Gerusalemme capitale d'Israele

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

Gerusalemme sorge al centro del territorio palestinese. Città santa per ebrei, cristiani e musulmani, è stata proclamata dallo Stato d’Israele propria capitale nel 1980, status non completamente riconosciuto a livello internazionale, per via delle rivendicazioni dei palestinesi e dell’occupazione da parte delle truppe israeliane della parte orientale della città. La storia di Gerusalemme è la storia di una città contesa, passata sotto diversi domini (babilonese, egiziano, romano, inglese) e poi divisa tra israeliani e palestinesi. Dopo la guerra del 1948-49 la parte occidentale della città fu occupata dalle truppe israeliane e la città vecchia dall’esercito giordano. Nonostante il tentativo da parte dell’ONU di far valere il principio dell’internazionalizzazione, i due Stati in conflitto seguirono gli accordi presi annettendo le zone occupate. Gli israeliani riunificarono Gerusalemme dopo la guerra del giugno 1967, assumendo il controllo di tutta l’area della Cisgiordania. Nel 1980, con la “legge fondamentale”, Gerusalemme unita fu proclamata capitale di Israele, anche se le sedi governative rimasero a Tel Aviv, così come le rappresentanze diplomatiche degli Stati. Nel 2002 fu innalzata la barriera di separazione israeliana contro il terrorismo palestinese che attraversa anche Gerusalemme. Il 5 dicembre 2017 il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha riacceso i riflettori sulla questione, riconoscendo pubblicamente Gerusalemme come capitale dello Stato d’Israele e avviando le procedure per il trasferimento dell’ambasciata americana da Tel Aviv.

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La decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme capitale d’Israele è controproducente per il processo di pace

FAVOREVOLE

I vertici della politica israeliana si sono detti favorevoli alla decisione di Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato d’Israele e alla volontà di trasferirvi l’ambasciata americana da Tel Aviv. I primi a esultare per l’annuncio del presidente degli Stati Uniti sono stati il primo ministro e il presidente d’Israele, Benyamin Netanyahu e Reuven Rivlin. Duro e minaccioso, invece, l’intervento dell’ambasciatore americano Nikki Haley dopo i voti contrari dell’Assemblea generale dell’Onu, mentre l’ambasciatore israeliano Danny Danon ha sminuito il valore dei risultati del voto in merito alle questioni di Gerusalemme. Infine, un deciso sostegno a Donald Trump è arrivato dai cristiani evangelici degli Stati Uniti, che rappresentano una delle maggiori basi elettorali del presidente. Il leader del movimento evangelical, John Hagee, è stato infatti uno dei primi a commentare positivamente le scelte di Trump.

CONTRARIO

Contro le dichiarazioni di Donald Trump, che ha riconosciuto Gerusalemme capitale d’Israele e avviato le procedure per il trasferimento dell’ambasciata statunitense da Tel Aviv, si sono schierati in primo luogo i leader palestinesi. Forte opposizione è arrivata, infatti, dal presidente palestinese Abu Mazen e dai rappresentanti dell’OLP. Minacce dirette, invece, sono state quelle del leader di Hamas, Ismail Haniyeh, che ha chiamato il popolo palestinese a una nuova Intifada contro Israele. I paesi musulmani dell’OIC (Organizzazione della Cooperazione Islamica), riunitisi d’urgenza a Istanbul e guidati dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, hanno dichiarato Gerusalemme Est capitale dello Stato di Palestina, in risposta alle dichiarazioni di Donald Trump. Anche dall’Europa non sono tardate le critiche: Macron, May e Merkel si sono detti fortemente contrari alle scelte del presidente americano, così come il segretario generale dell’ONU, Antonio Gutierres, oppositore di qualunque soluzione unilaterale nella questione israelo-palestinese. Infine, papa Francesco si è detto preoccupato per le conseguenze che le parole di Trump potrebbero avere sui negoziati di pace.

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