Flat tax

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

La flat tax (letteralmente tassa piatta) è un’imposta ad aliquota unica e fissa, che risponde al criterio di proporzionalità, differente dall’attuale sistema progressivo in vigore in Italia. La progressività delle imposte è determinata dalle aliquote crescenti in base al livello di reddito, a differenza della proporzionalità, insita nella flat tax. I sostenitori della flat tax, tra cui il centro-destra italiano, sostengono che tale misura stimolerebbe la crescita economica e ridurrebbe l’evasione fiscale, secondo il principio “pagare meno per pagare tutti”.
Inoltre, la flat tax semplificherebbe il fisco, e i cittadini stessi potrebbero compilare da soli la propria dichiarazione dei redditi. I detrattori di questa misura la ritengono incostituzionale, poiché l’articolo 53 della Costituzione stabilisce il criterio di progressività delle imposte. La flat tax, infatti, non distinguendo le varie fasce di reddito, penalizzerebbe le classi sociali più deboli, avvantaggerebbe i ricchi e ridurrebbe le entrate fiscali, il che porterebbe ad una riduzione della spesa per i servizi pubblici fondamentali.

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01

La flat tax è incostituzionale

FAVOREVOLE

In ciascuna delle proposte di flat tax vengono applicati dei correttivi per garantire la progressività, con l’applicazione di “no tax area” per i redditi inferiori ad una certa soglia e con l’istituzione di deduzioni fisse su base familiare. Perciò la flat tax è pienamente compatibile sia con l’articolo 3 che con l’articolo 53 della Costituzione.

CONTRARIO

La flat tax è in contrasto sia con una parte dell’articolo 3 della Costituzione, che prescrive la rimozione degli ostacoli per il raggiungimento dell’uguaglianza socio-economica tra i cittadini, sia con l’articolo 53, che stabilisce la progressività del sistema tributario. Indirettamente, porterebbe anche alla demolizione dello Stato sociale, cui fa riferimento l’articolo 2.

 
02

La mancata progressività delle imposte penalizza i poveri e favorisce i ricchi

FAVOREVOLE

Il sistema fiscale attuale grava in maniera sproporzionata sui redditi da lavoro rispetto ad altre forme di reddito, per le quali già esistono delle flat tax senza alcuna finalità redistributiva. Ad esempio, sia con una casa o con 100 case in affitto, la cedolare secca ammonta al 21%, mentre per un investimento in btp, qualunque somma si decida di investire l’aliquota è sempre 12,5% (Francesco Cancellato, La Flat Tax secondo Nicola Rossi: "È l’unica rivoluzione possibile per il fisco italiano", “Linkiesta.it”, 17 febbraio 2018).
La flat tax, se combinata con una no tax area per le fasce più deboli, risponde pienamente alle esigenze di solidarietà sociale ed equità fiscale.

CONTRARIO

Tutte le proposte di flat tax lasciano quasi invariata la situazione fiscale del ceto basso e del ceto medio, favorendo gli incapienti ma soprattutto le classi più agiate, che beneficerebbero di un notevole risparmio. Con una diminuzione delle entrate fiscali a favore dei più ricchi, ci sarebbero meno risorse disponibili per i servizi pubblici, utilizzati prevalentemente dai meno abbienti. Quindi si genera un aumento delle disuguaglianze sociali, dato dalla mancanza di progressività delle imposte.

 
03

La flat tax semplifica il sistema fiscale, generando crescita economica

FAVOREVOLE

L’abbassamento delle tasse e la semplificazione del fisco innescano un circolo virtuoso di crescita dei consumi e degli investimenti, generando maggiore occupazione e recupero dell’evasione fiscale. Negli Stati Uniti la riforma fiscale del presidente Trump, la più sostanziosa dai tempi di Reagan, sta iniziando a influenzare positivamente i dati sulla crescita economica, sull’occupazione e sull’aumento degli stipendi dei lavoratori.

CONTRARIO

La flat tax, sebbene possa apparire conveniente per i contribuenti, di fatto incide molto negativamente sul bilancio dello Stato, provocando un aumento del debito pubblico e mettendo a rischio la solvibilità del paese. Essa contribuisce ad esacerbare le disuguaglianze sociali, dato che il maggiore risparmio fiscale ricadrebbe sulle classi ricche e solo in minima parte sui ceti medi e bassi. Questi ultimi sarebbero inoltre penalizzati da un taglio dei servizi pubblici, che sarebbe inevitabile in seguito ad un forte calo del gettito.

 
04

La flat tax riduce l’evasione fiscale

FAVOREVOLE

Secondo i dati del 2017, l’Italia è al sesto posto tra i paesi OCSE con la più elevata pressione fiscale. Ai primi posti si trovano in ordine: Danimarca, Francia, Belgio, Finlandia, Svezia; tutti paesi che godono di servizi pubblici molto più efficienti rispetto all’Italia. La combinazione di elevata tassazione e scarsi servizi pubblici genera evasione fiscale, tanto che l’Italia detiene il primato di evasione dell’IVA in Europa (Ue, l’Italia è al primo posto in Europa per l’evasione dell’Iva, “Corriere della Sera”, 27 settembre 2017). Una flat tax attorno al 15-20% abbatterebbe la pressione fiscale e di conseguenza incentiverebbe gli evasori a pagare le tasse.

CONTRARIO

Varie evidenze empiriche dimostrano che i paesi dell’est Europa nei quali è in vigore la flat tax hanno un’evasione mediamente maggiore rispetto a quelli che non l’hanno adottata. I paesi scandinavi, che hanno una pressione fiscale molto elevata, hanno un’evasione al 15% del PIL – meno della metà rispetto a quella nell’est Europa. Quindi non c’è nessuna correlazione tra pressione fiscale e evasione fiscale (Stefano Fantino, Ilaria Liberatore, Flat tax ed evasione fiscale: funziona davvero? Viaggio nei Paesi che l'hanno già, “La Presse”, 22 gennaio 2018); essa viene evocata da una parte della classe politica solamente a fini propagandistici, per conquistare consenso elettorale e tollerare silenziosamente l’evasione fiscale dilagante. Qualunque abbassamento delle tasse deve essere compatibile con il bilancio dello Stato.

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