L’Italia è un paese in declino

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

L’“irreversibilità” del declino italiano rappresenta uno dei temi centrali del dibattito pubblico negli ultimi anni. Alla visione di un paese destinato alla decadenza se ne contrappone un’altra, basata sulla speranza e sulla valorizzazione delle risorse del paese.
Nel messaggio di fine anno del 1992, il presidente Scalfaro ha descritto per primo un paese sospeso tra consapevolezza e speranza (Oscar Luigi Scalfaro, Messaggio di fine anno agli Italiani del presidente della Repubblica, 31 dicembre 1992, “Quirinale.it”, consultato in data 28 aprile 2015). L’alternanza tra la visione di un paese in declino o in ripresa è da allora una costante del dibattito pubblico.
Secondo le dichiarazioni di settembre 2017 del ministro dell’Economia del governo Gentiloni, Pier Carlo Padoan, l’Italia era uscita dalla crisi ma era necessario non sedersi, guardare avanti e non indietro (Cfr. Padoan: "Usciti da crisi ma non sediamoci", “Ansa”, 30 settembre 2017). La crisi economica aveva portato alla sovrapposizione di “antichi problemi a quelli nuovi”, ma la tendenza si stava invertendo (ibidem). Tuttavia, il deputato Renato Brunetta di Forza Italia, citando le analisi economiche del “Financial Times”, smentiva l’esistenza di una ripresa dell’Italia. Il PIL cresceva meno del 2007 e “Nel 2017 il Pil italiano sarà 6,2 punti percentuali sotto il dato di dieci anni fa. Cosa assai diversa per Francia, Germania e Stati Uniti il cui saldo è tornato positivo già nel 2011” (Luca Romano, “L'Italia non è fuori dalla crisi": smentita la "ripresa" di Renzi, “Il Giornale”, 10 agosto 2017).

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I postumi della crisi economica condannano l’Italia a una ripresa troppo lenta e quindi insufficiente

FAVOREVOLE

Dai dati sul PIL e sul mercato del lavoro si evince che l’Italia non si è ancora ripresa dalla crisi economica. I livelli occupazionali sono ritornati ai livelli del 2007, ma sono calate sia le retribuzioni sia le ore lavorate. Sommando al tasso di disoccupazione ufficiale il numero degli occupati con part-time involontario e la cosiddetta “forza lavoro potenziale”, si arriva a un nuovo valore del tasso di disoccupazione che ammonta al 30%. Le problematiche del lavoro irrisolte sono molteplici: il record dei NEET in Italia, i cervelli in fuga, la sovra-qualificazione del lavoro rispetto agli studi svolti, la precarietà e le basse retribuzioni. Questi sono i segnali di un paese in declino, e la crisi economica ha solo accelerato questo processo, già in atto da almeno 15 anni. Un fattore fondamentale per lo sviluppo socio-economico dell’Italia, secondo lo storico Ernesto Galli della Loggia, è stata la protezione internazionale degli Stati Uniti durante la Guerra Fredda. Una volta venute meno quelle condizioni storiche particolarmente favorevoli, l’Italia si è trovata in balia di se stessa e del suo vuoto politico.

CONTRARIO

Nel 2017 in Italia si è verificata una piena ripresa economica che riguarda vari indicatori come occupazione, consumi e investimenti privati – questi ultimi spinti anche dal pacchetto di incentivi denominato “Industria 4.0”. La naturale conseguenza di questo circolo virtuoso è l’aumento del livello di soddisfazione economica della popolazione italiana. Gli investimenti e i consumi pubblici sono naturalmente bloccati dai vincoli di bilancio, altrimenti la ripresa avrebbe potuto essere ancora più sostenuta.
Molti sono i settori del Made in Italy coinvolti nella crescita economica in corso: tessile, arredamento, farmaceutico, macchine utensili etc., all’interno di un contesto economico europeo estremamente favorevole, per i paesi sia dentro che fuori dall’Eurozona. Anche analizzando le performance dell’Italia in un’ottica regionale, emerge la piena ripresa del PIL del Nord e del Sud Italia, solo il Centro Italia arretra leggermente. Impossibile, quindi, negare la ripresa economica, nonostante i dati sulla percezione della stessa siano discordanti.

 
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La ripresa economica è già in atto, a prescindere dall’esito elettorale

FAVOREVOLE

Negli anni di Tangentopoli, la crisi dei partiti tradizionali finì per azzerare la classe dirigente, trasformando radicalmente lo scenario politico. Le inchieste giudiziarie, accompagnate dalla crisi economica, portarono al crollo della cosiddetta “Prima Repubblica”.
Tuttavia, a detta di molti analisti, il tramonto della Prima Repubblica non segnò affatto una rinascita delle istituzioni democratiche. Al contrario, l’intero sistema sarebbe precipitato in una ulteriore perdita di credibilità, testimoniata dall’aumento dell’astensionismo e dall’ascesa della cosiddetta “anti-politica”. Tuttavia, la leadership era ancora determinante nel condurre i cittadini al voto. Nella cosiddetta “Terza Repubblica”, la volubilità e la sfiducia dell’elettorato sono divenute endemiche, il che porta a una durata sempre più ridotta delle leadership. L’instabilità politica unita a una fragilissima ripresa economica portano a constatare come l’Italia sia ancora in declino, un declino che ha origini lontane: il divario nord-sud, il vero male irrisolto dell’Italia.

CONTRARIO

Dal Messaggio di fine anno agli Italiani del presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro (31 dicembre 1992, “Quirinale.it”, consultato in data 28 aprile 2015) all’ascesa del leader del Partito Democratico di Matteo Renzi, sussiste la continuità dell’esigenza di un riscatto italiano. L’ex premier ha infatti dichiarato: “Abbiamo la gamba, l’energia e la grinta per reggere anche la salita [...] stavolta cambiamo perbene. C’è un’Italia più bella delle schifezze” (Renzi: “A Roma schifezze pazzesche, ma l’Italia è più bella”, “il Messaggero.it”, 21 dicembre 2014). In queste parole Renzi si è fatto interprete di un messaggio orientato alla speranza e al cambiamento, incarnando la volontà di riscatto del paese. Le dimissioni di Renzi dalla presidenza del Consiglio e l’ascesa al potere di Gentiloni non hanno inficiato la ripresa economica in atto, consolidatasi nel corso del 2017. Le elezioni del 4 marzo 2018, qualunque sia il loro esito, con grande probabilità non danneggeranno l’andamento positivo dell’economia: alcuni paesi europei (Spagna, Belgio, Olanda), pur restando svariati mesi in una situazione di paralisi politica, hanno visto crescere le proprie economie.

 
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Qualità e bellezza per l’Italia sono la chiave per il rilancio del prestigio italiano nel mondo

FAVOREVOLE

L’Italia in crisi vista dall’estero è lontana dall’immagine di quel paese che per decenni ha incarnato la bellezza e qualità. Già prima della crisi, il, giornalista del “Times” Richard Owen (La dolce vita turns sour as Italy faces up to being old and poor, “TheTimes.co.uk”, 22 dicembre 2007) dipingeva l’Italia come un paese “vecchio e povero”, dove “gli standard di vita sono più bassi rispetto a quelli della Spagna e i politici sono decrepiti e stanchi” [TdR]. Stesso giudizio espresse Ian Fisher sul “New York Times” (In a Funk, Italy Sings an Aria of Disappointment, “NYTimes.com”, 13 dicembre 2007), parlando di un paese “ormai vittima di una depressione collettiva, economica, politica e sociale” [TdR]. Una crisi di credibilità rappresentata all’estero dal naufragio della Costa Concordia, avvenuto il 13 gennaio 2012 presso l’Isola del Giglio, e paragonato all’incerta situazione politica ed economica italiana; “A osare la similitudine è il Times di Londra attraverso la penna di uno dei suoi editorialisti, Ben Macintyre” (Costa Concordia, il Times: “È il simbolo dell’Italia che affonda”, “Blitzquotidiano.it”, 17 gennaio 2012).

CONTRARIO

Nonostante la crisi economica, l’Italia resta nella percezione comune quel “giardino d’Europa” in cui trionfano l’arte e la bellezza, il buon cibo e l’esaltazione della qualità, e resiste nell’immaginario internazionale come “il Paese più bello e interessante del mondo” (Paolo Volponi, Scritti dal margine, Manni, 1994, p. 43). Non è bastata, dunque, una crisi che ha coinvolto tutta l’Europa, a scalfire l’immagine di un’italianità considerata “straordinario concentrato di bellezze naturali, artistiche e culturali” (Carlo Azeglio Ciampi, Prefazione a Louis Godart, Italia il Paese più bello del mondo, FMR, 2010, p. 7). Emblematiche sono state le dichiarazioni dell’allora presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama nel corso del gala 2011 della NIAF, la principale associazione degli italoamericani: “Cosa sarebbe l’America senza il contributo dell’Italia e degli italoamericani? Cosa saremmo senza i viaggi coraggiosi di Colombo, Verrazzano e Vespucci? E cosa sarebbero la nostra scienza e la nostra tecnologia senza Da Vinci e Galileo, senza parlare di Fermi?” [traduzione del redattore] (Remarks by the President at National Italian American Foundation Gala, “WhiteHouse.gov”, 29 ottobre 2011).

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