Ritorno al nucleare

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

L’energia nucleare – fonte di energia primaria che deriva dalle reazioni di fissione e fusione – e le sue applicazioni civili e militari hanno da sempre attirato l’attenzione di scienziati e politici, oltre ad aver generato un dibattito pubblico che può dirsi assolutamente globale e multidisciplinare.
La vertiginosa crescita dei prezzi del gas naturale e del petrolio a partire dal 2005 e la dipendenza geopolitica dai paesi esportatori di tali fonti di energia riaprono il dibattito sulle opportunità e i rischi legati al nucleare. Inoltre, diversi team di scienziati si sono dedicati alla realizzazione dei primi reattori nucleari a fusione per eliminare il problema dello smaltimento delle scorie e quello dell’insicurezza delle reazioni nucleari.
In Italia, a seguito dell’incidente di Černobyl del 1987, tre referendum impediscono lo sviluppo del settore. Lo stop al nucleare è confermato anche dalle consultazioni referendarie del dodici e tredici giugno 2011, svoltosi in conseguenza della catastrofe di Fukushima del marzo 2011.

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MEDIATECA

 
01

Gli organi d’informazione nascondono ai cittadini le verità scientifiche sulla sicurezza e la convenienza del nucleare civile

FAVOREVOLE

Gli italiani hanno il diritto di conoscere le argomentazioni scientifiche e tecnologiche che permettono di definire come sicure le centrali nucleari civili operative, le moderne centrali in costruzione e quelle programmate dai più grandi paesi del mondo. Un diritto e una necessità, perché possano decidere consapevolmente se rinunciare o meno a una fonte energetica che, in un mix energetico evolutivo e razionale, è sicuramente la più economica e che, con prevedibile certezza, sarà imprescindibile per assicurare un futuro energetico all’umanità, attenuando anche i contrasti politici ed economici legati alle fonti fossili. E’ utile ricordare che il “referendum nucleare” italiano del 2011 fu organizzato dopo il terremoto e lo “tsunami” di imprevedibile intensità , che devastarono l’intera regione di Fukushima, e che colpirono anche la centrale nucleare del luogo. Ma il referendum non era accompagnato da una veritiera informazione distintiva sugli effetti che questi due fenomeni provocarono. E il voto dei cittadini fu orientato dalla paura, quale “unica risorsa emotiva”. Ciò impose, almeno temporaneamente, la rinuncia al “nucleare”, con gravi conseguenze per il nostro paese.

 

CONTRARIO

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Controbatti
 
02

Il nucleare non conviene ed è dannoso per la salute e per l'ambiente: intervista ad Angelo Baracca

FAVOREVOLE

Non sei d'accordo con questa tesi?

Controbatti
CONTRARIO

Angelo Baracca, docente in pensione di Fisica Teorica dell’Università di Firenze, autore di numerose pubblicazioni sul nucleare, tra le quali, Scram ovvero la fine del nucleare (scritto nel 2011 con Giorgio Ferrari Ruffino), L’ Italia torna al nucleare. I costi, i rischi, le bugie (2008), A volte ritornano: il nucleare. La proliferazione nucleare, ieri, oggi e soprattutto domani (2005), da tempo impegnato sul tema dell’impiego sia militare che civile del nucleare, intervistato dalla Redazione Pro\Versi, sfata alcuni luoghi comuni sulla convenienza di un ritorno al nucleare e, anzi, sostiene con forza la necessità di abbandonarlo definitivamente.

 
03

Le scorie radioattive rappresentano un problema

FAVOREVOLE

Il professore Franco Battaglia su “Il Giornale” (I rischi delle scorie nucleari? Tutte bufale, “Il Giornale”, 23 dicembre 2009), afferma che: “La radiotossicità, ossia la pericolosità delle scorie, prodotto delle reazioni di fissione nucleare è minima ed è destinata a ridursi nel tempo”.
Inoltre sul sito “zonanucleare.com” il 19 dicembre 2003 emerge che “sono al vaglio diverse soluzioni tecniche per il corretto stoccaggio e lo smaltimento delle stesse nonché per meglio sfruttare il combustibile disponibile” (Tecnologie sperimentali e progetti alternativi per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi: nel passato, nel presente, nel futuro, “zonanucleare.com”, 19 dicembre 2003). Esempi di tali soluzioni tecniche sono il riprocessamento, l’invio delle scorie sul sole, lo smaltimento nei fondali sottomarini, la digestione batterica e il riciclo per usi civili e militari.

CONTRARIO

Come affermato da Greenpeace (Energia nucleare: una pericolosa perdita di tempo, “greenpeace.it”, consultato il 23 febbraio 2015) le scorie radioattive “Possono rimanere radioattive per centinaia di milioni di anni ed emettono grandi quantità di radiazioni pericolose. Per questo tali scorie devono essere conservate in luoghi sicuri per centinaia di migliaia di anni”.
Anche le soluzioni tecniche ad oggi più accreditate, come ad esempio il riprocessamento, lo smaltimento nei fondali sottomarini, il riciclo per usi civili e militari, l’invio sul sole e la “digestione batterica” non assicurano attualmente alcuna diminuzione della loro pericolosità.

 
04

Il nucleare è economico e competitivo

FAVOREVOLE

Per quanto riguarda i costi del nucleare, in un articolo del 2007 pubblicato sul “Sole 24 Ore” si afferma: [Il nucleare] è una tecnologia molto costosa se si ha un solo reattore, ma diventa assai conveniente quando si costruiscono molte centrali-fotocopia, come in Francia. Per l'Italia si stima che un sistema nucleare diventi particolarmente economico con più di 5 centrali gemelle. Il nucleare è competitivo se c'è un sussidio pubblico e se il costo della gestione delle scorie è affidato allo Stato” (Energia nucleare: le risposte ai tre quesiti fondamentali, “Il Sole 24 Ore”, 13 ottobre 2007).
Una serie di studi sia nazionali sia internazionali hanno dimostrato la convenienza dell’elettricità prodotta da nucleare rispetto a quella prodotta da fonti fossili.

CONTRARIO

Sulla rivista “Le Scienze”, John M. Deutch ed Ernest J. Moniz, professori presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT), affermano: “Basandosi sulle esperienze precedenti oggi l’elettricità prodotta da nuovi impianti nucleari è più costosa di quella di nuovi impianti a carbone o a gas. Lo studio del MIT del 2003 ha stimato che nuovi reattori ad acqua produrrebbero al costo di 6,7 centesimi per kilowattora. Questa cifra comprende i costi dell’impianto ammortizzati per la sua durata e un ragionevole ritorno per gli investitori. In confronto si stima che a parità di condizioni un nuovo impianto a carbone produrrebbe a costo di 4,3 centesimi per kilowattora, a gas 5,2 ma il prezzo varia dalle quotazioni” (John M. Deutch, Ernest J. Moniz, L’opzione nucleare, “Le Scienze”, 2009, n. 459, pp. 72-79).

 
05

Le centrali nucleari non sono sicure

FAVOREVOLE

Il noto ambientalista ed opinion leader britannico Mark Lynas, ha affermato, in un articolo del 2015: “Le probabilità di un'altra Černobyl sono infinitesime, anche se il ricorso all'energia nucleare dovesse aumentare in tutto il mondo: le centrali sovietiche erano intrinsecamente insicure, e nessuna di quel tipo è mai stata costruita in Occidente” (Mark Lynas, L’opzione migliore per salvaguardare il clima, “nuclearnews.it”, consultato il 21 gennaio 2015); mentre per James A. Lake, Ralph G. Bennet e John Kotek (L’energia nucleare della prossima generazione, “Le Scienze”, 2002, n. 402, pp. 30-39): “Gli sviluppi tecnologici dell’industria nucleare garantiscono oggi standard di sicurezza senza precedenti”.

CONTRARIO

L’insicurezza delle centrali nucleari è da sempre ribadita da più parti. Categorica è in merito la posizione di Legambiente e Greenpeace che ritengono il nucleare insicuro. Il problema sicurezza è più che mai attuale anche in realtà in cui la tecnologia nucleare è nota e applicata da tempo.
L’insicurezza delle centrali nucleari europee, come sottolineato da Peppe Croce su “Focus.it” del 15 ottobre 2012, è emersa a seguito dei cosiddetti “stress test” compiuti a seguito dell’incidente di Fukushima: “I risultati sono abbastanza chiari: su 145 reattori ben 54 sono stati costruiti senza prendere in considerazione il rischio sismico in maniera scientificamente sufficiente” (Peppe Croce, Le centrali europee non sono sicure, “Focus.it”, 15 ottobre 2012). Situazione analoga negli Stai Uniti; in un articolo del “The Huffington Post (Tom Zeller, Flood Threat To Nuclear Plants Covered Up By Regulators, NRC Whistleblower Claims, 14 settembre 2012) un ingegnere della Nuclear Regulatory Commission rivela che la diga a monte dei tre reattori della centrale nucleare di Oconee (South Carolina) potrebbe provocare una seconda Fukushima.

 
06

L’energia nucleare non comporta seri rischi per la salute

FAVOREVOLE

Come osservato nel febbraio del 2010 dall’oncologo italiano ed ex ministro della sanità Umberto Veronesi, “Quando si analizzano i pro e i contro di una scelta importante come quella che riguarda la principale fonte di energia per un Paese, uno dei fattori determinanti è quello dei rischi per la salute. Ma occorre innanzi tutto chiarire la portata di questi rischi e collocarli al loro posto nel quadro complessivo del rischio sanitario generale. […] Il nucleare, come abbiamo detto, è anche una fonte di energia che non comporta rischi per la salute” (Umberto Veronesi, Non danneggia la salute, “Formiche”, 2010, n. 45, pp. 5-57 consultato sul sito “nuclearnews.it”).
Una serie di studi empirici hanno dimostrato che i tassi di mortalità e l’incidenza di patologie tumorali tra coloro che sono stati esposti a radiazioni nucleari è del tutto in linea con i dati medi relativi alle popolazioni di riferimento. 

CONTRARIO

Fin dalla sua scoperta l’energia nucleare è tristemente nota anche per gli effetti nocivi che l’esposizione alle radiazioni ionizzanti può arrecare alla salute. Elio Giroletti, ricercatore presso il Dipartimento di Fisica Nucleare e Teorica dell’Università di Pavia, nell'articolo Effetti delle radiazioni ionizzanti sull'uomo (“Agorà: cardiologia e metabolismo”, 2004, 2, pp.79-86) ricorda che tra le principali patologie associate all’esposizione a radiazioni nucleari vi sono, solo per citarne alcuni: irritazioni ed eritemi cutanei, leucopatie, necrosi della pelle, opacità del cristallino e cataratte, leucemie, tumori maligni di origine epiteliale, tumori ossei, cancro ai polmoni, mutazioni genetiche e cromosomiche, anemie, anomalie fetali, sterilità temporanea e permanente.
Diversi studi scientifici indipendenti e di rilievo internazionale asseverano il principio che non esiste una soglia al di sotto della quale non si corre alcun rischio.

 
07

L’energia nucleare contribuisce significativamente alla riduzione delle emissioni di gas serra e di CO2

FAVOREVOLE

Uno dei punti di forza dell’utilizzo dell’energia nucleare è l’assenza di emissioni di anidride carbonica. Investendo pertanto in tale fonte energetica si potrebbero ridurre significativamente gli effetti negativi legati alla CO2 rispettando anche gli obiettivi di politica energetica che la comunità internazionale ha fissato per il 2020. Come riportato da John M. Deutch ed Ernest J. Moniz in un articolo sulla rivista “Le Scienze” (L’opzione nucleare, “Le Scienze”, 2009, n. 459, pp. 72-79): “Nel 2003 abbiamo partecipato ad uno studio del MIT intitolato 'The Future of the Nuclear Power' che ha analizzato i fattori necessari per mantenere l’opzione nucleare. […] la produzione di energia nucleare nel mondo potrebbe triplicare arrivando ad un milione di megawatt entro il 2050 con risparmio di emissioni compreso tra 0,8 e 1,8 miliardi di tonnellate di carbonio l’anno, a seconda che siano sostituiti impianti a gas o a carbone. A questa scala l’energia nucleare contribuirebbe in modo significativo alla riduzione di emissioni di gas serra”. Una strategia energetica pro nucleare potrebbe quindi apportare un significativo contributo alla risoluzione del problema del global warming.

CONTRARIO

Secondo Greenpeace “l’energia nucleare distoglie l’attenzione dalle vere soluzioni al cambiamento climatico” (Una falsa soluzione, “greenpeace.org”, consultato il 21 gennaio 2015). Come spiegato nel rapporto Energia Nucleare: Una pericolosa perdita di tempo, il nucleare non è in grado di conseguire le riduzioni di emissioni di gas serra necessarie a rispondere alla crisi climatica in tempi utili “anche se la potenza nucleare venisse quadruplicata entro il 2050, rappresenterebbe meno del 10% del consumo mondiale di energia. Questo sforzo ridurrebbe le emissioni di biossido di carbonio di meno del 4%” (Energia Nucleare: Una pericolosa perdita di tempo, “greenpeace.org”, consultato il 21 gennaio 2015, p. 10).
Inoltre, secondo il manifesto antinucleare 100 e più buone ragioni contro il nucleare (E.W.S., Giorgio Ferrari, a cura di, Bes Edizioni, 2011) traduzione dell’originaria versione tedesca realizzata dallo storico gruppo solidale ElektrizitätsWerken Schönau (EWS), le stesse centrali nucleari a regime, nelle diverse fasi di estrazione, depurazione e arricchimento dell’uranio, vengono emesse notevoli quantità di anidride carbonica.

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