto a quella dell’agricoltura convenzionale

FAVOREVOLE

Uno studio realizzato da un team di ricerca dell’Università di Berkeley (Diversification practices reduce organic to conventional yield gap, “Proceedings of the Royal Society B”, 10 dicembre 2014) ha stimato un differenziale medio di produttività tra biologico e convenzionale del 19,2% a favore di quest’ultimo, un differenziale nettamente ridotto rispetto a quello riportato nei precedenti studi. Il gap di rese può essere, inoltre, decisamente inferiore. Infatti, pratiche quali la multicoltura e la rotazione colturale possono ridurre il differenziale di resa fino al nove o otto per cento. Secondo BioReport2012, L’agricoltura biologica in Italia (“Federbio.it”, 2012) realizzato dalla Rete Rurale Nazionale: “L’esame delle performance economiche delle aziende biologiche […] rivela come il metodo biologico possa rappresentare un’alternativa economicamente valida al sistema convenzionale. Innanzitutto la produzione lorda vendibile risulta mediamente […] superiore a quella registrata nelle convenzionali”.
Un ulteriore approccio ha stimato le esternalità positive prodotte dall’agricoltura biologica che andrebbero valutate nell’analisi della produttività complessiva.

CONTRARIO

Diversi studi internazionali hanno dimostrato che la produttività dell’agricoltura biologica è sensibilmente inferiore rispetto a quella dell’agricoltura convenzionale. Verena Seufert, Navin Ramankutty, Jonathan A. Foley, (Comparing the yields of organic and conventional agriculture, “Nature”, 2010, 485, pp. 229-231) hanno dimostrato che il differenziale di resa è rilevante e che dipende fortemente da fattori contestuali e da sistemi di agricoltura effettivamente impiegati. Tomek de Ponti, Bert Rijk, Martin K. van Ittersum hanno osservato che: “Le rese delle singole colture da agricoltura biologica sono in media l’80% di quelle da agricoltura tradizionale” (Tomek de Ponti, Bert Rijk, Martin K. van Ittersum, The crop yield gap between organic and conventional agriculture, “Agricultural Systems”, 2012, 108, p. 1). Jeffrey K. O’ Hara, Robert Parsons (Cream of the Crop: The Economic Benefits of Organic Dairy Farms, “UCSUSA.org” 2012) comparando la produzione di latte negli allevamenti bovini biologici e convenzionali del Vermont e del Minnesota, hanno stimato un differenziale di produzione pari all’80%.

 
02

Il prezzo dei prodotti biologici non è comparabile a quello dei prodotti da agricoltura convenzionale

FAVOREVOLE

Il prezzo dei prodotti biologici rimane elevato rispetto a quelli derivanti dall’agricoltura convenzionale. Si possono tuttavia ottenere significativi risparmi ricorrendo ai gruppi di acquisto e ai mercatini a chilometro zero.
Infatti, secondo Graziella Tortorelli (Mangiare Bio e Spendere, “naturalmentemamma.it”, 6 aprile 2010), appassionata di vita naturale e fondatrice del blog “NaturalmenteMamma”: “Non è detto che consumare alimenti biologici sia sinonimo di spendere di più”. Si osserva infatti un tendenziale incremento delle opportunità di acquisto attraverso una maggiore presenza dei prodotti bio sugli scaffali della grande distribuzione e il moltiplicarsi di fiere e mercati locali. In particolare, secondo Alessandra Rossi (Mercatini a km 0: il biologico costa meno del supermercato, ma la differenza con il prezzo all`ingrosso è ancora troppo alta, “Il Fatto Alimentare” 20 gennaio 2012), redattrice de “Il Fatto Alimentare”, l’acquisto presso mercati a chilometro zero permette di ridurre la lunghezza della filiera evitando rincari che possono raggiungere il 400%.

CONTRARIO

Come dimostrano diversi studi empirici, il prezzo dei prodotti biologici non è assolutamente comparabile con quello dei prodotti convenzionali. L’associazione dei consumatori Altroconsumo (Con la spesa bio si spende quasi il doppio, “Altroconsumo.it”, 20 gennaio 2011) ha rilevato che acquistando un paniere di prodotti bio e il medesimo paniere di prodotti convenzionali: “Le differenze di prezzo tra i singoli prodotti variano molto: rispetto ai prodotti della spesa tradizionale, con quelli bio si va dal 13% in più per le arance […] a quasi il 200% in più per i dadi da brodo”. Come evidenziato dall’inchiesta di Report condotta da Sabina Giannini (Come Bio comanda, in “report.rai.it”, 22 novembre 2000) e dal BioReport2012, L’agricoltura biologica in Italia (“Federbio.it”, 2012) realizzato dalla Rete Rurale Nazionale, i maggiori prezzi del biologico derivano dalla particolare filiera produttiva del settore.
Inoltre, i costi elevati dei prodotti bio alimentano il malaffare e le truffe.

 
03

Il costo di produzione dei prodotti biologici è inferiore a quello da agricoltura convenzionale

FAVOREVOLE

Contrariamente a quanto ci si possa attendere, i costi di produzione dei prodotti biologici sono mediamente inferiori rispetto a quelli derivanti da agricoltura e allevamento convenzionali. Nello studio Toward a Sustainable Agricolture, (“cias.wisc.edu”, consultato il 15 febbraio 2015) realizzato dal Center for Integrated Agricoltural Systems, emerge che il costo di tutto ciò che è necessario è complessivamente inferiore nel caso bio.
Un altro studio statunitense curato da Jeffrey K. O’ Hara, Robert Parsons (Cream of the Crop: The Economic Benefits of Organic Dairy Farms, “UCSUSA.org”, 2012) dimostra che “Le fattorie biologiche spendono meno in foraggi e mangimi rispetto alle fattorie tradizionali”.
Il BioReport2012, L’agricoltura biologica in Italia (“Federbio.it”, 2012, p. 17) realizzato dalla Rete Rurale Nazionale, programma con cui l'Italia partecipa al progetto europeo (Rete Rurale Europea, RRE), evidenzia che le migliori performance delle aziende biologiche sono dovute al “contenimento dei costi correnti (mezzi tecnici, servizi prestati da terzi e altre spese dirette), principale voce di spesa aziendale”.

CONTRARIO

Massimo Ilari (Il biologico è costoso?, “Lifegate.it” consultato il 16 febbraio 2015), direttore editoriale della rivista “Apitalia” è categorico: “produrre bio vuol dire più cura, più manodopera e di riflesso costi di produzione elevati. Basti pensare che i fertilizzanti naturali hanno un costo maggiore rispetto a quelli di sintesi; […] che per tenere sotto controllo le piante infestanti si impiegano mezzi meccanici e fisici generalmente assai onerosi”.
Paolo Pignattelli (Avicoltura Biologica dalla produzione alla commercializzazione,  pubblicato sul sito dell’Associazione Italiana di Zootecnia Biologica e Biodinamica, consultato il 12 febbraio 2015), professore presso l’Università di Milano, confrontando i costi di produzione dei polli da carne bio e non, ha stimato un gap di costo di circa due euro a capo e di un euro al chilo. Coerente con tali risultati è anche lo studio I costi di produzione del latte biologico (“L’Informatore Agrario”, 2002, 34, pp. 41-43) in cui Alberto Menghi e Kees de Roest del Centro Ricerche Produzioni Animali di Reggio Emilia, comparando i costi di produzione del latte bio e non stimano un differenziale di circa tredici euro per quintale.

 
04

I margini di profitto relativi ai prodotti biologici sono inferiori rispetto a quelli non biologici e, dunque, non remunerativi per i produttori

FAVOREVOLE

I profitti derivanti dalla produzione agricola e dall’allevamento biologico sono notevoli e superiori rispetto a quelli dell’agricoltura e della zootecnia convenzionali. Su “La Repubblica” Antonio Cianciullo (Vandana Shiva: Gli Ogm sono molto più cari dei prodotti biologici , “La Repubblica”, 20 ottobre 2014) raccoglie l’opinione di Vandana Shiva, fisico indiano, fondatrice del movimento no ogm “Navdanya” (Nove semi): “Il mio lavoro degli ultimi trent'anni ha dimostrato che i prodotti biologici rendono di più […] Producono inoltre redditi più elevati per i coltivatori, perché nel sistema industriale e con i semi transgenici gli agricoltori non solo devono spendere denaro in quantità esorbitante per i prodotti chimici, ma devono pagare per le royalty sulle sementi”.
Tali tesi sono sostanzialmente corroborate anche da Jeffrey K. O’ Hara e Robert Parsons (Cream of the Crop: The Economic Benefits of Organic Dairy Farms, “UCSUSA.org”, 2012) e dal BioReport2012, L’agricoltura biologica in Italia (“federbio.it”, 2012) realizzato dalla Rete Rurale Nazionale.

CONTRARIO

I margini di profitto derivanti dalle pratiche agricole e zootecniche biologiche sono notevolmente inferiori rispetto a quelli ottenuti delle aziende convenzionali. In particolare, Alberto Menghi e Kees de Roest del Centro Ricerche Produzioni Animali di Reggio Emilia, comparano i principali costi di produzione del latte delle aziende zootecniche di alta montagna biologiche e convenzionali. Secondo gli autori la redditività delle aziende biologiche non è positiva “in quanto il prezzo medio del latte si attesta mediamente sui 43-44 euro/100 kg (contro i 41 del latte convenzionale) che, sommati ai buoni ricavi derivanti dalla vendita della carne (che incidono per circa 8 euro) ed ai 4,5 euro di contributi Ue danno un totale di 56,5 euro/100 kg di latte prodotto. Questa cifra non permette di coprire tutti i costi espliciti ed impliciti sostenuti dall’allevatore” (Alberto Menghi, Kees de Roest, I costi di produzione del latte biologico, “L’informatore agrario”, 2002, 34, pp. 41-43).

 
05

I prodotti biologici resistono alla crisi

FAVOREVOLE

L’agricoltura biologica sembra resistere alle varie crisi economiche susseguitesi nel corso degli anni, anzi si dimostra un settore anticiclico. A livello internazionale l’espansione del biologico, sia in termini di domanda sia in termini di offerta, non subisce arresti dal 2005 con un aumento esponenziale in Europa e Stati Uniti.
Gli italiani, nonostante la specificità della filiera produttiva e distributiva e l’andamento dei prezzi al consumo, sembrano aver acquisito una maggiore propensione all’acquisto di prodotti biologici che rappresentano in termini di spesa il due per cento del cosiddetto carrello “food”.
L’anticiclicità del biologico si conferma anche in termini occupazionali poiché le pratiche agricole necessitano di una minore meccanizzazione e maggiore manodopera determinando una costante crescita degli addetti nel settore.

CONTRARIO

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Controbatti
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