Voto di preferenza

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

In Italia, uno dei nodi del dibattito sulla legge elettorale riguarda la reintroduzione del voto di preferenza. La sentenza della Corte Costituzionale n. 1 del 2014, esprimendosi sulla legittimità della legge elettorale vigente (n. 270 del 2005), consente al legislatore, nella redazione della nuova legge, di scegliere se reintrodurre o no il voto di preferenza, purché il sistema selezionato assicuri la conoscibilità dei rappresentanti. Il 18 gennaio 2014 è stato elaborato il progetto della nuova legge elettorale, in parte frutto dell’accordo tra il premier Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi (il cosiddetto “patto del Nazareno” dal nome della via romana presso la quale è situata la sede del Partito Democratico, luogo del primo incontro tra i due leader politici). Il patto escludeva che l’elettore potesse esprimere il voto di preferenza, prevedendo liste bloccate corte, ovvero il mantenimento in capo ai partiti della designazione dei candidati della lista, come nella legge vigente, pur entro un numero limitato, a garanzia della conoscibilità dei candidati. La proposta è confluita nel disegno di legge presentato alla Camera il 14 marzo 2014. Rispetto a questa prima versione la mancanza del voto di preferenza è stata messa in discussione dal Movimento Cinque Stelle, Nuovo Centro Destra, Lega e Fratelli d’Italia, che attribuiscono al voto di preferenza il valore simbolico di strumento di garanzia del sistema democratico. Il 12 novembre 2014, in un secondo incontro tra Renzi e Berlusconi, sono state parzialmente riviste le condizioni dell’accordo, con l’introduzione della possibilità dell’elettore di scegliere il candidato con l’eccezione del capolista, individuato dalle segreterie di partito.

 
01

Il voto di preferenza garantisce il diritto di scelta dell'elettore

FAVOREVOLE

Il sistema elettorale vigente, disciplinato dalla legge n. 270 del 2005, basato sul sistema delle liste bloccate lunghe (senza limiti di candidabili), è stato contestato espressamente dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 1 del 2014. Secondo la Corte Costituzionale le liste lunghe non garantirebbero la conoscibilità dei candidati da parte dei cittadini, con il conseguente effetto di limitarne il concorso alla scelta dei propri rappresentanti. Il vigente sistema di selezione dei rappresentanti determinava la composizione di un Parlamento di nominati dai partiti e non eletti dal popolo. I costituzionalisti evidenziano che il sistema elettivo deve garantire che l’elettore possa scegliere liberamente il proprio candidato. Il nuovo disegno di legge ripropone il sistema delle liste bloccate, riconsegnando alle segreterie di partito la designazione dei rappresentanti. Al contrario, secondo alcune forze politiche (in particolare Movimento Cinque Stelle, Fratelli d’Italia, Nuovo Centro Destra, Lega, nonché Enrico Letta del Partito Democratico) le preferenze sono l’unico sistema espressione di una democrazia che opera dal basso, ovvero nel rispetto delle scelte dell’elettore.

CONTRARIO

Alcuni studiosi ritengono che considerare il sistema delle preferenze come unico strumento per dare la possibilità al cittadino di scegliere sia una ingenuità o una affermazione propagandistica. Lo dimostra il fatto che pochissimi paesi europei ricorrono al sistema delle preferenze. Esse, invece, sono il mezzo con il quale i candidati, e gli eventuali gruppi di interesse nazionali o locali che li appoggiano, entrano in competizione con gli altri candidati del loro stesso partito. Con le preferenze, alla competizione fra partiti si sostituisce quella interna tra i candidati dello stesso partito. La presenza delle preferenze blocca il sistema politico, impedendo l’alternanza al governo; evidenziano come il sistema elettorale che prevede l’inserimento delle liste bloccate non è in assoluto incostituzionale dal punto di vista della libertà di scelta dell’elettore. Quello che la Corte Costituzionale, nella sentenza n. 1 del 2014, contesta alla legge n. 270 del 2005 è che liste bloccate lunghe impediscono all’elettore di individuare gli eleggibili. Quindi, la condizione che tutela il suo diritto di scelta è la possibilità di individuare con chiarezza chi va a eleggere.

 
02

Il voto di preferenza si piega a una logia clientelare e aumenta i costi della politica

FAVOREVOLE

La più frequente tra le critiche al sistema delle preferenze, ovvero quella di essere fattore di aumento della corruzione e dei costi della politica, è messa in dubbio da diversi studiosi. Infatti, l’associazione dell’aumento della corruzione alla presenza del voto di preferenza è un luogo comune, poiché anche sistemi elettorali basati sulle primarie e le liste non sono esenti da tale fenomeno che è perciò esogeno. Nei sistemi dove sono presenti le primarie, infatti, l’apertura delle stesse consente ad elettori di partiti di destra di partecipare, inquinando i risultati delle primarie di sinistra e viceversa. La diffusione della corruzione derivante dal voto di preferenza, può essere ridotta se esso venisse esercitato nell’ambito di collegi piccoli. Anche l’aumento del costo della politica, quale conseguenza del voto di preferenza, non rappresenta la regolarità e, in ogni caso, le spese elettorali possono essere efficacemente regolate per ridurre tale effetto. Peraltro, nel caso di voto di preferenza, l’aumento dei costi dipende dalle spese del singolo candidato presso i territori che presidia, a garanzia del diritto alla libera scelta dell’elettore.

CONTRARIO

I sistemi elettorali con voto di preferenza sono fattore di aumento della corruzione. Infatti, rimettono nelle mani dei poteri locali, se non a volte della malavita organizzata, il controllo dei voti, espropria i partiti del compito di selezionare i candidati aumentando i costi necessari per la campagna elettorale. Una prova storica di tale legame è rappresentata dal periodo di tangentopoli, nel quale la società italiana era particolarmente frammentata e, a livello politico, emergevano logiche clientelari piegate al volere di organizzazioni portatrici di microinteressi settoriali. Una seconda prova è quella dei 320 comuni italiani sciolti per infiltrazione mafiosa. In relazione a tale situazione si ritiene che un argine alla presenza della criminalità organizzata in politica può venire soltanto da regole di voto che eliminino, una volta per tutte, lo scambio corrotto tra politico e cittadino, possibile attraverso il voto di preferenza. Il sistema peggiore sembra essere quello in cui il voto di preferenza viene spalmato in collegi elettorali grandi, perché qui non c’è legame del candidato col territorio e quindi aumentano entrambi gli effetti negativi descritti.

 
03

Le preferenze sono l'unico sistema che garantisce la rappresentatività

FAVOREVOLE

La Corte Costituzionale, sentenza n. 1 del 2014 sulla legge elettorale n. 270 del 2005  (Porcellum), afferma che i congegni elettorali non possono causare effetti troppo distorsivi rispetto alle scelte dei votanti. Il voto di preferenza rappresenta la via maestra per garantire il mantenimento del legame col territorio e la rappresentatività. L’alternativa delle liste corte, come previsto nel disegno di legge Italicum, non è in grado di produrre lo stesso effetto, visto il concreto meccanismo di trasformazione dei voti in seggi, ampiamente mediato a livello nazionale e per nulla riferibile con certezza ai candidati delle singole circoscrizioni. In questo specifico caso, solo il modello spagnolo (ove l’attribuzione dei seggi avviene in ogni singolo collegio senza recupero nazionale dei resti) poteva garantire rappresentatività. Diversamente, poiché nel sistema proposto l’attribuzione dei seggi avviene sulla base dei voti conseguiti a livello nazionale, un voto espresso in Friuli può servire a eleggere un deputato non a Trieste, ma a Trapani o a Roma, incidendo sulla scelta dell’elettore e quindi sulla rappresentatività.

CONTRARIO

Secondo gli studiosi la maggiore rappresentatività delle preferenze è un mito da sfatare. Lo dimostra il fatto che la maggior parte dei paesi democratici opta per sistemi elettorali diversi senza che venga messa in dubbio la loro capacità rappresentativa. Il vero elemento discriminante dei sistemi sembra invece riguardare la fase della selezione dei candidati: con le preferenze ciascun candidato affronta la competizione elettorale autonomamente (anche in eventuale dissenso col partito), mentre con le liste i candidati sono soltanto quelli graditi ai partiti. Quindi si avrà un Parlamento di nominati e non di eletti, ovvero la rappresentatività sarà intermediata dal partito in coerenza con le norme costituzionali. L’avversione per i sistemi alternativi, considerati non in grado di garantire rappresentatività, sembra ingiustificata soprattutto in considerazione degli effetti distorsivi che il perseguimento della rappresentatività attraverso la reintroduzione tout court delle preferenze produce (esasperazione, dibattito, leaderismi, logica clientelare.

 
04

Le preferenze garantiscono il mantenimento di un assetto democratico all'interno dei partiti

FAVOREVOLE

La reintroduzione del sistema del voto di preferenza dovrebbe garantire il recupero di legittimazione della classe politico-parlamentare, restituendole autorevolezza attraverso la ricostruzione di un rapporto con il territorio. La riforma deve quindi essere volta alla reintroduzione del voto di preferenza sulle candidature proposte dal partito. Il voto di preferenza, poiché consente all’elettore di essere direttamente coinvolto nella selezione degli eletti (e non solo dei candidabili), evita, da una parte, soluzioni come l’organizzazione delle primarie (da molti ritenute inefficaci in termini di democrazia sostanziale) e, dall’altra, effetti di rafforzamento dei leader di partito, a scapito della coesione interna (in particolare a scapito delle minoranze all’interno del partito) o delle oligarchie rappresentate dalla vecchia dirigenza che impediscono il rinnovamento democratico della classe politica.

CONTRARIO

L’effetto negativo ricollegabile alla reintroduzione delle preferenze è, secondo alcuni costituzionalisti, la violazione del principio di eguaglianza sostanziale. Questo effetto conduce a ritenere la soluzione della reintroduzione delle preferenze la meno adatta a garantire la selezione democratica dei candidabili all’interno dei partiti. Infatti, le preferenze producono un vantaggio a favore di coloro che hanno adeguate risorse economiche per sostenere la propria campagna elettorale. Ciò produce l’effetto paradossale dell’aumento della competizione intrapartitica e la corsa alla ricerca dei fondi personali per prevalere, con una conseguenza generale di riduzione del livello di democrazia interna al partito. A garanzia dell’assetto democratico del partito, sembrano migliori i sistemi alternativi come quelli maggioritari con uninominale, nei quali resta affidata ai partiti la responsabilità di indicare i candidati, preferibilmente con le primarie. Il ruolo dei partiti dovrà essere quindi quello di selezionare i candidati da presentare in lista sulla base della conoscenza del territorio e sulla loro competenza.

 
05

Il coinvolgimento preelettorale (ad esempio le primarie) nella individuazione dei candidati è considerabile un’alternativa percorribile rispetto alle preferenze

FAVOREVOLE

Rispetto al sistema delle preferenze, l’alternativa del coinvolgimento preelettorale (come nel caso delle primarie) non risulta percorribile in un paese come l’Italia. Sistemi nei quali l’elettore viene coinvolto nella fase preelettorale, infatti, presuppongono che gli elettori scelgano il partito in funzione del candidato e che la competizione elettorale si basi su programmi elettorali alternativi molto simili, con frequente alternanza politica. Questo contesto complessivo è incompatibile con il nostro paese, che ha estese fratture ideologiche. In Italia, peraltro, un tentativo di coinvolgere il popolo nella individuazione dei propri candidati è stato fatto (si pensi in particolare alle primarie fatte dal Partito Democratico o alla partecipazione on-line incentivata dal Movimento Cinque Stelle), ma ha prodotto principalmente l’effetto di rafforzare il legame con i singoli leader di partito, determinando la scelta dell’elettore tra i partiti e togliendo forza ai candidati locali.

CONTRARIO

Il mantenimento delle preferenze, senza considerazione delle alternative percorribili, rappresenta un’anomalia italiana. Infatti, esistono esempi, anche nel panorama italiano, di coinvolgimento preelettorale dei votanti che hanno funzionato perfettamente. Pensiamo al caso della Toscana, la cui legge regionale disciplina espressamente le primarie pubbliche per le candidature regionali e il sistema elettorale è basato sulle liste bloccate. I partiti che vogliono usare le primarie pubbliche possono far scegliere ai cittadini l'ordine di lista dei candidati. In questi casi il problema fondamentale per evitare che questi sistemi incidano sulla coesione interna dei partiti è distinguere un momento in cui i partiti scelgono i candidati al loro interno (fase nella quale possono essere coinvolti gli elettori) dal momento della campagna elettorale che invece deve essere destinata a scegliere in alternativa tra i partiti e le coalizioni. Peraltro, questo sistema è presente ed efficiente anche nelle grandi democrazie europee, come ad esempio in Germania. Per contro questo sistema è inviso soprattutto dai piccoli partiti che potrebbero rimanere fuori dalla competizione elettorale.

 
06

La reintroduzione delle preferenze rappresenta la volontà della società italiana

FAVOREVOLE

Nella fase di genesi della nuova legge elettorale si evidenzia un’incapacità di cogliere la volontà degli elettori che, da tempo, si esprime in favore delle preferenze. Nei sondaggi di opinione commissionati a vari istituti è emerso che una percentuale maggioritaria degli italiani vorrebbe la reintroduzione delle preferenze nel nuovo disegno di legge elettorale. In particolare, nel sondaggio ISPO (Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione) si evidenzia che la necessità della reintroduzione è giustificata nell'ottica di una maggiore partecipazione del cittadino al processo decisionale. In dottrina si evidenzia che l’atteggiamento generale, specie quello politico, ignora la volontà degli italiani. Infatti, in particolare la vicenda dell’Italicum mostra che una parte della classe politica preferisce un “parlamento di nominati”, ovvero di soggetti selezionati dalle segreterie di partito, ignorando completamente l’unica cosa che sembrava chiara alle restanti forze politiche (NCD, Movimento Cinque Stelle), cioè la volontà degli italiani di tornare a selezionare direttamente chi li governa.

CONTRARIO

Le preferenze sono un’eccezione in uso in pochi e piccoli-medi stati europei, nessuno in grado di essere modello per il sistema elettorale italiano. Reintrodurre il sistema delle preferenze non risponde, inoltre, alla volontà espressa dagli italiani. Lo dimostra, in primo luogo, il referendum del 1991 con il quale il popolo italiano contribuì a cambiare il sistema elettorale, chiedendo di adeguarlo al principio maggioritario che dà la vittoria a chi ottiene la maggioranza relativa dei voti. Secondariamente, basti osservare i dati sull’effettivo utilizzo del voto di preferenza nella penisola. Alle ultime elezioni europee, su 27 milioni e rotti di voti validi, le preferenze espresse sono state poco più di 12 milioni. Le preferenze sono state utilizzate poco per le elezioni regionali e locali. Per queste ultime lo scarso utilizzo si può spiegare con la parallela possibilità di scelta diretta del sindaco (o del presidente della Provincia) che soddisfa la volontà degli elettori italiani di essere rappresentati.

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