Abolizione dei compiti a casa

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

L'abolizione dei compiti a casa è uno dei temi più discussi a livello mondiale per quanto riguarda l'istruzione. In alcuni paesi, come la Finlandia, si sono già presi provvedimenti che vanno verso questa direzione.
In Italia l'assegnazione dei compiti a casa e per le vacanze è prevista dalle norme ed è sempre stata a discrezione del corpo docente.
In anni recenti alcuni esponenti parlamentari hanno proposto la progressiva diminuzione dei compiti (forma considerata da molti obsoleta e controproducente per l'apprendimento del ragazzo, al contrario di altri che la reputano ancora fondamentale), che possono essere sostituiti da altre attività che si svolgono sempre a scuola e da una maggiore disponibilità di sfruttare il tempo libero in attività extrascolastiche (sport, il semplice stare con la propria famiglia ecc.).
Tutto ciò fino all'anno scolastico 2017/2018, in cui 166 classi italiane di scuola primaria e media, divise in cinque province italiane (Biella, Verbania, Milano, Torino e Trapani) si è dato il via alla sperimentazione che che prevede l'abolizione dei compiti a casa.

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La formula dei compiti a casa è discriminatoria in quanto avvantaggia gli studenti che crescono in contesti più istruiti ed economicamente più agiati

FAVOREVOLE

Rispetto al passato, in cui l'insegnamento della scuola obbligatoria si rivolgeva a un'élite molto selezionata, oggi l'istruzione non può che essere democratizzata, dunque accessibile e fruibile a tutti allo stesso modo.
Ad oggi è innegabile parlare di una scuola che crea disuguaglianza, soprattutto nel perpetrare l'usanza dei compiti a casa.
I compiti a casa, infatti, favoriscono gli studenti appartenenti a famiglie più agiate e più istruite. Le prime, infatti, possono permettersi di pagare insegnanti di sostegno ai propri figli; gli studenti che crescono in ambienti familiari di istruzione medio-alta, invece, possono sfruttare l'aiuto dei propri familiari e saranno dunque avvantaggiati rispetto agli studenti cresciuti in famiglie meno istruite, necessariamente costretti a svolgere i compiti da soli.
Per eliminare questo tipo di disuguaglianza è perciò necessario abolire i compiti a casa.

CONTRARIO

Non sono i compiti a domicilio a creare disuguaglianza tra studenti più o meno ricchi o tra famiglie più o meno istruite, ma le metodologie attraverso cui essi vengono assegnati.
È importante conservare l'usanza dei compiti a casa, strumento necessario per l'apprendimento e la formazione dello studente, e favorire tutti quegli strumenti che garantirebbero un supporto alle famiglie in modo che sia la scuola a farsi carico dello studio personale dei singoli studenti: connessione internet in tutte le aule delle scuole italiane; creazione di “ambienti virtuali per l’apprendimento” efficienti, affinché i docenti possano “pilotare”, attraverso un cruscotto digitale, le attività al di fuori della scuola degli studenti (contributo concreto per ridurre le ore di compiti a casa, ma soprattutto il gap nei risultati scolastici tra le famiglia più avvantaggiate economicamente e quelle più svantaggiate).

 
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I compiti a casa vanno aboliti in quanto forma obsoleta e controproducente per l'apprendimento e la formazione dello studente

FAVOREVOLE

Studiare di più non è garanzia di migliori risultati. Al contrario, la dilazione nel tempo dell'esercizio è un fattore efficacissimo per l'apprendimento.
Anche lo studio Does Homework Perpetuate Inequities in Education? pubblicato dall'OCSE il I dicembre 2014 sul sito “oecd-ilibrary.org” dimostra che, seppure passando molte ore sui libri, gli studenti italiani presentano alti tassi di analfabetismo funzionale.
Con l'obbligo dei compiti si rischia che lo studente si abitui a ripetere le lezioni a memoria per poi rigettarle a comando durante interrogazioni e verifiche.
Inoltre, spesso i genitori si sostituiscono ai figli nel fare materialmente i compiti, evitandogli da un lato un confronto veritiero col giudizio degli insegnanti e creando, dall'altro, una dipendenza genitore-figlio inopportuna.
L’insegnamento e l’apprendimento devono avvenire solo a scuola, in presenza del docente. Il tempo dedicato all’espletamento degli impegni di studio (vacanze e pomeriggi dopo la scuola) dovrebbe essere impiegato in altro modo.
L'Italia dovrebbe seguire esempi come la Finlandia, dove i compiti sono stati aboliti ma dove, allo stesso tempo, gli studenti sono fra i più preparati d'Europa.

CONTRARIO

“Liberare” totalmente gli studenti dai compiti a casa vorrebbe dire gettarli in pasto alle distrazioni cui sono già soggetti (informatica, social media, chat etc.). Un'idea perversa e pericolosa che li istruisce a non fare il minimo sforzo. In questo senso, l'idea da combattere è quella del “successo formativo garantito”, in cui il voto più basso non va comunque al di sotto della sufficienza, una visione errata in cui tutti devono riuscire per forza. La scuola deve invece aiutare chi rimane indietro ma premiare chi apprende e si impegna di più.
Anche le statistiche che vorrebbero gli studenti italiani sovraccarichi di compiti non sono veritiere. Nei paesi in cui gli studenti passano molte ore sui libri si ottengono sempre maggiori risultati (ad es. in Cina e Corea del Sud).
Il lavoro didattico a casa è necessario per consolidare le conoscenze acquisite a scuola e per stimolare l’autonomia degli studenti. Il metodo migliore sarebbe quello dei “compiti intelligenti”: non più di due ore a casa sui libri e senza l’aiuto dei genitori. I compiti dovrebbero rappresentare l'incontro perfetto tra scuola e famiglia.

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