Indipendenza del Kurdistan

I curdi sono un popolo senza Stato. Divisi fra Turchia e Iraq, i curdi hanno subito decenni di repressione: parzialmente riconosciuti in Iraq e Siria, dagli anni '80 sono coinvolti in una guerra “a bassa intensità” con la Turchia. Nel caos del “Siraq”, le YPG curde rappresentano l'unico baluardo della popolazione civile e il solo alleato affidabile degli USA.

TESI FAVOREVOLI

TESI CONTRARIE

01 - Erdogan cerca in Turchia lo scontro violento con i curdi per ragioni di consenso politico interno

L'ascesa al potere, in Turchia, del movimento filo-confessionale Giustizia e Sviluppo (AKP), ha dovuto misurarsi con la forza dell'esercito, posto dalla Costituzione a difesa della laicità della Repubblica. Per ottenerne l'appoggio, Erdogan non ha esitato ad entrare in aperto conflitto con la sinistra e con i movimenti che vedono con occhio favorevole una pacificazione con la minoranza curda.

02 - Il destino del Kurdistan è stato, ed è ancora, in mano a potenze straniere

Il destino politico del popolo curdo è stato condizionato dagli interessi di grandi potenze. Al termine della Grande Guerra, la ripartizione dello sconfitto Impero Ottomano prevedeva l'istituzione di uno Stato curdo. In seguito alla rivoluzione kemalista furono Francia, Impero Britannico e i “Giovani Turchi” ad escludere il Kurdistan dal novero delle nazioni indipendenti.

Nonostante gli alleati più affidabili degli Stati Uniti nell'area mediorientale siano proprio i curdi ci sono pochissime possibilità che gli USA abbraccino la causa indipendentista curda. Non ne hanno alcun interesse: la necessità di non infastidire Ankara prevarrà senza dubbio su qualsiasi considerazione di carattere idealistico.

03 - I curdi non sono indipendentisti, mirano all'autonomia nel quadro di un nuovo modello sociale

L'ideologia del “confederalismo democratico” elaborata da Ocalan, messa in pratica nell'autogoverno del Rojava, e presa a modello dall'HDP, rappresenta probabilmente una delle formulazioni di democrazia radicale fra le più avanzate al mondo.

I governi centrali degli Stati con rilevanti minoranze curde, accusano i movimenti curdi che rivendicano il riconoscimento di diritti civili di mirare all'indipendenza del Kurdistan. Sul fronte interno, la Turchia ritiene che il Partito Democratico dei Popoli (HDP) sia la facciata politica del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK).

04 - I movimenti per l'indipendenza del Kurdistan sono movimenti terroristici

I membri del Partito Democratico dei Popoli (HDP), l'organizzazione politica dei curdi di Turchia guidata da Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag, pur non rinnegando l'eredità ideologica di Apo, “lo zio” dei curdi, respingono l'accusa di compartecipazione ad attività di terrorismo finalizzate al conseguimento dell'indipendenza nazionale per il Kurdistan.

Per il governo turco le organizzazioni politiche curde sono emanazioni del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un'entità politico-militare che lotta per l'indipendenza del “Grande Kurdistan” ed è accusato di numerosi attacchi terroristici contro lo Stato turco. Il leader del PKK, Abdullah Öcalan, è stato arrestato nel 1999 con l'accusa di lotta separatista armata.

05 - Il popolo curdo è l'unica forza che combatte realmente l'ISIS

Siria e Iraq hanno subito, dal 2014, la pressione militare dello Stato Islamico. Le organizzazioni militari curde, come YPG, delle quali è divenuta famosa la divisione costituita da sole milizie femminili, le YPJ, sono state l'unica speranza della popolazione civile curda, araba, e delle diverse minoranze etniche e religiose del nord della Siria e di gran parte dell'Iraq.

La Turchia ritiene che le organizzazioni curde della Siria vogliano sfruttare la crisi politica siriana ed estendere le operazioni militari al sud-est della Turchia, regione a maggioranza curda, provocando una guerra civile. Per scongiurare tentativi di questo tipo, la Turchia ha ritenuto legittimo intervenire militarmente con una serie di pesanti bombardamenti sulle postazioni curde.

06 - Il popolo Curdo è vittima di un tentativo di assimilazione forzata

Il popolo curdo ha subito feroci politiche di assimilazione culturale e di deportazione, spesso sfocianti in episodi di inusitata violenza, al limite del genocidio. Mentre la situazione in Iraq è migliorata dopo la deposizione di Saddam Hussein, nella Turchia neo-Ottomana di Erdogan la repressione politica nei confronti dei 20 milioni di curdi residenti nel Paese ha subito un'escalation.

Secondo le autorità turche non esiste alcuna questione curda. I nazionalisti più estremisti arrivano persino a non riconoscere i curdi come un popolo a sé stante, definendoli “turchi di montagna”, mentre la linea ufficiale del Governo turco è quella di annoverare i curdi fra le tante minoranze etniche che popolano il Paese, che non subisce alcuna pressione politica particolare.