Israele-Palestina: "due Stati per due popoli"
Andrea Dessì

La soluzione "due Stati per due popoli" è l'unica soluzione realistica del conflitto israelo-palestinese? Le colonie israeliane rendono impossibile una soluzione "a due Stati"? Perché una soluzione "ad uno Stato" sembra non avere fondamenta solide?

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Secondo Andrea Dessì, ricercatore presso l'Istituto Affari Internazionali, "la soluzione 'due Stati per due popoli' rappresenta ancora l'unica soluzione realistica capace di dare risposte concrete alle aspirazioni nazionali delle due popolazioni, perché gode del sostegno dei principali attori internazionali, regionali e locali nel conflitto e si basa su delle solide e riconosciute fondamenta di diritto internazionale". Il problema fondamentale della soluzione 'due Stati per due popoli' è "la mancanza di volontà politica delle parti in conflitto e l'assenza di un attore esterno capace di portare le due parti ad un compromesso".

La soluzione “ad uno stato” - continua Dessì - è problematica perché è molto difficoltoso spingere il governo israeliano ad accettare che lo Stato di Israele possa diventare in futuro non uno Stato a maggioranza ebraica ma uno Stato a maggioranza arabo-palestinese e, inoltre, l'asimmetria di potere tra le due parti è tale da rendere improbabile che un unico stato sia capace di garantire gli stessi diritti alle due popolazioni.

Infine, secondo il ricercatore, "le colonie israeliane sono il principale ostacolo alla soluzione 'due Stati per due popoli' ma non la rendono impossibile". Secondo il diritto internazionale, le colonie israeliane in Cisgiordania e a Gerusalemme Est sono illegali e, in una soluzione del conflitto, da smantellare. Poiché è irrealistico pensare di evacuare tutti i coloni israeliani, si può arrivare ad un compromesso negoziando intorno "ad uno scambio equo di territori e riguardo all'utilizzo delle risorse idriche in Cisgiordania".



MG, 13 ottobre 2016