L'uomo ha il libero arbitrio

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

La maggior parte delle indagini sistematiche o degli studi scientifici volti ad approfondire il fenomeno del libero arbitrio convergono nell'intenzione di mettere a fuoco e precisare i termini della questione relativa alla compatibilità o all’incompatibilità del libero arbitrio con il determinismo causale, ossia se è possibile o meno che l’uomo possa agire in base a scelte autonome, soggette a controllo razionale e non necessariamente determinate dal meccanismo della natura.
Le posizioni principali del dibattito sono l'incompatibilismo (la tesi secondo cui libero arbitrio e determinismo causale sono reciprocamente escludentesi) e compatibilismo (la tesi secondo cui la verità empirica del determinismo non escluderebbe, in via di principio, la capacità dell'agente di scegliere autonomamente e di autodeterminare le proprie azioni). Ognuna di queste opzioni teoriche è influenzata dal modello di teoria del volere adottato e dalla definizione di libero arbitrio che viene assunta e, in particolare, si discute se la responsabilità morale presupponga il libero arbitrio definito come libertà di scelta (capacità di fare altrimenti) oppure se la responsabilità morale richieda condizioni più deboli della libertà di scegliere.

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MEDIATECA

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01

La responsabilità morale è compatibile con la verità del determinismo

FAVOREVOLE

Lo scopo dell'influente articolo Freedom and Resentment del filosofo inglese Peter Strawson è quello di dissolvere il cosiddetto problema dell'incompatibilità tra determinismo causale e responsabilità morale.
Il suo argomento è che i nostri atteggiamenti reattivi, quegli atteggiamenti che noi teniamo sia verso noi stessi sia verso le altre persone e che sono basati suoi loro atteggiamenti verso di noi e sul modo in cui loro ci trattano (ad esempio, gli atteggiamenti di gratitudine, di risentimento, eccetera), sono naturali e irrevocabili.
L'argomento di Strawson è il seguente:
1) alcuni atteggiamenti reattivi sono alla base della responsabilità morale degli agenti;
2) la verità del determinismo non esclude il fatto della presenza di atteggiamenti reattivi nelle quotidiane relazioni interpersonali perché a) la credenza nella verità del determinismo non influenza gli atteggiamenti reattivi degli agenti e b) perché la verità del determinismo non compromette i nostri atteggiamenti reattivi;
3) la responsabilità morale è, dunque, compatibile con la verità del determinismo.

CONTRARIO

Non sei d'accordo con questa tesi?

Controbatti
 
02

Una persona può essere moralmente responsabile per ciò che ha fatto anche se non poteva fare altrimenti

FAVOREVOLE

Si può sostenere la compatibilità del determinismo causale con la responsabilità morale rigettando il principio fondamentale dell'incompatibilismo (detto delle possibilità alternative, PAP) secondo cui una persona è moralmente responsabile per ciò che ha fatto solo se poteva fare altrimenti.
A tal fine Harry Frankfurt fornisce un controesempio. Un agente esegue un'azione in circostanze che ci inducono a credere che l’agente abbia agito liberamente. All'insaputa dell'agente, le circostanze includono meccanismi che avrebbero portato alla medesima azione se l'agente non l'avesse eseguita di sua iniziativa. Di fatto accade che il meccanismo non è coinvolto nel determinare l'azione
Poiché, in questo esempio, il meccanismo non spiega perché l'agente abbia eseguito quell'azione, l'agente è moralmente responsabile pur non essendo in grado di fare altrimenti.
Dunque, se il determinismo è incompatibile con il tipo di libertà che richiede l'abilità di fare altrimenti, è compatibile con il tipo di libertà richiesta per la responsabilità morale.

CONTRARIO

Non sei d'accordo con questa tesi?

Controbatti
 
03

Se il determinismo causale è vero, allora nessun agente è l'origine delle sue azioni e, quindi, nessun agente ha libero arbitrio

FAVOREVOLE

L'argomento dell'origine è corretto. Nel valutare la sua solidità, occorre valutare la verità delle sue tre premesse. La premessa tre è vera: per un agente essere un’origine coincide con il non essere determinato da qualcosa fuori di sé. La premessa due è vera: essa segue necessariamente dalla definizione di determinismo causale. Per rigettare la conclusione dell'argomento dell'origine, se il determinismo causale è vero, allora nessun agente è l'origine delle sue azioni e, quindi, nessun agente ha libero arbitrio, è necessario mostrare la falsità della premessa uno, ossia la falsità dell'affermazione “Un agente agisce con libero arbitrio se è l'origine delle sue azioni”.
I compatibilisti motivano il rigetto della premessa uno facendo appello alla visione “recettiva alle ragioni”. Secondo la teoria del volere “reasons-responsiveness”, per agire liberamente un agente non deve essere la sorgente ultima delle sue azioni, condizione forte e in contraddizione con la verità del determinismo causale ma, più semplicemente, deve essere in grado di essere sensibile alle considerazioni morali, condizione più debole e compatibile con la verità del determinismo causale.

CONTRARIO

L'argomento dell'origine per l'incompatibilità di libero arbitrio e determinismo causale è composto da tre premesse, la cui presentazione formale è la seguente:
“Premessa uno: Un agente agisce con libero arbitrio solo se è l'origine (o la sorgente ultima) delle sue azioni.
Premessa due: Se il determinismo causale è vero, allora qualsiasi cosa un agente faccia è, in ultima istanza, causato da eventi e circostanze che sfuggono al suo controllo.
Premessa tre: Se qualsiasi cosa un agente faccia è, in ultima istanza, causato da eventi e circostanze che sfuggono al suo controllo, allora l'agente non è l'origine (o la sorgente ultima) delle sue azioni”.
La conclusione che segue da queste premesse è la seguente: “se il determinismo causale è vero, allora nessun agente è l'origine (o la sorgente ultima) delle sue azioni e, quindi, nessun agente ha libero arbitrio”.
La prima premessa è supportata dal modello del volere come facoltà, che ammette l'esistenza di una causalità dell'agente distinta dalla causalità della natura.

 
04

Se ogni azione è determinata da fattori al di là del controllo degli agenti, nessun agente può mai agire autonomamente

FAVOREVOLE

La replica dei compatibilisti all'argomento della conseguenza si basa su un'interpretazione della “capacità di fare altrimenti” come libertà di scelta compatibile con il determinismo.
La tesi secondo cui il passato è inalterabile ha un senso forte in cui è vera e un senso debole in cui è falsa. Poter rompere le leggi naturali in senso forte significa che l'agente è causa diretta della rottura. Poterle rompere in senso debole (non-causale) significa che se l'agente avesse agito diversamente, allora le leggi sarebbero state diverse. Per i compatibilisti, un agente non può rendere falsa una legge in senso forte, ma potrebbe renderla falsa in senso debole. Pertanto, poiché, nell’interpretazione dei compatibilisti è falso che nessuno può modificare le leggi di natura, l’argomento incompatibilista della conseguenza è falso.

CONTRARIO

Peter Van Inwagen sostituisce il problema tradizionale “libertà o necessità”, volto a scoprire la verità del determinismo o l'esistenza del libero arbitrio, con un nuovo problema detto della “compatibilità”: stabilire se il libero arbitrio è compatibile o meno con il determinismo.
Van Inwagen sostiene una prospettiva incompatibilista attraverso l'argomento della conseguenza, così formulato dal filosofo Mario De Caro: “per poter agire liberamente rispetto a una qualsiasi azione particolare, un agente deve controllare quell'azione. Tuttavia, per poterlo fare, l'agente dovrebbe controllare o gli eventi nel passato remoto oppure le leggi della natura: ossia i due fattori da cui - se il determinismo causale è vero - quell'azione (al pari di tutti gli altri eventi) è necessitata. Purtroppo, ambedue i fattori sono al di là del controllo di qualunque agente, poiché il passato è inalterabile (niente o nessuno può controllarlo) e le leggi della natura sono ineludibili (nessun essere umano può violarle). Dunque, poiché ogni azione è determinata da fattori al di là del controllo degli agenti, nessun agente può mai agire liberamente” (Mario De Caro, Libertà e determinismo, “Treccani.it”, 2007).

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