Bail-in

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

Il bail in è un tipo di salvataggio interno per le banche in difficoltà, che coinvolge nel processo di risanamento azionisti, obbligazionisti e correntisti. Si contrappone al bail out, ovvero il salvataggio esterno, quasi sempre pubblico. Il nuovo meccanismo, inserito nella Direttiva Europea BRRD sulla risoluzione delle crisi bancarie, viene reso operativo nell’UE il I gennaio 2016. L’idea nasce, però, negli Stati Uniti, in seguito alle crisi del 2008 e, in particolare, dopo la traumatica esperienza del fallimento Lehman Brother. Sono due alti dirigenti del Credit Suisse, Paul Calello e Wilson Ervin, a proporla in un famoso articolo pubblicato il 28 gennaio 2010 da “The Economist”, dal significativo titolo From bail-out to bail-in.

Le regole approvate dal Parlamento europeo prevedono, dunque, una ricapitalizzazione dall’interno, attraverso l’utilizzo del capitale di azionisti, obbligazionisti e correntisti secondo un preciso ordine gerarchico e lasciando esclusi i depositi inferiori ai 100.000 euro ed altre particolari passività. L’obiettivo è quello di evitare che un fallimento si ripercuota sul bilancio pubblico, costringendo a misure di austerità e ricadendo di fatto su tutti i contribuenti. Inoltre, con il bail in si garantisce una continuità nelle attività essenziali dell’istituto anche durante il periodo di ristrutturazione. In Europa, tuttavia, non tutti l’hanno accolto con entusiasmo, e in Italia, soprattutto, si sono alzate molte voci critiche a riguardo.

 
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Il bail in fa sì che le crisi bancarie non pesino sui contribuenti rinunciando all'intervento pubblico in favore della ricapitalizzazione interna

FAVOREVOLE

Tra gli obiettivi principali del bail in c’è quello di evitare che le crisi di grandi banche ricadano sui contribuenti. Con i salvataggi esterni avvenuti attraverso iniezioni di fondi pubblici, ci si è spesso trovati a fare i conti con un forte innalzamento del debito pubblico e con conseguenti misure di austerità da parte degli Stati, per evitare il collasso totale dei bilanci. A favore del bail in come tutela per i contribuenti si è espresso uno dei primi ideatori del meccanismo, Wilson Ervin del Credit Suisse, dichiarandosi contento per il cammino intrapreso dall’UE con la direttiva BRRD. Anche Margrethe Vestager, commissario europeo alla Concorrenza, ha difeso le nuove norme europee: per la politica danese le banche e gli azionisti devono prendersi le proprie responsabilità perché i contribuenti hanno già pagato troppo. Il presidente della BCE, Mario Draghi, al Comitato Affari Economici e Monetari del Parlamento europeo a Bruxelles, ha descritto l’introduzione del bail in come un processo migliorativo proprio perché i cittadini non saranno più chiamati ad intervenire nelle crisi bancarie. Affermazioni simili sono arrivate dal ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble.

CONTRARIO

Voci critiche si sono alzate nei confronti dei nuovi meccanismi per la risoluzione delle banche in crisi introdotti nell’UE e, soprattutto, in relazione al bail in. Si ritiene, infatti, ancora necessario l’intervento pubblico, e si consiglia flessibilità agli Stati dell’UE nell’applicare le direttive. Proprio su questi aspetti si è soffermata Chrstine Lagarde del FMI, che si è opposta alla dura linea di Berlino sul rispetto del bail in. Il settimanale di economia “The Economist”, analizzando la situazione italiana, ha condiviso la visione del governo sulla flessibilità per scongiurare una crisi di ampie dimensioni che potrebbe partire proprio dalla penisola. In Italia si sono espressi a favore di una revisione o addirittura di un’interruzione del bail in Antonio Patuelli, presidente dell’ABI, e Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, entrambi contrari alla ferrea politica che la Germania vuole imporre. E, all’interno del Parlamento europeo, il dibattito si è fatto incandescente, con protagonisti principali i due premier: Matteo Renzi e Angela Merkel.

 
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Il bail in scoraggia gli investimenti e mette a rischio il sistema finanziario e i risparmiatori

FAVOREVOLE

I politici e gli economisti favorevoli al meccanismo del bail in e alle sue rigide regole da applicare in tutti i paesi dell’UE, rassicurano i risparmiatori. Le norme del salvataggio interno, infatti, sono scritte nero su bianco e prevedono una gerarchia fissa dei protagonisti che interverranno nel processo di risanamento della banca in crisi. I risparmiatori in possesso di semplici conti correnti sono nell’ultimo gradino e chiamati in causa solo nel caso in cui l’intervento di azionisti e obbligazionisti risultasse insufficiente. Inoltre, tutti i conti al di sotto dei 100.000 euro sono esclusi dal bail in. In Europa tra i politici che più hanno difeso le nuove direttive sui salvataggi ci sono sicuramente Margrthe Vestager, commissario europeo alla Concorrenza, e Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo.

CONTRARIO

Critiche al bail in sono state mosse in rapporto alla sfiducia che creerebbe nei confronti delle banche con la conseguente diminuzione degli investimenti e della crescita economica. Il Centro studi di Confindustria ha redatto un documento secondo il quale le nuove regole del salvataggio interno sono controproducenti perché aumenterebbero i rischi per l’economia e per i risparmiatori, frenando la crescita del paese. Anche Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, in un’intervista al “Financial Times”, definisce il bail in dannoso per i cittadini, la cui applicazione in Italia costituirebbe un vero e proprio colpo di grazia per i risparmiatori.

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