La guerra può essere giusta

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

Il concetto di “guerra giusta” affonda le sue radici in epoca arcaica. Nella Grecia antica, Aristotele aveva cercato di giustificare la guerra da un punto di vista morale, definendola giuridicamente giusta in tre casi: per la difesa dei confini, per esercitare egemonia sui popoli conquistati e per ridurre in schiavitù i barbari. A Roma era lo jus belli a regolare i conflitti, che dovevano essere indetti, e poi dichiarati, seguendo una particolare procedura giuridica. La guerra era considerata giusta non per motivi specifici di difesa o liberazione, ma semplicemente perché dichiarata e combattuta secondo determinate procedure giuridiche.
Il concetto di guerra giusta in senso moderno trova le sue origini nel pensiero cristiano e l’argomento ha attraversato la riflessione filosofica, da Agostino (IV sec.) a Tommaso D’Aquino (VIII sec.). Per i teologi e i filosofi cristiani una guerra era giustificabile se intrapresa per motivi di difesa, per punire chi aveva provocato un grave danno e per riparare un torto. I conflitti dovevano inoltre essere sempre combattuti con moderazione.
Oggi si parla di guerra giusta in riferimento alla difesa dei diritti dell’uomo: se come comunità internazionale ci si pone il fine del rispetto dei diritti umani in nome di una pace giusta, si riterranno giusti anche i mezzi per difenderla, purché proporzionati. Al centro del problema della guerra giusta nella società contemporanea globalizzata ci sono il Diritto Internazionale e i Diritti dell’uomo.

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La guerra giusta non esiste

FAVOREVOLE

Dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 ad opera dell’organizzazione terroristica di matrice islamica Al Qaeda, gli Stati Uniti hanno fatto ricorso al concetto di guerra giusta al fine di legittimare gli attacchi preventivi che si sono susseguiti nei territori che ospitavano i gruppi terroristici. Fondamentale a tal proposito risulta il discorso tenuto dal presidente George W. Bush all’Accademia Militare di West Point il I giugno 2002, che pone le basi della “dottrina Bush”, che di fatto giustifica le guerre preventive statunitensi. In Italia, Maurizio Viroli, professore emerito di Teoria Politica presso l'Università di Princeton e presso l'Università della Svizzera Italiana a Lugano, intervenendo in un dibattito lanciato dal sito “mosaicodipace.it” in merito alla teoria della guerra giusta, collega il concetto con quello di guerra umanitaria, ritenendo alcuni interventi necessari per difendere i Diritti umani dei popoli.

CONTRARIO

Gino Strada, il medico attivista fondatore dell’ONG Emergency, è un fermo oppositore di qualsiasi tipo di conflitto armato. Nel dicembre del 2015 ha rilasciato un’intervista alla rivista “Left” nella quale critica il concetto di guerra giusta e propone, al contrario, l’abolizione della guerra come unica salvezza per l’uomo. Anche Pietro Scoppola, professore di Storia Contemporanea presso l’Università “La Sapienza” ed ex senatore della Democrazia Cristiana, pur ammettendo il ricorso alla guerra per necessità estreme di difesa, si è detto contrario alla dottrina della guerra giusta, ritenendola ormai superata e criticando le guerre preventive condotte dagli Stati Uniti in Afghanistan e in Iraq.
In campo cattolico, hanno parlato della dottrina della guerra giusta in termini negativi il teologo Fernando Enns e Papa Francesco. Il teologo ha spiegato in un’intervista come la teoria della guerra giusta sia stata abusata nella storia per giustificare attacchi indiscriminati; Papa Francesco, invece, nel libro-intervista Politique et societé, scritto insieme al sociologo Dominique Wolton, ha segnato una vera e propria rottura con la precedente tradizione cattolica.

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