Matteo Renzi è un buon leader del centrosinistra

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

Matteo Renzi nasce a Firenze l’11 gennaio 1975. Trascorre gli anni dell’infanzia e della giovinezza a Rignano sull’Arno e compie gli studi a Firenze, laureandosi in Giurisprudenza nel 1999. Dopo le prime esperienze con i “Comitati per Prodi presidente” (1994) e l’iscrizione al Partito Popolare (1999), nel 2001 diventa coordinatore per la sezione fiorentina de La Margherita. Ricopre poi la carica di presidente della Provincia di Firenze e nel 2009 viene eletto sindaco del capoluogo toscano. Durante il mandato, inizia la personale scalata ai vertici del Partito Democratico, alla guida del gruppo dei “rottamatori”. Nel 2013 ottiene una vittoria schiacciante alle primarie interne al PD, diventandone segretario nazionale. Nel febbraio 2014, in seguito alla crisi del governo Letta, Giorgio Napolitano, allora presidente della Repubblica, affida a Matteo Renzi il compito di formare il nuovo governo. Renzi diventa dunque presidente del Consiglio, carica che mantiene per 1.017 giorni. Si dimette il 7 dicembre 2016, dopo l’esito negativo del referendum popolare sulla riforma costituzionale. Resta comunque tra i protagonisti della politica italiana: il 30 aprile, con il 69,2% delle preferenze alle primarie, si riconferma segretario del PD.

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Renzi al governo ha realizzato importanti riforme e varato ottime leggi

FAVOREVOLE

I sostenitori di Matteo Renzi danno una lettura positiva del suo operato al governo, sottolineando l’importanza delle riforme attuate. Giuseppina Maturani, senatrice del Partito Democratico, nel settembre del 2017, con dati alla mano, ha spiegato i risultati raggiunti attraverso le riforme. Dello stesso parere Angel Gurria, segretario generale dell’OCSE, e Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia e delle Finanze, secondo i quali già si vedrebbero i primi risultati delle riforme di Renzi, con riferimento particolare a Jobs Act e Buona Scuola. Anche il Fondo monetario internazionale, fin dall’inizio del mandato di Renzi da presidente del Consiglio, ha dato parere positivo sui progetti di riforma del Partito Democratico.

CONTRARIO

Gli oppositori di Matteo Renzi puntano il dito contro i fallimenti delle riforme e l’incostituzionalità decretata dalla Consulta riguardo alcune leggi varate dal governo PD. Il giornalista Paolo Bracalini, su “Il Giornale”, ha pubblicato un articolo che approfondisce le riforme di Renzi bocciate dalla Corte Costituzionale. Lo stesso ha fatto Virginia Della Seta per “Il Fatto Quotidiano”, mettendo in evidenza i grossolani errori e gli stop imposti dalla Consulta alle riforme renziane.
Infine, il segretario generale della CGIL, Susanna Camusso, ha criticato aspramente la riforma del mercato del lavoro denominata Jobs Act, tra le principali del governo Renzi, definendola strumento di destrutturazione dei diritti.

 
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Matteo Renzi ha creato divisioni all’interno del Partito Democratico e del centrosinistra

FAVOREVOLE

Sulla scissione interna del Partito Democratico, che ha portato alla formazione del Movimento democratico e progressista (Mdp), sono intervenuti i fedelissimi di Matteo Renzi difendendo il ruolo del segretario, eletto democraticamente alle primarie del 30 aprile 2017. Alessandra Moretti, consigliera regionale del Veneto per il Partito Democratico, ha affermato che il partito sta bene e resta coeso, nonostante la scissione, e attacca D’Alema, accusandolo di essere mosso da rancori personali. Stessa analisi è data da Ettore Rosato, capogruppo PD che, riprendendo le parole di Romano Prodi, ha sostenuto che la scissione è stata frutto di ripicche personali. Infine, Matteo Richetti, all’indomani delle primarie, ha chiarito come Renzi sia stato eletto democraticamente da quasi due milioni di iscritti.

CONTRARIO

La minoranza di “sinistra” del Partito Democratico, negli anni, ha criticato la direzione del partito di Matteo Renzi. Molti hanno abbandonato il PD, confluendo nel nuovo soggetto politico, Articolo – 1 Movimento democratico e progressista, come Roberto Speranza (diventato coordinatore di Mdp), Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, Pier Luigi Bersani, Massimo D’Alema. Altri, come Gianni Cuperlo, sono rimasti all’interno del partito, nella minoranza SinistraDem. Le accuse al segretario del Partito Democratico sono quelle di autoritarismo e chiusura nei confronti delle correnti minoritarie. Renzi sarebbe inoltre colpevole di aver trasformato il partito in un soggetto che non riesce più a rappresentare il popolo di centrosinistra.

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