Finanziamento pubblico delle scuole private

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

Il dibattito sul finanziamento pubblico delle scuole private nasce in seno all'Assemblea Costituente con la votazione dell'articolo 33 della Costituzione, il cui comma 3 riconosce il diritto all'istituzione di scuole private, purché esse siano “senza oneri per lo Stato”. Tuttavia, i finanziamenti, diretti o indiretti, sono previsti dalla legge 62/2000 che ha istituito il sistema paritario.
I temi al centro del dibattito toccano questioni diverse come la laicità dello Stato, la libertà d’insegnamento, l'insegnamento religioso (la maggior parte degli istituti privati in Italia è di orientamento cattolico) e anche l'entità dei finanziamenti previsti e la stessa legittimità costituzionale dei fondi erogati.
I favorevoli e i contrari si confrontano inoltre su temi come la libertà di scelta del sistema d'istruzione; la qualità delle scuole pubbliche e private; i costi dei rispettivi sistemi.
I favorevoli al finanziamento pubblico difendono il principio di sussidiarietà, sottolineando la funzione pubblica svolta dagli istituti privati, e ritengono che l’istruzione paritaria sia una fonte di risparmio per le casse dello Stato.
I contrari considerano le scuole private qualitativamente inferiori rispetto alle scuole statali; si pongono contro qualsiasi finanziamento pubblico, nello spirito letterale dell'art. 33 della Costituzione, e ritengono un obbligo costituzionale la salvaguardia del sistema pubblico, meritevole, a loro avviso, di garantire a chiunque un'istruzione laica, libera e gratuita.

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01

La scuola privata genera risparmi per le casse dello Stato

FAVOREVOLE

Sul sito dell’UCCR (Unione Cristiani Cattolici Razionali), Claudio Gnoffo, l'11 aprile 2012, pubblica i dati del MIUR sulla situazione dei finanziamenti alle scuole private, sottolineando che il 41% di queste è costituito da scuole per l’infanzia. Il giornalista nota che sono circa 8.960.000 (il 10% del totale) gli studenti che in Italia frequentano un istituto paritario, mentre il totale dei finanziamenti erogati in favore di tali istituti ha toccato il suo apice nel 2006, con 530 milioni di euro, meno dell'1% di quanto lo Stato destina annualmente al sistema d'istruzione nazionale. In base a ciò Gnoffo sostiene che le scuole paritarie assicurano allo Stato un enorme risparmio: “a conti fatti, dunque, l’esistenza delle scuole paritarie garantisce allo Stato un risparmio annuo di oltre 6 miliardi di euro, che è quanto spenderebbe se tutti gli alunni che le frequentano passassero alla scuola statale”. Secondo gli studi citati da Gnoffo, ogni euro investito dallo Stato nel settore dell’istruzione privata genererebbe cinque euro di risparmi, di cui beneficerebbero i conti pubblici: “lo Stato risparmierebbe oltre 500 milioni di euro l’anno se aumentasse di 100 milioni i contributi alla scuola paritaria” (Claudio Gnoffo, Miur: le scuole private fanno risparmiare 6 miliardi all'anno, “uccronline.it”, 11 aprile 2012).

CONTRARIO

Rispondendo alle tesi che individuano nella scuola privata una possibile fonte di risparmio per lo Stato, L’UAAR (Unione Atei e Agnostici Razionalisti) sostiene che sono proprio le scuole private, in maggioranza cattoliche, a sottrarre risorse allo Stato. In un lungo articolo firmato “L’associazione”, L’UUAR contraddice i calcoli effettuati dalle associazioni cattoliche, sottolineando i risparmi che si otterrebbero dall'eliminazione dei sussidi statali alle scuole private. “Innanzitutto, le cifre presentate dal mondo cattolico sono incomplete, perché si limitano al solo contributo annuo statale, dimenticando quelli provenienti da altre amministrazioni pubbliche”, contributi, questi ultimi, che “sono ingenti e superiori al contributo statale stesso: almeno ottocento milioni di euro”. A ciò viene aggiunta nel calcolo “l’imposta sugli edifici delle scuole cattoliche che gli enti ecclesiastici risolutamente non pagano: almeno altri duecento milioni [...] Abbiamo così una cifra inferiore di un miliardo, che si potrebbe ulteriormente ridurre se calcolassimo il risparmio che si otterrebbe eliminando l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali: un altro miliardo e mezzo ogni anno(I costi pubblici della scuola di tutti e quelli della privata, “uaar.it”, 23 novembre 2012).

 
02

Le scuole pubbliche sono qualitativamente superiori alle scuole private

FAVOREVOLE

I dati che dimostrano la superiorità dell’insegnamento offerto dalle scuole statali sono parziali e fallaci: è quanto affermano Giorgio Vittadini, Luisa Ribolzi e Tommaso Agasisti dalle colonne de “Il Sussidiario”, in alcuni contributi pubblicati nel 2010 in risposta ai dati riportati da Salvo Intravaia su “Repubblica”. “Il Sussidiario” contrappone ai dati OCSE (“orientati a misurare competenze meno curriculari”) le rilevazioni riportate dal MIUR attraverso l’INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione), considerate metodologicamente più valide e più aderenti alla realtà specifica dell’Italia. Secondo tali dati, gli studenti delle paritarie alle prese con le prove INVALSI (ex esame di terza media) hanno registrato performance migliori rispetto a quelle dei loro colleghi provenienti dalle scuole pubbliche. Inoltre, secondo il giornalista, i detrattori del sistema privato sbagliano nel paragonare la situazione italiana con quella di altri paesi europei, i quali sostengono ed incentivano un sistema egualitario e realmente paritario, non discriminante nei confronti dell’insegnamento non statale.

CONTRARIO

Riportando i dati forniti dalle rilevazioni OCSE-PISA (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico-Programme for International Student Assessment) il giornalista Salvo Intravaia, pubblica, il 10 Dicembre 2010, un articolo a sostegno della qualità dell'istruzione pubblica, e scrive: “la scuola pubblica italiana sta meglio di quel che sembra. Basta leggere correttamente i dati. Sono le private la vera zavorra del sistema. Almeno stando agli ultimi dati dell'indagine Ocse-Pisa sulle competenze in Lettura, Matematica e Scienze dei quindicenni di mezzo mondo”. “A fare precipitare gli studenti italiani in fondo alle classifiche internazionali sono proprio gli istituti non statali. Senza il loro 'contributo', la scuola italiana scalerebbe le tre classifiche Ocse anche di dieci posizioni”. Intravaia considera pertanto immotivate le richieste di maggiori finanziamenti in favore del sistema paritario, avanzate in quei mesi: “le scuole private italiane che ricevono copiosi finanziamenti da parte dello Stato fanno registrare performance addirittura da terzo mondo. I dati Ocse non lasciano spazio a dubbi. Numeri che calano come una mazzata sulle richieste avanzate negli ultimi mesi dalle associazioni di scuole non statali e da una certa parte politica” (Salvo Intravaia, Nella scuola pubblica si impara di più. L'Italia in basso per colpa della private, “La Repubblica”, 10 dicembre 2010).

 
03

Le scuole paritarie non hanno diritto al rimborso delle spese sostenute per fornire l'insegnamento di sostegno agli studenti disabili

FAVOREVOLE

Secondo Francesco Belletti, presidente del Forum delle Associazioni Familiari, la sentenza della Cassazione che nega il rimborso dello stipendio versato da una scuola privata a due insegnanti di sostegno (Sezioni Unite Civili, 16 maggio 2014, n. 10821) determina una discriminazione nei confronti degli studenti disabili e delle loro famiglie, negando loro il diritto alla libera scelta educativa. Anche per l'AGESC (Associazione Genitori Scuole Cattoliche), la sentenza è discriminatoria, in quanto “avvalora il condizionamento del diritto di scelta preminente delle persone, discriminandole nel principio di uguaglianza e pari opportunità che costituzionalmente dovrebbe essere assicurato”. Dello stesso avviso suor Anna Monia Alfieri, presidente della Federazione Istituti Attività Educative Lombardia, che in un suo contributo (Anna Monia Alfieri, I deboli diritti dei più deboli. Disabilità: discriminazione di fatto nella scuola italiana, “www.nonprofitonline.it”, consultato il 28 maggio 2015) denuncia le conseguenze di una decisione che non si preoccupa di difendere i soggetti più deboli. “Questa ingiustizia stride in uno Stato di diritto nella misura in cui colpisce i soggetti più indifesi […] che non credono neanche più di poter affermare il loro buon diritto, condannati a subire e a rimediare, quando va bene, una minima percentuale di ciò che è loro dovuto”.

CONTRARIO

La sentenza della Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili, del 16 maggio 2014, n.10821, nega alle scuole paritarie il diritto a ricevere il rimborso dello stipendio versato agli insegnanti di sostegno, richiamandosi alla legge 62/2000 che prevede l'accoglienza di studenti disabili come obbligo per le scuole private che chiedono di accedere al sistema paritario. Marco Croce, nella sua nota alla sentenza, Senza oneri per lo Stato”: l’insegnante di sostegno per i disabili è a carico delle scuole paritarie (Cass. civ., Sez. Un., 16 maggio 2014, n. 10821), “Nel Diritto”, n. 8, settembre 2014, p. 1563, afferma che le Sezioni Unite Civiliprendono autorevolmente posizione su un problema interpretativo mai risolto univocamente dal momento dell’approvazione della Carta costituzionale sino ai giorni nostri: con questa decisione, infatti, oltre a confermare l’obbligatorietà dell’insegnante di sostegno per gli studenti disabili nelle strutture facenti parte del nostro attuale sistema nazionale di istruzione, si nega che i costi sostenuti per fornire questo obbligatorio servizio nelle scuole paritarie possano dare sostanza a un diritto soggettivo di queste strutture al rimborso, leggendo l’inciso 'senza oneri per lo Stato', contenuto nell’art. 33, comma 2, della Costituzione, sostanzialmente nell’interpretazione che dello stesso diede il proponente onorevole Corbino” (Marco Croce, “Senza oneri per lo Stato”…, cit.).

 
04

Il finanziamento delle scuole paritarie garantisce la diversificazione dell'offerta didattica e il potenziamento del sistema d'istruzione nazionale

FAVOREVOLE

Elena Ugolini, dirigente scolastico ed ex sottosegretario al MIUR, in un'intervista rilasciata a “La Stampa” il 22 maggio 2013 (Flavia Amabile, Finanziamento pubblico alle scuole paritarie: sì o no?) si è dichiarata favorevole al finanziamento delle scuole paritarie. Ritenendo che il servizio pubblico non debba essere inteso come una prerogativa esclusiva dello Stato: “può essere fornito dal comune, da cooperative di genitori, da fondazioni nate prima della Repubblica”. La Ugolini propone quindi di seguire il modello già adottato nell'ambito della sanità, dove lo Stato finanzia le attività di assistenza domiciliare ai malati effettuate da associazioni private: “pubblico non deve coincidere con Stato, e lo Stato ha il diritto di allargare la sua proposta di istruzione”. Dello stesso avviso è anche Maria Grazia Colombo che, in un “faccia a faccia” con Livia Turco (Partito Democratico), pubblicato da “La Stampa” il I gennaio 2012, difende il finanziamento pubblico del sistema paritario, meritevole, a suo avviso, di produrre enormi risparmi per lo Stato e di garantire alle famiglie una scelta educativa realmente libera, favorendo in questo modo l'arricchimento culturale e la qualità di tutto il sistema nazionale d'istruzione.

CONTRARIO

In un'intervista realizzata da Flavia Amabile (Finanziamento pubblico alle scuole paritarie: sì o no?, “La Stampa”, 22 maggio 2013) Mila Spicola, insegnante e autrice di libri sulla scuola, sostiene la sua totale contrarietà al finanziamento pubblico delle scuole private, in particolare delle scuole medie, sia perché queste sono in grado di assorbire tutti gli studenti, sia perché le scuole medie paritarie risultano ancora lontane dalla qualità garantita dal servizio pubblico. “Finanziamo una scuola privata che ha livelli di rendimento peggiori ed è l’unico caso al mondo in cui si verifica. Quindi il mio no è totale. Anche perché alle medie la scuola statale accoglie e può accogliere tutti”. Spicola ritiene che sia compito dello Stato fornire ai cittadini strutture pubbliche gratuite e di qualità, favorendo in questo modo le famiglie e le donne costrette a non lavorare per occuparsi dei figli. Dello stesso parere è anche Livia Turco (PD), la quale ritiene indispensabile investire ogni risorsa disponibile nel potenziamento del sistema pubblico statale, l'unico in grado di garantire una preparazione laica e gratuita a tutti i cittadini: “lo Stato deve garantire in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale un’istruzione adeguata e in linea con i parametri europei”.

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