Riapertura delle Case Chiuse

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

Il dibattito politico ed etico-morale sulla possibile riapertura delle case chiuse ha assunto spesso, negli ultimi decenni, un ruolo importante nel nostro Paese. Punto centrale è la discussione attorno alla Legge Merlin, legge che, dalla sua entrata in vigore, non considera la prostituzione come un reato ma ne punisce sia lo sfruttamento che il favoreggiamento.
Una prima discussione legata al superamento della Legge Merlin riguarda la possibilità di regolamentare la prostituzione al fine di sottrarre il fenomeno alla criminalità e trasformarlo in attività tassabile, al fine di garantire una nuova entrata all’erario pubblico.
Altro argomento riguarda i luoghi in cui collocare logisticamente l’attività di prostituzione una volta regolamentata. Esiste poi la questione, etico-morale, se la prostituzione sia da considerare una libera scelta dettata dall’arbitrio (dunque un’attività lavorativa come le altre) o, piuttosto, come una schiavitù che oltraggia la dignità della donna.
Sempre a proposito del superamento della Legge Merlin, altri argomenti sono il rapporto tra prostituzione e sanità e, in ultimo, se la scelta del referendum abrogativo sia o meno la più idonea per affrontare la questione.

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01

Controlli medici obbligatori limiterebbero l’accesso alla professione e migliorerebbe l’aspetto igienico-sanitario

FAVOREVOLE

L’Italia dovrebbe seguire il modello estero di Paesi come Olanda e Germania, dove la prostituzione, limitata in certe aree e strutture, è sottoposta a regolari e obbligatori controlli igienico-sanitari attraverso la schedatura di chi esercita la professione. Ciò andrebbe ad eliminare il dilagante fenomeno della prostituzione da strada, non sottomesso ad alcun controllo igienico-sanitario e perciò pericoloso diffusore di malattie sessualmente trasmissibili più o meno gravi (ad es. HIV e AIDS).
L’introduzione dei controlli obbligatori garantirebbe dunque una adeguata tutela sanitaria per chi esercita la professione e per i “clienti”. Inoltre, tale procedura limiterebbe l’accesso all’esercizio dell’attività: solo i candidati che risultano “sani” dopo i test medici potranno esercitare la professione
Una possibile soluzione, al fine di migliorare tale aspetto, è quella di istituire delle cooperative di prostitute autogestite.

CONTRARIO

L’art. 7 della Legge Merlin vieta a tutte le autorità la registrazione, sanitaria e di altro tipo, di coloro che siano sospettati di esercitare la prostituzione. Seguendo tale principio, l’ipotesi di schedatura e obbligo di controlli igienico-sanitari per chi si prostituisce rappresenterebbe un atto di costrizione e di violazione della privacy.
Inoltre, l’obbligo ai controlli sanitari potrebbe avere effetti controproducenti e pericolosi, poiché comporta il rischio di dare false certezze sia a coloro che esercitano la professione sia ai “clienti”: un test sanitario fatto in un preciso momento non garantisce sulle condizioni igienico-salutari dell’imminente futuro del soggetto preso in esame.
La soluzione non è quella di porre l’obbligo dei controlli per chi esercita la professione, bensì quella di iniziare un lavoro di counseling, ovvero di sostegno e sensibilizzazione verso l’usufrutto del servizio sanitario, ipotizzando anche il totale anonimato e la gratuità. È ciò che avviene in Olanda, dove esistono una gran quantità di strutture sanitarie pubbliche con servizi specifici per i “lavoratori del sesso”.

 
02

La prostituzione è una schiavitù e una violenza verso chi la esercita. Riaprire le case chiuse offende la dignità umana

FAVOREVOLE

Seguendo il pensiero di San Tommaso D’Aquino, secondo cui “è proprio del legislatore sapiente tollerare alcune trasgressioni alla legge pur di farne rispettare altre ben più gravi” (Summa Theologiae, q. 101, a. 3, ad 2), pur considerando la prostituzione un peccato grave, esso costituisce un fenomeno ineliminabile per la nostra società (connesso alla debolezza umana e al peccato originale) e, in quanto tale, deve essere tollerato. Va considerata quindi l’idea di “ridurre” il fenomeno concentrandolo nelle case chiuse, e concentrando l’attenzione sulla lotta a mali peggiori come la prostituzione dilagante per le strade e su internet e il coinvolgimento di minori.
I grandi mutamenti del costume nella società attuale permettono una valutazione più serena del fenomeno, che supera l’idea di offesa alla dignità della donna, e lo riconoscono in quanto libera scelta verso un’attività lavorativa come tutte le altre.
Il superamento della Legge Merlin risulta dunque necessario, al fine di garantire tutela e diritti ai “lavoratori del sesso” e a coloro che usufruiscono del servizio.

CONTRARIO

Riaprire le case chiuse, pur regolamentando la prostituzione attraverso controlli sanitari e fiscali, rappresenterebbe un passo indietro nel cammino di civiltà e libertà della società. Essa non è un’attività lavorativa come le altre, bensì una schiavitù e una forma di violenza verso chi la esercita; lede la dignità della donna, spinta alla mercificazione del proprio corpo, spesso per contrastare condizioni di miseria e povertà o perché costretta dallo sfruttamento illegale e dal controllo della malavita.
Immorale è anche lo sfruttamento autonomo (la mercificazione del corpo per arricchimenti illeciti) e il favoreggiamento da parte dei “clienti”.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la libertà sessuale garantisce il godimento di diritti e della salute sessuale, basandosi sull’eguaglianza e sulla libertà da ogni forma di discriminazione, coercizione o violenza. Proprio per il non rispetto di questi punti fondamentali risulta evidente che la prostituzione non riguarda la libertà sessuale, bensì il potere.
La soluzione è continuare a ridurre il fenomeno cercando di estinguerlo, sostenendo gli enti che aiutano coloro che desiderano sottrarsi al fenomeno.

 
03

Circoscrivere la prostituzione in zone dedicate garantirebbe un controllo più efficace

FAVOREVOLE

Per eliminare il dilagante fenomeno della prostituzione dalle strade, la soluzione migliore sarebbe quella di, una volta regolamentato il fenomeno, progettare zone o quartieri “a luci rosse” per l’esercizio di tale attività, seguendo il modello di Paesi più evoluti in materia (come ad esempio l’Olanda, in particolare la sua capitale Amsterdam).
Riportare il fenomeno della prostituzione al chiuso, in zone delimitate, adeguatamente e periodicamente sorvegliate, faciliterebbe le operazioni di controllo fiscale e sanitario sull’attività (di conseguenza verrebbe il controllo della criminalità organizzata), e “pulirebbe” definitivamente in senso estetico i centri urbani dalla prostituzione di strada.
In Italia, la soluzione è già stata discussa diverse volte dalle amministrazioni di diverse importanti città come Roma, Napoli e Verona.

CONTRARIO

Circoscrivere la prostituzione in zone o quartieri per togliere il fenomeno dalle strade al fine di eliminarne lo sfruttamento, il favoreggiamento e il controllo su di esso da parte della malavita non farebbe altro che ingigantire questi due aspetti negativi.
Come sempre avviene nei punti di maggiore concentrazione della prostituzione da strada, le zone destinate ad accogliere il fenomeno si trasformerebbero in zone di degrado, ed è inoltre da considerare immorale la partecipazione dello Stato nella creazione di tali aree, che non farebbero altro che incentivare il fenomeno, costituendo un adescamento aggravato. Con la normativa vigente, l’unico modo che i Comuni posseggono per agire è attraverso i normali regolamenti di polizia e le ordinanze.
Altra soluzione è quella di intervenire modificando la Legge Merlin, in modo da limitare il fenomeno nei club privati.
A Roma la proposta dello zoning (la creazione di zone “a luci rosse”) non farebbe altro che aumentare il degrado della città. Inoltre va ricordato che, in passato, i provvedimenti emanati dai singoli Comuni sono sempre stati bocciati per incostituzionalità, in quanto le ordinanze dei sindaci non sono sufficienti per regolamentare tale materia.

 
04

Regolamentare la prostituzione eliminerebbe il controllo della malavita sul fenomeno e garantirebbe entrate all’erario pubblico

FAVOREVOLE

La prostituzione non è un’attività illecita dal punto di vista penale, cioè non è considerata un reato (lo è solo il suo sfruttamento e il favoreggiamento).
Cambiare la normativa vigente, abrogando alcuni punti della vecchia Legge Merlin, in modo da regolamentare l’attività di prostituzione intervenendo con misure di natura fiscale contributiva, nonché forme di assistenza e previdenza obbligatoria per i “lavoratori del sesso”, sottrarrebbe il fenomeno al dominio della criminalità e garantirebbe la possibilità di ottenere una nuova forma di entrata per l’erario pubblico (attraverso la tassazione di quella che diverrebbe una normale attività lavorativa).
In termini di legge, attraverso alcune recenti sentenze, la Suprema Corte di Cassazione e la Corte di Giustizia Europea del Lussemburgo (organo dell’UE) hanno stabilito che la prostituzione dovrebbe essere tassata laddove tale attività sia riconosciuta come legale.
Di conseguenza, Il “lavoro sessuale” va considerato come qualsiasi altra attività lavorativa e, dunque, oltre che tassato, decriminalizzato.

CONTRARIO

Pur non essendo considerata illegale, in Italia la prostituzione rientra tra le attività “contrarie al buon costume” che, in base all’art. 2035 del Codice civile, non danno diritto alla “esigibilità” di un compenso. Lo Stato non può né fare cassa su redditi “immorali” né tanto meno sollecitare, attraverso la regolamentazione fiscale, l’esercizio di tale attività. La soluzione è piuttosto quella di offrire sostegno morale e legale a coloro che vogliono sottrarsi al fenomeno e tutelare i diritti di coloro che scelgono di continuare a prostituirsi, ma senza coinvolgere direttamente lo Stato in un’attività considerata illecita dalla coscienza collettiva.
Che la regolamentazione della prostituzione, in termini fiscali, porterebbe ad una crescita degli aspetti negativi già esistenti, lo dimostra il caso olandese: un rapporto congiunto della Città di Amsterdam e del Ministero della Giustizia, citato nel documento 18 miti sulla prostituzione, pubblicato il 3 aprile 2014 dallo European Women’s Lobby (EWL) e disponibile on line sul sito “West”, mostra come in gran parte del settore legale della prostituzione si protraggano lo sfruttamento e l’illegalità.

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