Donald Trump è un buon presidente degli Stati Uniti d'America

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

La figura del 45esimo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha suscitato un dibattito notevole fin dai primi giorni della sua campagna elettorale per la corsa alla presidenza.
L’amministrazione Trump è stata al centro dei mass media sia per quanto riguarda questioni di carattere nazionale, come l’abolizione dell’Obamacare o la legittima difesa e il possesso di armi da fuoco, sia per problemi di portata internazionale, come la crisi nucleare con la Corea del Nord e le minacce del leader nordcoreano Kim Jong-un; la costruzione del muro al confine con il Messico e l’accordo sul nucleare con la Repubblica Islamica dell’Iran.
Donald Trump ha abbracciato le tematiche del protezionismo – giungendo persino a imporre dazi su acciaio e alluminio – dell’autarchia e della difesa dei cittadini americani, mostrandosi un conservatore convinto all’interno del Partito Repubblicano.
Etichettato come un estremista dai suoi avversari, Trump ha assunto spesso posizioni molto spinte, tanto da inimicarsi persino alcuni esponenti del suo stesso partito.
La sua figura si distingue nettamente da quella del suo predecessore alla Casa Bianca, il democratico Barack Obama. Numerosi traguardi raggiunti in precedenza dall’amministrazione Obama, infatti, sono stati smantellati dal nuovo presidente, suscitando l’approvazione degli elettori di Trump e la critica dei suoi avversari politici, nonché di una parte dell’opinione pubblica sia interna agli USA che internazionale.

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01

I dazi commerciali proposti da Donald Trump non minacciano gli alleati degli Stati Uniti ma proteggono esclusivamente i lavoratori e l’economia statunitensi

FAVOREVOLE

Il ricorso da parte della presidenza americana a una serie di dazi commerciali sulle importazioni statunitensi, nonostante le numerose critiche e accuse da parte dei paesi alleati degli Stati Uniti, è stato difeso assiduamente dallo stesso presidente Trump.
Egli ha sostenuto che le misure protezionistiche avanzate dal suo governo, in particolare la firma della legge che approva dazi commerciali su alluminio e acciaio, siano frutto di un programma volto esclusivamente a proteggere i lavoratori statunitensi e l’economia americana, garantendo maggiore sicurezza al sistema di produzione nazionale.
Diversi sostenitori della politica economica di Trump hanno considerato che la scelta del presidente di chiudere gli Stati Uniti alla globalizzazione economica sia una manovra necessaria per gli Stati Uniti, affermando che anche altri paesi dovrebbero prendere esempio da tale decisione.
Alcuni autori hanno inoltre evidenziato l’inutilità delle critiche avanzate dall’Unione Europea e dalla Cina, poiché i livelli dei dazi commerciali proposti da Trump sono in realtà molto inferiori a quelli europei e cinesi in vigore da diversi anni.

CONTRARIO

La decisione dell’amministrazione Trump di attuare misure protezionistiche tramite l’adozione di dazi commerciali sui prodotti importati in America ha suscitato numerose critiche da parte dei paesi europei e da altre potenze economiche come la Cina.
Donald Trump è ritenuto responsabile di avere avviato una vera e propria guerra commerciale nei confronti dei paesi esportatori, con il solo intento di rafforzare l’economia americana a svantaggio dei propri alleati.
Diverse voci si sono alzate contro questa decisione: il commissario europeo per il Commercio, Cecilia Malmström, ha auspicato una fase di dialogo con Washington per cercare di accordarsi con il presidente Trump per un’eventuale esenzione dai dazi per l’Unione Europea.
Il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, ha invece definito “deludenti” le decisioni economiche di Trump, sollecitando una risposta proporzionata da parte di Bruxelles.
Aspre critiche sono state pronunciate infine dal ministro degli esteri della Repubblica Popolare Cinese, il quale ha definito le misure commerciali di Trump una scelta che penalizzerà numerosi attori sulla scena globale.

 
02

L’accordo sul nucleare con l’Iran ha prodotto eccellenti risultati, fino all’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump

FAVOREVOLE

Dall’arrivo alla presidenza degli Stati Uniti del repubblicano Donald Trump i rapporti tra Washington e Teheran si sono nettamente deteriorati rispetto alla questione del nucleare bellico e l’avvicinamento raggiunto dai due paesi negli anni precedenti sembra essersi invertito. Donald Trump ha impresso una linea decisamente dura nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran, che viene ora ritenuta dagli Stati Uniti un pericoloso nemico nella regione del Medio Oriente.
Per l’inquilino della Casa Bianca, Teheran rappresenta una minaccia sia a causa del suo arsenale nucleare sia per la mancanza di rispetto dei diritti umani, oltre che per il supporto che danno ad alcune organizzazioni paramilitari islamiche, come Hezbollah. Le intenzioni del presidente Trump sono quelle di allontanarsi dall’accordo sul nucleare con l’Iran voluto dall’ex presidente Barack Obama nella precedente amministrazione.
In risposta alla minaccia nucleare e alla possibilità di una nuova guerra fredda, la Casa Bianca ha deciso di agire d’anticipo e con precauzione, non solo contro l’Iran ma anche contro la Cina e la Federazione Russa, potenziando le proprie forze militari e armi nucleari.

CONTRARIO

I rapporti tra Stati Uniti e Repubblica Islamica dell’Iran sono stati per alcuni anni pacifici e positivi, culminando nell’accordo sul nucleare stipulato grazie all’intervento di Barack Obama e della sua amministrazione nel 2015.
Con la vittoria del repubblicano Donald Trump alla Casa Bianca le tensioni con Teheran sono invece tornate a inasprirsi. Il presidente repubblicano ha infatti alzato i toni nei confronti con l’Iran e ha puntato il dito contro l’accordo sul nucleare, ritenendosi contrario alla sua certificazione.
Diversi esponenti politici hanno risposto alle insinuazioni di Trump definendo l’accordo sul nucleare un grande successo che nel corso degli ultimi anni ha portato a eccellenti risultati.
Sia il presidente della Repubblica Islamica dell’Iran Rouhani sia la guida spirituale Khamenei hanno lanciato delle accuse contro la presidenza Trump, rifiutandone le posizioni.
Federica Mogherini, Alto rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea, ha ribadito che l’accordo sul nucleare non può essere smantellato, in quanto si tratta di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

 
03

La controriforma sanitaria di Donald Trump rimpiazzerà il sistema inefficace dell’Obamacare

FAVOREVOLE

La proposta lanciata già durante la campagna elettorale di Donald Trump per smantellare completamente il sistema sanitario voluto dal predecessore, Barack Obama, ha dimostrato di avere diversi sostenitori sia nel mondo politico che tra l’opinione pubblica statunitense. Le principali accuse rivolte da Trump nei confronti del sistema sanitario entrato in vigore nel 2010, noto con il nome di Obamacare, riguardano l’eccessiva spesa di fondi statali, e quindi di denaro dei contribuenti, per mettere in piedi un sistema che si è rivelato inefficace sotto tutti i punti di vista.
La controriforma sanitaria di Trump prevede in sostanza la cancellazione dei sussidi governativi alle assicurazioni sanitarie per dare invece più spazio al libero mercato e all’iniziativa privata. Trump ha più volte ribadito, riscuotendo notevoli approvazioni tra i suoi elettori e sostenitori, che l’Obamacare si è rivelata una riforma disastrosa.
L’inquilino della Casa Bianca e la sua amministrazione hanno dunque fatto appello al Congresso per approvare una nuova legge che invece avrà un impatto praticamente nullo in termini di costi per lo stato imprimendo un taglio netto con il sistema sanitario precedente.

CONTRARIO

La volontà del presidente Donald Trump di promuovere un’ampia controriforma volta a smantellare il sistema sanitario edificato dell’ex presidente Barack Obama ha suscitato non poche critiche nel mondo politico e dell’opinione pubblica statunitense, sviluppando un ampio dibattito sulla questione delle assicurazioni sanitarie negli Stati Uniti e sulla cancellazione dei sussidi statali.
Molti rappresentanti del Congresso sono critici verso la decisione, avanzata già durante la campagna elettorale di Trump, di cancellare l’Obamacare. Tra i critici della controriforma sanitaria sono emersi addirittura alcuni senatori repubblicani che si sono trovati in disaccordo con la strategia del presidente USA.
La manovra, secondo molti autori, comporta una completa distruzione della sanità americana riformata dalla precedente amministrazione nel 2010.
Donald Trump è stato inoltre criticato per non aver predisposto un programma realmente alternativo all’Obamacare, rischiando in questo modo di compromettere il diritto alle cure mediche dei cittadini statunitensi meno ricchi in nome dei principi di libero mercato tanto cari alla destra Repubblicana.

 
04

La costruzione di un muro al confine con il Messico è una decisione irrazionale che mina i rapporti tra Stati Uniti e gli altri paesi dell’America centrale

FAVOREVOLE

Il progetto della costruzione di un muro lungo il confine meridionale degli Stati Uniti con il Messico è un argomento che per lungo tempo ha occupato una posizione di rilievo nella campagna elettorale di Donald Trump per la corsa alla Casa Bianca. A seguito della vittoria alle presidenziali, Trump ha insistito per portare avanti questo progetto.
La ragione principale della costruzione di una barriera lungo lo sterminato confine con il Messico è dettata dalla necessità di contenere l’immigrazione clandestina di numerosi cittadini messicani e degli altri paesi del Centro America che per diversi anni sono entrati illegalmente nel territorio statunitense e ancora oggi tentano di accedervi.
Il progetto del muro rappresenta dunque una risposta necessaria alla problematica dell’immigrazione e nel corso della presidenza Trump sono state presentate diverse varianti da alcune aziende statunitensi.
Donald Trump ha dimostrato di credere fortemente in questo progetto e si è detto determinato a fare in modo che le spese per la costruzione ricadano sul governo del Messico, principale responsabile del flusso di migranti che ogni giorno tentano di raggiungere il sud degli Stati Uniti.

CONTRARIO

La volontà del presidente Trump di costruire un muro al confine tra Messico e Stati Uniti ha suscitato molte polemiche. L’idea di erigere una nuova barriera tra i due Stati ha infatti suscitato scontento e indignazione tra l’opinione pubblica internazionale e numerosi rappresentanti politici si sono espressi contro questa decisione, richiamandosi ai diritti umani e al diritto di emigrazione.
Il presidente del Messico, Enrique Nieto, si è inoltre ritenuto contrario alla decisione del presidente Trump di costringere il Messico a sostenere interamente le spese per la realizzazione di questa costosa opera.
Il Messico si è infatti ritenuto non responsabile dei flussi migratori che giungono nella parte meridionale degli Stati Uniti, specialmente se si tiene conto che la parte maggioritaria dei migranti è costituita da cittadini degli altri paesi del Centro America che usano il Messico soltanto come paese di transito.
Altri personaggi politici di fama mondiale, come il presidente cubano Raul Castro, hanno espresso la loro contrarietà al muro, definendolo frutto di una decisione irrazionale che minerà i rapporti tra Washington e gli altri paesi dell’America centrale.

 
05

Il possesso delle armi da fuoco negli Stati Uniti è un diritto sancito dalla Costituzione americana che non deve essere limitato in alcun modo

FAVOREVOLE

La diffusione delle armi da fuoco negli Stati Uniti è un fenomeno che suscita da diversi decenni numerose polemiche. Tra i sostenitori della vendita di armi troviamo innanzitutto la National Rifle Association (NRA) che in diverse occasioni ha appoggiato la diffusione di armi su tutto il territorio nazionale non soltanto per gli interessi economici delle grandi lobby ma specialmente per garantire al meglio il diritto all’autodifesa, espressamente previsto dal secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America.
Ad appoggiare questa linea vi è anche il presidente Donald Trump, il quale ha ribadito in diverse occasioni che le stragi causate dall’utilizzo di armi da fuoco non sono causate dall’ampia diffusione negli Stati Uniti di pistole e fucili, ma piuttosto dall’utilizzo improprio da parte di soggetti isolati che compiono i terribili atti che si sono verificati recentemente.
In risposta all’ennesima strage avvenuta in una scuola della Florida il 14 gennaio 2018, il presidente degli Stati Uniti si è detto favorevole alla proposta di armare gli insegnanti per prevenire al massimo il rischio di nuovi attacchi nelle scuole.

CONTRARIO

Tra l’opinione pubblica americana diversi cittadini si ritengono contrari ad una larga diffusione delle armi da fuoco tra la popolazione e rigettano le proposte e la linea politica che ha adottato in merito il presidente Trump.
In diverse occasioni queste posizioni sono state supportate da politici e rappresentanti, in alcuni casi facenti parte dello stesso schieramento repubblicano del presidente Trump. E’ il caso, per esempio, del senatore Marco Rubio, il quale non si è ritenuto favorevole alla proposta del presidente di armare ed addestrare gli insegnanti per prevenire le stragi nelle scuole.
Il problema della diffusione delle armi negli Stati Uniti rimane un argomento di acceso dibattito. Tra le proposte dei critici del diritto all’uso indiscriminato di fucili e pistole diversi esponenti politici americani hanno proposto di aumentare l’età minima per la vendita di armi ai cittadini.
Molte critiche sono state inoltre rivolte anche alla National Rifle Association (NRA), accusata di non dare sufficiente peso alle gravi e numerose stragi che si sono verificate nel corso degli anni in alcune scuole degli Stati Uniti.

 
06

Le minacce del presidente Trump nei confronti della Corea del Nord hanno inasprito la crisi nucleare con Pyongyang

FAVOREVOLE

Precedentemente al clima di distensione instauratosi a partire da marzo 2018, il presidente Trump ha ritenuto che la Corea del Nord e il suo leader supremo, Kim Jong-un costituissero un pericolo per gli Stati occidentali. La politica nucleare del dittatore nordcoreano avrebbe infatti innescato una crisi senza precedenti tra gli Stati Uniti e Pyongyang, che rimanda alle vicende della Guerra Fredda.
Le risposte alle minacce lanciate dalla Corea del Nord andrebbero predisposte, secondo la Casa Bianca, con un’azione forte e con l’inasprimento delle sanzioni economiche fino a che Pyongyang non decida di piegarsi alla comunità internazionale e smantellare il proprio arsenale nucleare.
Gli Stati Uniti cercano appoggio e collaborazione dai propri partner storici, chiedendo aiuto a Cina e Federazione Russa e riconoscendo l’impegno dei paesi europei che hanno espulso gli ambasciatori nordcoreani dal proprio territorio.
Le pressioni sul leader Kim Jong-un dovrebbero essere costanti e decise e il Pentagono si è detto disponibile a supportate le eventuali azioni del presidente Trump nei confronti del paese asiatico.

CONTRARIO

In riferimento alla crisi nucleare innescata tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti – che tuttavia vive un momento di distensione a partire da marzo 2018, con l’interruzione dei test missilistici da parte di Kim Jong-un e il probabile imminente incontro tra il leader supremo coreano e Donald Trump – diversi leader e politici si rilevanza internazionale hanno definito eccessive e pericolose le dichiarazioni di Trump riferite a Kim Jong-un.
Il leader nordcoreano aveva dichiarato inaccettabili le accuse lanciate da Washington, definendo l’attuale presidente un pericoloso capo di Stato che sta “scherzando con il fuoco”.
Il ministro degli Esteri di Pyongyang ha asserito che la Casa Bianca ha lanciato una vera dichiarazione di guerra nei confronti della Corea del Nord. Persino la Federazione Russa ha alzano i toni nei confronti di Donald Trump, ritenendo il presidente responsabile di un’escalation di tensione che si è creata attorno alla crisi nucleare con Pyongyang.
Il ministro degli Esteri russo ha invitato gli USA a moderare il tono delle proprie accuse, sottolineando che il leader nordcoreano non presenta una reale minaccia ed è al contrario disposto ad armonizzare la situazione.

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