I ministri dovrebbero essere scelti in base alle competenze e non all'appartenenza politica

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

In Italia la polemica attorno alle competenze necessarie per la nomina dei capi dei dicasteri si sono riaccese, in particolare, durante le ultime legislature (governi Renzi, Letta e Gentiloni), con il focalizzarsi dell'informazione sui casi di ministri non laureati.
La Costituzione italiana non prevede l'obbligo di possedere una laurea per i ministri. Dunque il dibattito divide due schieramenti: coloro che credono sia necessaria una valutazione delle competenze, e dunque l'introduzione di requisiti minimi obbligatori (laurea triennale) per essere messi a capo di un dicastero, e coloro che invece sostengono che l’unica competenza necessaria per il raggiungimento di tale nomina dovrebbe essere quella politica e che le competenze specifiche o tecniche dovrebbero riguardare solo i funzionari e la burocrazia ministeriale.

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Per premiare la competenza e contrastare il servilismo verso i partiti si dovrebbero introdurre requisiti minimi di studio e formazione per i ministri

FAVOREVOLE

La “rottamazione” della vecchia classe politica ha spinto l'Italia in mano agli incompetenti. Ciò è frutto della degenerazione di una certa cultura successiva alla Prima Repubblica, in cui la classe dirigente ha cominciato a formarsi non più solo in base alle competenze ma anche in base all'obbedienza servile ai partiti.
Sarebbe necessario introdurre dei requisiti minimi di accesso per la nomina a capo di un dicastero. È assurdo pensare che a un ministro sia consentito di esercitare la propria funzione senza l'obbligo di una laurea triennale e di fare esperienza sul campo mentre lo stesso non è consentito ai diplomati che vogliono partecipare a un concorso per funzionario amministrativo o a coloro che vogliono svolgere professioni che richiedono incarichi di responsabilità nei diversi settori (dal campo medico a quello legale e scientifico). Il risultato è nei recenti governi (Renzi, Letta e Gentiloni), in cui si sono susseguiti molti ministri senza laurea.
Per i ministri più giovani questa mancanza di istruzione e competenze è da ricercare, molto probabilmente, nel sistema scolastico in cui sono cresciuti (quello degli anni Ottanta), in cui studio e cultura hanno perso di valore.

CONTRARIO

L'ideologia sembra aver abbandonato la politica in favore di governi (e ministri) tecnici che millantano competenze e dai quali i cittadini si lasciano rassicurare. È necessario invece tornare all'ottica di governi politici, in mano a partiti che si assumano le responsabilità e in grado di comunicare con i cittadini, qualità, quest'ultima, essenziale e che non è mai appartenuta ai governi tecnici.
Nel caso di diversi ministri, come ad esempio Valeria Fedeli (ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca durante il governo Gentiloni), il percorso di studi è stato inevitabilmente sacrificato in favore di una carriera politica e lavorativa di alto livello (all'interno di sindacati o altri enti, società etc.), che garantisce una preparazione più che adeguata per la nomina alla guida di una dicastero. Infatti, l’unica competenza richiesta a un titolare di dicastero dovrebbe essere quella politica, mentre la competenza specifica o tecnica deve riguardare i funzionari e la burocrazia ministeriale. Questo stabilisce un presupposto di indipendenza dalle corporazioni, e una speranza di un’azione che segua quella visione d’insieme e non particolaristica che solo un esterno può avere.

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