Web tax

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

Secondo i favorevoli, la Web tax - che dovrebbe entrare in vigore in Italia il I gennaio 2019 - andrà a sanare il fenomeno dell'elusione fiscale da parte dei giganti del web.
Individuando la "stabile organizzazione", la Web tax obbligherà le multinazionali digitali a versare le imposte nei paesi in cui fanno business, sanando la spaccatura tra dove i profitti digitali vengono generati e dove vengono tassati. Il valore creato dall'economia digitale, che investe tutta l'economia, è enorme e in continua crescita – come sottolinea il commissario europeo agli Affari Economici e Monetari, Pierre Moscovici – e sarebbe un grave errore trattarlo come un settore a sé, per il quale istituire un regime speciale di tassazione.
Secondo i contrari, è impossibile delimitare i confini del digitale in un progetto che poggia su confini nazionali. Una Web tax dovrebbe avere un carattere internazionale, poiché potrebbe essere penalizzante per le imprese residenti nei paesi che la applicano, tanto sul mercato tradizionale quanto su quello internazionale.
Piuttosto che su interventi di singoli Stati, si dovrebbe puntare a creare una normativa internazionale, soprattutto per non violare i trattati internazionali, i quali specificano condizioni precise perché si possa individuare la “stabile organizzazione”, precondizione affinché le tasse pagate possano dare diritto a un credito di imposta nel paese di origine dell’impresa digitale.

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È giusto istituire una web tax per porre un freno all’elusione fiscale da parte dei giganti del web

FAVOREVOLE

Web tax significa "stabile organizzazione" in contrasto col mancato versamento delle imposte da parte delle aziende che operano sul web, ovvero contro ciò che non si presenta come un'evasione fiscale ma una vera e propria elusione legalizzata. In particolare, è un'iniziativa fondamentale che obbligherà le grandi aziende del web a versare le imposte nei paesi in cui fanno business.
È infatti necessario catturare quanto prima il valore creato dall'economia digitale, che ormai investe tutta l'economia, a tal punto che sarebbe un grave errore trattarlo come un settore a se stante, per il quale istituire un regime speciale di tassazione.
Un settore in cui la web tax sbrigherebbe diversi problemi è quello dei trasporti, dove le piattaforme on-line offrono servizi di trasporto praticando sistematicamente un’elusione fiscale, con effetti deleteri sulle casse pubbliche. Una pratica di dumping fiscale che costituisce, prima di tutto, una forma di concorrenza sleale verso i più di 40.000 tassisti italiani ed oltre 400.000 di tutta Europa.

CONTRARIO

È impossibile delimitare i confini del digitale in un progetto che poggia su confini nazionali. Una Web tax dovrebbe avere un carattere internazionale, poiché potrebbe penalizzare le imprese residenti nei paesi che la applicano, tanto sul mercato tradizionale quanto su quello internazionale.
Piuttosto che su interventi di singoli Stati, si dovrebbe puntare a creare una normativa internazionale, soprattutto per non violare i trattati internazionali, i quali specificano condizioni precise perché si possa individuare la “stabile organizzazione”, precondizione affinché le tasse pagate possano dare diritto a un credito di imposta nel paese di origine dell’impresa digitale.

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