La politica economica tedesca è dannosa per l’Europa

TESI FAVOREVOLI

TESI CONTRARIE

01 - Il superamento della crisi europea è possibile aumentando la competitività e abbattendo il costo del lavoro

Economisti keynesiani hanno invitato i decisori politici a perseguire gli interessi non dei capitali tedeschi ma dei lavoratori europei, adottando dei meccanismi di compensazione degli squilibri delle bilance commerciali, come lo standard retributivo europeo, che lega la crescita delle retribuzioni reali all’andamento della produttività.

Il superamento della crisi europea è possibile solo aumentando la competitività. La Commissione Europea invita il governo italiano ad intraprendere politiche per abbassare il costo del lavoro, per perseguire una decentralizzazione della contrattazione, per alleggerire la pressione fiscale sui fattori produttivi.

02 - La causa principale degli squilibri intra-europei può essere rintracciata nella divaricazione tra i costi di lavoro per unità prodotta

La causa principale degli squilibri intra-europei della bilancia commerciale risiede nelle divergenze tra centro e periferia sul costo del lavoro per unità di prodotto, dovute ad una politica monetaria comune incurante delle differenze fra i singoli tassi di cambio reali e alla deflazione salariale attuata dal governo tedesco attraverso la deregolamentazione del lavoro voluta dagli industriali.

Più che dalla competitività, le oscillazioni delle bilance commerciali nell’eurozona sono state determinate principalmente dalle fluttuazioni della crescita, associate, inizialmente, ad un boom della domanda, innescato da tassi di interesse insolitamente bassi e, successivamente, a contrazioni della domanda, derivanti dalla crisi e dalla politica degli aggiustamenti fiscali.

03 - Il surplus commerciale della Germania, fondato sulla stretta al ribasso del costo del lavoro, può essere insostenibile per gli altri paesi dell’eurozona

Il surplus commerciale tedesco, fondato sulla riduzione del costo del lavoro e favorito da tassi di cambio artificialmente deboli, è insostenibile per le finanze pubbliche dei paesi periferici dell’eurozona, costretti a raggiungere unilateralmente il riequilibrio attraverso la compressione delle importazioni e la deflazione salariale.

Nell’eurozona non si registrano squilibri della bilancia commerciale tali da richiedere una pianificazione correttiva della politica economica tedesca che preveda una riduzione del surplus delle partite correnti, la fissazione di un limite di squilibrio, l’aumento dei salari e della domanda interna.