Garantismo

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

Il dibattito pubblico sul garantismo ruota intorno alla necessità o meno della presenza nel sistema giudiziario italiano di quel complesso di strumenti di tutela prioritaria dei diritti dell’individuo nei confronti dei poteri pubblici, specificamente nella sua qualità di parte in un processo. L’affermazione del garantismo giudiziario è contestuale alla crisi del processo inquisitorio e a quella del processo accusatorio. Il garantismo è connesso al principio di legalità, inteso come preventiva definizione della punibilità di comportamenti umani che la legge assuma a presupposto dell’applicazione della pena, con conseguente preclusione di ogni giudizio morale e ogni valutazione soggettiva del caso da parte del giudice. Al garantismo è quindi connessa una serie di ulteriori principi che attuano la legalità nel processo: la personalità della responsabilità penale, la terzietà e indipendenza dei giudici, la separazione delle funzioni giudicanti e inquirenti. Il dibattito pubblico contrappone ai garantisti, sostenitori del modello giudiziario italiano, i giustizialisti ovvero i fautori della necessità dell’applicazione della pena, svincolata dalle garanzie – considerate eccessive – del predetto modello italiano.

no-image
 
01

Il garantismo in Italia è la soluzione per proteggere dai processi mediatici

FAVOREVOLE

In un sistema giudiziale come quello italiano, al di là degli strumenti che l’ordinamento già mette a disposizione di chi intenda tutelarsi da notizie false o diffamatorie (e che comunque non garantiscono una difesa in tempo reale con l’offesa), è evidente che a tutela di un indagato o di un imputato, si ponga ‘garantisticamente’ il problema non solo della difesa processuale, ma anche di quella mediatica. Infatti in Italia il garantismo non può essere più inteso solo come garanzia delle regole del giusto processo. Questo perché siamo in un paese in cui si continua a ricondurre la dimostrazione della colpevolezza non a un solido impianto probatorio, alla gravità dell’accusa e alla sovrabbondanza degli elementi di indagine. Esistono vere e proprie priorità del garantismo mediatico. Non è sufficiente a tale proposito evitare i finti processi nei media, ma è necessario imporre, invece, di non dare notizie di alcun tipo sulle indagini in corso. Il garantismo, quindi, può imporsi contro i danni dei processi mediatici.

CONTRARIO

Il garantismo in Italia è costantemente bypassato dal processo di piazza. Ci sono innumerevoli casi in cui il cittadino coinvolto nei processi giudiziari viene travolto parallelamente dal processo mediatico con totale compromissione delle garanzie che il sistema giudiziale prevede per l’indagato. I media strumentalizzano i casi al punto tale che, una volta esaurita la fase iniziale in cui l’indagato è travolto pubblicamente dalle notizie che lo riguardano, attraverso una pubblicizzazione del materiale raccolto dall’accusa, scende il velo del silenzio. Questo senza che gli stessi media si preoccupino e si pongano dei quesiti sulla tutela del cittadino e della libertà. Tutto il sistema, che dovrebbe essere ancorato al garantismo, viene inciso da una serie di anomalie tutte italiane: il ruolo della magistratura, il legame tra i media e quest’ultima – tanto da potersi parlare di giornale della magistratura –, l’influenza della magistratura sui cronisti giudiziari e la conseguente diffusione mediatica delle notizie processuali. Il garantismo, quindi, non è una buona arma in grado di confrontare gli effetti negativi del processo mediatico.

 
02

In Italia il garantismo indebolisce la lotta alla criminalità

FAVOREVOLE

Esiste in Italia una tendenza demagogica che associa il garantismo all’aumento della criminalità. La tesi in realtà dipende prevalentemente dalla enfatizzazione da parte dei media che rappresentano l’Italia sommersa dalla criminalità in aumento. In realtà è vero il contrario e cioè che in Italia, come in quasi tutti i paesi occidentali, è aumentata la percezione dell'insicurezza, enfatizzata e sollecitata da giornali e televisioni. L’aumento della paura – alimentata da queste tendenze – è la vera causa dell’indebolimento della lotta alla criminalità, dato che logora la fiducia tra le persone, incrina i legami sociali, alimenta tensioni. Questa situazione incide negativamente proprio sui principi del garantismo, che stanno alla base della democrazia, uguaglianza e solidarietà, sostituendoli con quelli che sono il fondamento dei regimi populisti e autoritari. Per altro verso la legittima aspettativa, nei confronti della giustizia penale di ridurre questa insicurezza, richiede sempre un equilibrato bilanciamento tra lotta alla criminalità e garantismo individuale.

CONTRARIO

Il garantismo in Italia non ha un’unica declinazione. Ci sono delle significative differenze applicative a seconda del soggetto per il quale sia invocato: imprenditore, politico o “semplice” cittadino.
Le garanzie vengono invocate per ogni cittadino, ma ci sono cittadini per i quali la richiesta del garantismo è più incisiva che per altri. Questa consapevolezza si unisce alla convinzione che il garantismo indebolisce la lotta alla criminalità e, in particolare, che parlare di garantismo in una terra di mafia è un’operazione assai rischiosa. Si evidenzia che in queste zone proprio l’eccesso di garantismo si è tradotto in una situazione di impunità, laddove, al contrario c’è una grande necessità di verità e giustizia. Questo rende preferibile un approccio giustizialista che produca quei risultati che il garantismo non è riuscito a realizzare.

 
03

Il garantismo non è un valore, ma solo il frutto di una battaglia politica ideologica

FAVOREVOLE

Il professor Luigi Manconi evidenzia le ragioni per le quali il garantismo non può essere ricondotto agli ambienti di sinistra: a) l’idea che i diritti vivano prevalentemente in una dimensione collettiva e in uno spazio sociale; b) una concezione sostanzialista della giustizia. Manconi evidenzia che per una fase di almeno un secolo al centro del sistema di interessi e di valori della sinistra saranno le garanzie collettive, le tutele sociali, i diritti delle classi e dei gruppi. L’idea, che sta alla base del garantismo, di ordinamento giuridico formale si scontra con il concetto di giustizia sostanziale. Nella più recente fase politica, per questo, il garantismo è stato associato alla destra e ai suoi progetti di riforma della giustizia. Questa oscillazione dell’associazione del garantismo a destra e a sinistra dimostra che il garantismo non ha un colore politico. Per contro si potrebbe dire che il garantismo può essere declinato a destra e a sinistra: di destra è il garantismo ispirato al principio della libertà dell'individuo da ogni interferenza dell'autorità pubblica, di sinistra è il garantismo che tutela chi non può farlo da sé, anche per mezzo dell'autorità pubblica.

CONTRARIO

Il garantismo è di sinistra in primo luogo per una ragione storica. In passato, quando la sinistra era all’opposizione e i magistrati italiani erano prevalentemente legati ai partiti politici conservatori o reazionari e in gran parte provenivano dalla tradizione fascista, la tendenza del Partito Comunista era quella di richiamare il garantismo. La crisi del legame tra la sinistra e il garantismo dipende dal fatto che il richiamo al garantismo non è mai stato frutto di una battaglia di idee – e quindi non si è mai tradotto in un valore di sinistra – ma solo di una battaglia politica. Peraltro la magistratura negli ultimi decenni è stata vista dalla sinistra come il freno all’avanzamento del berlusconismo, in modo tale da intaccare la tradizione garantista di sinistra e rafforzare una tendenza più giustizialista. Tuttavia per i sostenitori dell’associazione garantismo- sinistra questa tendenza è giustificata dalla contingenza anomala rappresentata in Italia dal governo di una persona al centro di una quantità enorme di processi. Questo ha aumentato l’aspettativa da parte degli ambienti di sinistra nei confronti della capacità del sistema giudiziale di eliminare la citata anomalia.

 
04

I tre gradi di giudizio evitano che si consolidi l’errore processuale

FAVOREVOLE

I tre gradi di giudizio sono una garanzia di cui il sistema italiano non può fare a meno. Il fatto che il numero delle sentenze riformate superi il 50%, dimostra che il margine di errore possibile è, in primo grado, altissimo, con enorme rischio per la presunzione di innocenza.
Non è, inoltre, sostenibile che i tre gradi di giudizio provochino contraddizione. È vero il contrario, ovvero che un solo grado potrebbe non essere sufficiente a garantire che il processo soddisfi le sue effettive finalità, ovvero l’accertamento della verità, avendo contestualmente maggiore possibilità di condannare innocenti.
Il processo, infatti, è lo strumento per accertare se è stato commesso un reato ed è fondamentale garantire i cittadini finché questo non sia terminato.
Più che i tre gradi di giudizio dovrebbe essere valutato il livello di aderenza del nostro sistema processuale al modello accusatorio, ereditato dai paesi anglosassoni in sostituzione del precedente italiano di tipo inquisitorio. La commistione tra i due, e in particolare l’eredità di quello inquisitorio che si è realizzata nel caso italiano, sarebbe la vera causa dei limiti del sistema processuale.

CONTRARIO

Il sistema italiano pretende a differenza di quello anglosassone contadino e pragmatico, che privilegia la rapidità, scontando la possibilità di un margine di errore l’infallibilità del suo esito. A tal fine predispone innumerevoli garanzie e controgaranzie, possibilità di eccezioni e invalidità, casi di incompetenza, ripetuti nei tre gradi di giudizio. L’aspettativa di evitare l'errore porta inevitabilmente all'errore più sicuro e più grave, perché l’allungamento delle procedure in nome delle garanzie impedisce che la giustizia arrivi, oppure la rallentano in modo tale che il risultato delle attività processuali, quando arriva, è inservibile. L’Italia è un caso isolato rispetto alla maggior parte dei paesi europei e agli Stati Uniti dove la presunzione di innocenza cessa già dopo il primo grado di giudizio. Nello specifico si evidenzia che l’esistenza di un terzo grado di giudizio non è di per sé scorretta. Ciò che viene discusso è il ruolo del terzo grado di giudizio che non dovrebbe consentire al giudice di occuparsi dei fatti, riconoscendogli un mero ruolo interpretativo di questioni generali.

 
05

Il modello garantista è compatibile con l’efficienza dei processi

FAVOREVOLE

La presunta contraddizione tra il rispetto dei principi garantisti e l’efficienza dipende, secondo i sostenitori del modello garantista, dalle anomalie del sistema processuale italiano. In primo luogo quella della preferenza del sistema orale, che allunga i tempi processuali a causa delle difficoltà logistiche di presentare i testimoni con interventi e domande da più parti. La seconda anomalia deriva dalla legge sulla prescrizione, che negli altri paesi viene ancorata nel momento del primo atto giudiziario. Ciò esclude che l'imputato tragga qualche vantaggio dal prolungamento del processo nella speranza di salvarsi dall’applicazione di una sentenza di condanna. Peraltro un processo rapido deve comunque consentire all’imputato di difendersi e anche di difendere la sua reputazione in tempi ragionevoli. Va, inoltre, detto che quando si parla di “ragionevole durata”, si deve intendere non la semplice durata del processo, ma la durata del giusto processo, ovvero di un processo che rispetti le garanzie. Bisogna, in altre parole, essere certi che la velocità del processo non metta in discussione il sistema delle garanzie.

CONTRARIO

La Commissione per l'Efficienza della Giustizia (CEPEJ) del Consiglio d'Europa ha analizzato l’andamento dei sistemi giudiziari di tutti i 47 paesi membri del Consiglio d'Europa nell'anno 2012. Dal confronto ne ha dedotto che la giustizia italiana è lenta. Le cause di questa lentezza vanno ricercate nell’esasperazione del modello garantista. In Italia ci sono tre gradi di giudizio, due di merito e uno di legittimità, che spesso vengono usati tutti, allungando quindi la durata del processo, pur essendo invece preposti a garanzia dei cittadini. Un altro elemento che rallenta la giustizia, e che è connesso al sistema delle garanzie, è la duplicazione degli interventi giudiziali nel corso dello stesso processo, la moltiplicazione dei procedimenti che non si concludono mai in tempi ragionevoli. Spesso l’oggetto del processo viene valutato da un giudice all'altro, che dovrà studiarselo ogni volta ex novo, allungando i tempi della giustizia. Vi è, poi, una legislazione ‘invasiva’ e un apparato processuale antico.
Peraltro la lentezza della giustizia mina la certezza delle situazioni giuridiche, elidendo l'effetto deterrente della pena, e alimentando la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni.

 
06

Garantismo significa impunità

FAVOREVOLE

Per i sostenitori del garantismo è paradossale considerarlo sinonimo di insofferenza al controllo giudiziario. Il garantismo è, invece, un presidio contro gli abusi dei poteri pubblici. L’interpretazione contraria, che ricondurrebbe il garantismo a strumento di impunità dei potenti è frutto di una manipolazione da parte dei politici vicini alla dottrina giustizialista. A livello politico sulla distinzione tra garantismo e impunità si è esposto il Nuovo Centro Destra che nasce dalla scissione con il Popolo delle Libertà, dal quale si distacca proprio per le posizioni su questo tema. Anche per il Partito Democratico il garantismo non vuol dire impunità, ma osservanza del principio di legalità, prima, dopo e durante il processo. Il rispetto del principio di stretta legalità deve essere attuato attraverso il rigoroso controllo della legalità all'interno dello strumento processuale. Di questo controllo è presidio la cultura delle garanzie.

CONTRARIO

L’appello dei politici italiani al garantismo significa chiedere alla comunità di giustificare il salvacondotto per qualsiasi comportamento dei potenti. È, dunque, una deviazione della democrazia e delle sue regole. Non si nega l’utilità di una difesa del garantismo, ma purché questo non si traduca nel ritenere prevalenti le ragioni di chi delinque su quelle di chi subisce reati. Infatti, secondo Nicola Gratteri “verrebbe negata la funzione stessa dello Stato di diritto e ad esso si sostituirebbe l’arbitrio dei criminali, tutelati a prescindere nel loro agire contro le regole, già prima di commettere i reati e così incentivati nel compimento di atti antisociali” (Irresponsabile confondere garantismo e impunità, “MicroMega”, 3 novembre 2014). Questa interpretazione deviata del garantismo produce due distorsioni: in primo luogo diventa uno strumento di protezione della politica, posticipando senza data l’accertamento della responsabilità e le relative conseguenze. Per altro verso lo rende ambiguo in fase di applicazione, oscillando tra una tendenza umana e comprensiva quando a essere giudicati sono i vari potenti di turno e una intransigente quando lo sono i cittadini comuni.

  • Garantismo

    PRO\VERSI

    € 1,90

Loading…
Loading…
Loading…
Grazie per la tua opinione
Condividi e fai conoscere la tua opinione
Loading…