Google è un potente strumento di diffusione del sapere

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

Google è il motore di ricerca più usato in Occidente. I contenuti della ricerca vengono indicizzati secondo l’algoritmo “Page Rank”, che stabilisce l’importanza delle pagine in modo direttamente proporzionale al numero di connessioni create nella rete. La condivisione delle conoscenze e l’accessibilità delle informazioni sono gli scopi da sempre manifestati da Google. Ma i servizi che offre, se, da un lato, permettono di ricavare facilmente notizie e informazioni, dall’altro preoccupano per la messa in rete di dati personali, che Google utilizza per fini commerciali. Lo scopo dell’azienda Google, che innova continuamente i suoi prodotti, è quello di conoscere al meglio, attraverso la personalizzazione delle ricerche, i bisogni di ciascun utente. La personalizzazione comporta, secondo alcuni, la non obiettività nelle risposte che Google fornisce alle ricerche dei diversi utenti. L’azienda Google, nei suoi anni di attività, ha conquistato una posizione dominante nel mercato e una grande concentrazione monopolistica, tanto da essere accusata di concorrenza sleale. Più volte l’azienda ha dovuto confrontarsi con i richiami dell’Antitrust e con la denuncia di aziende concorrenti. Per alcuni suoi servizi, Google è vista come un concorrente sleale anche dagli editori. Oltre a questioni di mercato, Google e la pervasività della sua tecnologia, espressa al massimo negli ultimi progetti di Google Car e Google Glass, avvia riflessioni antropologiche sulla commistione tra l’umano e la tecnologia.

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01

Google non fornisce i suoi servizi gratuitamente

FAVOREVOLE

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Controbatti
CONTRARIO

L’obiettivo di Google è quello di reperire informazioni: Il profitto dell’azienda proviene dai dati che gli utenti forniscono nella navigazione, o meglio dalla “profilazione” del target degli utenti effettuata in modo da poter fornire agli inserzionisti un pubblico adeguato, composto da potenziali clienti. Siva Vaidhyanathan (La Grande G. Come Google domina il mondo e perché dovremmo preoccuparci, Rizzoli, 2012, pp. 30-31) spiega che: “Google fornisce agli utenti tutte le informazioni che cercano, apparentemente gratis, ma nel farlo raccoglie i gigabyte di informazioni personali e contenuti creativi che milioni di utenti caricano gratuitamente sul web ogni giorno, e vende queste informazioni agli inserzionisti di milioni di prodotti e servizi”. Il prodotto stesso che l’azienda offre non sono dunque le informazioni offerte agli utenti, bensì gli utenti stessi e il loro costante utilizzo di Google.

 
02

Google minaccia l’editoria: dovrebbe sottostare alle stessi leggi degli editori

FAVOREVOLE

Google favorisce il traffico diretto sui siti degli editori on line. Indicando nelle ricerche i link, fa sì che gli utenti si dirigano direttamente sul sito degli altri fornitori di contenuti. Nell’articolo How Google Can Help Newspapers, pubblicato su “The Wall Street Journal” il I dicembre 2009, Eric Schmidt difendeva l’operato di Google, sottolineando che anziché essere colpevole delle minori entrate che ottengono i giornali, esso si pone come “una grande fonte di promozione. Inviamo ai nuovi editori di notizie on line un miliardo di click al mese da Google News e più di tre miliardi di visite in più dai nostri altri servizi, quali Web Search e iGoogle” [TdR].

CONTRARIO

Google esercita un monopolio del mercato degli spazi pubblicitari sul web, e si trova in una posizione dominante che spaventa gli altri editori. Questo sarà possibile finché Google potrà avvalersi di un sistema di regole non adeguate. La proposta è quella di inserire Google nel Sistema Integrato delle Comunicazioni, in modo da essere sottoposto alle stesse regole degli editori, come viene richiesto, fra gli altri, da Carlo De Benedetti, patron del gruppo “L’Espresso”.
Anche un gruppo di editori tedeschi si dichiara preoccupato del dominio di Google. Nell’articolo Editori europei contro Almunia. “Google non ha cambiato politica” (“La Repubblica”, 13 novembre 2013) si legge che l’editore Herbert Burda, presidente dell’associazione tedesca degli editori di periodici, dichiara che le proposte di Google per corrispondere alle richieste dell’Antitrust non sono adeguate e “se la Commissione europea approvasse le proposte di Google […] darebbe carta bianca all'abuso del monopolio digitale”.

 
03

Google rende possibile a tutti il libero accesso alla conoscenza

FAVOREVOLE

Google svolge la funzione di rendere pubbliche e liberamente consultabili le conoscenze di cui, precedentemente, si poteva aver notizia solo con una lunga e accurata ricerca. Google ha eliminato le barriere e rende possibile agli utenti informarsi e accedere anche a testi scritti. L’interfaccia di Google è inoltre utilizzabile anche da persone di altri continenti grazie alle operazioni di traduzione.
Nelle “Dieci verità di Google” riportate sul sito dell’azienda, che esemplificano la loro filosofia, si legge che con lo scopo di ampliare sempre di più il bacino di conoscenze raggiungibili “i nostri tecnici hanno rivolto l’attenzione alle informazioni non immediatamente accessibili […]. I nostri ricercatori continuano a studiare nuovi metodi per mettere tutte le informazioni del mondo a disposizione degli utenti in cerca di risposte” al fine di “facilitare l’accesso alle informazioni per le persone di tutto il mondo e di tutte le lingue”.
Il grande obiettivo iniziale, poi ridimensionato in Google Books, era quello di creare una grande biblioteca digitale e aperta, sul modello della Biblioteca di Alessandria.

CONTRARIO

Il sistema Google non garantisce una conoscenza obiettiva universale e non contribuisce ad ampliare la sfera pubblica. Google non è adatto a garantire l’accesso a tutti alla conoscenza; sarebbe stato, invece, auspicabile un progetto finanziato dai governi e fondato su una volontà politica. Secondo Siva Vaidhyanathan, Google “non offre garanzie di qualità, universalità o apertura. Senza una regolamentazione rigida, un mercato realmente competitivo o un progetto pubblico in grado di competere, non abbiamo alternative in caso di una performance insoddisfacente o di scorrettezze da parte dell'azienda” (Siva Vaidhyanathan, La Grande G. Come Google domina il mondo e perché dovremmo preoccuparci, Rizzoli, 2012, p. 241).
Le conoscenze che può offrire Google non saranno mai esaustive in quanto soggette ai filtri dell'algoritmo “Page Rank”, che non offre garanzie né di qualità né di completezza.

 
04

L’uso del web, e in particolare le ricerche compiute sul modello di Google, ci rende stupidi

FAVOREVOLE

La possibilità offerta dalla rete di condividere le conoscenze e le procedure di risoluzione dei problemi ha un effetto positivo sulla creatività e sulla modalità di fare ricerche. La condivisione dei problemi e del materiale di lavoro permette di ricevere l’ausilio di altri studiosi sull’argomento, come è ad esempio accaduto – secondo quanto spiega Michael Nielsen nell’articolo The New Einsteins Will Be Scientists Who Share, pubblicato su “The Wall Street Journal” il 29 ottobre 2011 – a “un matematico all’Università di Cambridge di nome Tim Gowers [che] Scelse un difficile problema matematico e cercò di risolverlo […] tramite il proprio blog [...]. Egli pubblicò un invito per gli altri a contribuire con le proprie idee, sperando che molte menti sarebbero state più potenti di una sola”. Il risultato fu che “la discussione si è accesa, e in appena sei settimane, il problema matematico era stato risolto” [TdR].
La possibilità di avere costantemente a disposizione un archivio on line in cui poter cercare informazioni e dati permette alla mente umana di essere libera dal memorizzarle per dedicarsi invece ad attività cognitive più sofisticate. Gli utenti di Google hanno la possibilità di usare il motore di ricerca come una memoria ausiliare.

CONTRARIO

L’utilizzo massiccio della ricerca in rete modifica le abilità cognitive. L’assuefazione alla ricerca su Google inibisce la capacità di concentrazione e, a dispetto di una più vasta quantità di dati conoscitivi, diminuisce la profondità con cui il lettore vi si dedica. Il web stimola un tipo di lettura veloce che diminuisce la capacità di interpretare un testo, e cioè di dare significato, a favore della sua mera decodificazione, manipolazione di simboli.
Nell’articolo Is Google making us stupid?, pubblicato su “The Atlantic” il I luglio 2008, Nicholas Carr sostiene che l’uso dei motori di ricerca alteri la modalità di approcciarsi a un testo. Nel dettaglio, le attività che richiedono concentrazione risultano più faticose in quanto è sempre più diffusa l’abitudine alla ricerca veloce: on line “vi sono segnali che evidenziano l’emergenza di nuove forme di lettura: gli utenti del web navigano orizzontalmente tra titoli, contenuti e sommari, cercando l’informazione veloce” [TdR].
Il mezzo di informazione agisce sull’atto conoscitivo stesso, orientando in un certo modo la plasticità delle connessioni neuronali, associando il funzionamento della mente umana ai processi computazionali degli algoritmi di Google.

 
05

La velocità di Google è indice dell’uso di filtri restrittivi in base al profilo utente, che condizionano i risultati e li rendono non oggettivi

FAVOREVOLE

Ciò che fa di Google, il motore di ricerca più utilizzato, è aumentare la velocità con cui fornisce la serie di risultati agli input digitati. Google, dagli inizi, si è posto l’obiettivo di ridurre al minimo il tempo in cui l’utente rimane sul sito del motore di ricerca e di velocizzare invece il passaggio al link che interessa, celermente presentato da Google.
Tra gli obiettivi dichiarati dell’azienda c’è quello di continuare a incrementare la velocità di ricerca. Nelle “Dieci verità di Google" riportate sul suo sito, si chiarisce che “Sappiamo che il tempo è prezioso e che l'utente vuole trovare risposte sul web e le vuole subito: il nostro obiettivo è quello di accontentarlo[...] E continuiamo a lavorare per aumentare ulteriormente la velocità”.

CONTRARIO

Se all’atto della ricerca Google può presentare in tempi così brevi dei risultati, ciò è dovuto alla restrizione del bacino delle informazioni da cui attingere. I filtri imposti da Google hanno lo scopo di ridurre le possibili risposte agli input digitati. Il discrimine che determina quali contenuti proporre alla ricerca risiede nella personalizzazione. Google raccoglie nella navigazione e nell’uso dei servizi i dati dell’utente, in modo da creare un profilo in base al quale fornire le risposte adatte e scartare i risultati che, secondo quel modello, non rientrano nei suoi interessi e preferenze. Questo significa che la ricerca non è obiettiva e persone diverse otterranno risultati differenti.

 
06

Quello di Google è un dominio tecnocratico che minaccia la democrazia

FAVOREVOLE

Le modalità con cui opera Google mirano a garantire la democrazia, sul web e non solo. La procedura con cui si indicizzano i risultati della ricerca rispecchia le opinioni e le valutazioni della maggioranza degli utenti del web. Google e i suoi prodotti sono il frutto della collaborazione democratica. Le accuse di Assange, circa la collaborazione tra Google e l’intelligence statunitense finalizzata al controllo e al monitoraggio della popolazione, sono infondate. Eric Schmidt, nella intervista del 24 settembre 2014 al programma televisivo “Real Bitz” e riportata sul sito “webnews.it” (Cristiano Ghidotti, Privacy: Erich Schmidt risponde a Julian Assange), difende così la sua posizione: “È vero che NSA [National Security Agency] ha fatto cose che non avrebbe mai dovuto, ma Google no. Non abbiamo mai collaborato con la NSA, tanto che abbiamo combattuto duramente contro questo tipo di attività. Abbiamo preso tutte le nostre informazioni, tutti i nostri dati, per crittografarli così che non possano essere intercettati, specialmente dai Governi” [TdR].

CONTRARIO

La quantità di dati che Google raccoglie sui cittadini permette ai governi e ai sistemi di sicurezza di recuperare informazioni e, dunque, di gestire il controllo. I rapporti di collaborazione tra Google e i governi sono testimoniati da Julian Assange. Secondo Assange, Google può intervenire a favore degli Stati Uniti, con attività di monitoraggio, controllo e propaganda. Nella intervista rilasciata al giornalista Afshin Rattansi il 3 ottobre 2014, presente sul sito “Pandora Tv”, Assange chiarisce che “Google ai suoi livelli dirigenziali si è dotato di un sistema di comunicazione diretta con il dipartimento di Stato USA e grazie alla sua penetrazione in ogni Paese del mondo si propone come uno strumento di programmazione geopolitica”. Il controllo sull’informazione che Google detiene viene recepito come una minaccia dalla Russia e dalla Cina che, dietro l’azienda della Silicon Valley, riconoscono l’azione di controllo degli Stati Uniti. Secondo Olga Chetverikova (From Bilderberg to Google-Berg: The Technocratic Restructuring of the Global Elite, "Strategic Culture Foundation on line journal", 2 luglio 2013), la collaborazione tra Google e il gruppo Bilderberg ha lo scopo di creare una forza sovrastatale di controllo e monitoraggio.

 
07

I nuovi servizi sul motore di ricerca Google danneggiano gli altri siti trattenendo il traffico sul motore di ricerca

FAVOREVOLE

I servizi offerti da Google non minacciano la concorrenza, ma garantiscono benefici agli utenti. La Federal Trade Commission (FTC) non ha ritenuto di dover invitare Google a modificare le modalità con cui presenta i risultati ai suoi utenti, anche quando questi sono ripresi da link esterni. Nel dettaglio, come riportato nell’articolo Google non viola l’antitrust negli USA, pubblicato su “ilpost.it” il 4 gennaio 2013, la FTC ritiene che “le innovazioni apportate negli ultimi anni al motore di ricerca, che permettono per esempio di ottenere informazioni e dati direttamente nella pagina dei risultati senza dovere cliccare sui link, sono servite per migliorare l’esperienza d’uso degli utenti e non per penalizzare la concorrenza”.

CONTRARIO

I servizi riguardanti alcune informazioni, quali meteo, orari dei trasporti ecc., presenti sul motore di ricerca, fanno in modo che l’utente non visiti il sito ad essi dedicato ma si fermi esclusivamente sulla pagina di Google. L’accusa, proveniente da gestori di altri servizi on line, è quella che Google trattenga eccessivamente il traffico degli utenti sul proprio sito. Nell’articolo Google non viola l’antitrust negli USA (“ilpost.it”, 4 gennaio 2013) viene riportata l’accusa di alcuni gestori di servizi, i quali “ritengono di subire un danno perché chi usa Google riduce le volte in cui clicca dalla pagina sui link che rimandano ai loro siti, considerato che trova le informazioni già direttamente sul motore di ricerca”.

 
08

Google opera una concorrenza sleale e detiene il monopolio

FAVOREVOLE

I rappresentanti di Google respingono le accuse circa la posizione dominante e monopolistica dell’azienda. Al contrario, sostengono, la rete è il luogo che rende la concorrenza più “visibile”.
Google non è un gigante monopolista e deve far fronte alla competizione non solo di motori di ricerca ma di altri siti come Amazon.
In un post del 25 settembre 2014, pubblicato sul sito di Google, Rachel Whetstone, vicepresidente delle Global Communications per l’azienda, ha affermato che on line “la concorrenza […] è distante solo un click” [TdR] e, paradossalmente, Google rende facile il passaggio ai link delle aziende concorrenti. I rappresentanti di Google, nel post del 25 settembre 2014, affermano che “un numero enorme di lettori va direttamente ai siti delle notizie come il wsj.com o thesun.co.uk” [TdR], siti d’informazione concorrenti dell’azienda di Mountain View.
Google ha, inoltre, più volte risposto alle richieste dell’Antitrust. Come riportato nell’articolo si Stefano Riela, Ecco sfide e grane di Juncker con Google e Android, pubblicato il 9 settembre 2014 sul sito “formiche.net”, Google “ha promesso di visualizzare, con pari rilevanza, i prodotti/servizi offerti da Google e quelli da portali concorrenti”.

CONTRARIO

Il 14 ottobre 2014 il dato riguardo alle quote di mercato di Google in Europa, riportato nell’articolo Eric Schmidt, Google: Amazon è il nostro più grande rivale, pubblicato il 14 ottobre 2014 sul sito “Techeconomy”, è intorno al 90%; il ministro tedesco Maas invece, come riportato nell’articolo di Andrea Tarquini Germania a Google: “Svelate la formula del motore di ricerca”, pubblicato su “La Repubblica” il 16 settembre 2014, parla del 95%. L’Agcom, nell’articolo Agcom, pubblicità on line: Google controlla il 32% del mercato mondiale. In Italia oltre il 50-60%, pubblicato sul sito web “Key4biz” il 21 febbraio 2014 a firma della redazione, parla di dati molto elevati. La tesi di accusa si fonda sull’osservazione che il motore di ricerca opera una classificazione dei risultati della ricerca non obiettiva: si dà maggiore visualizzazione ai prodotti dell’azienda Google, penalizzando e soffocando la concorrenza. Il rischio del dominio monopolistico di Google ha spinto il ministro tedesco Heiko Maas (Spd, socialdemocratico) a richiedere all’azienda di rendere accessibile e trasparente l’algoritmo utilizzato, in modo da permettere un più accurato controllo.
Infine, da più parti si alza l’accusa che le soluzioni che ha proposto Google per non incorrere nelle sanzioni dell’Antitrust non siano risultate soddisfacenti.

 
09

Google, raccogliendo dati e informazioni degli utenti, minaccia la privacy

FAVOREVOLE

I rappresentanti di Google si difendono dall’accusa di violazione della privacy. I dati che vengono raccolti sono utilizzati dall’azienda per fornire informazioni massimamente pertinenti al profilo dell’utente e non vengono condivisi. Gli utenti sono consapevoli delle politiche di Google e della gestione dei dati che questi forniscono, dunque i dati non vengono memorizzati a loro insaputa, ma soltanto dopo l’accettazione di un tale “compromesso” da parte degli utenti. Le preoccupazioni circa l’utilizzo scorretto dei dati sono frutto di irrazionali timori da sindrome del “Grande Fratello”. Inoltre, ogni utente ha la possibilità di sottrarsi all’indicizzazione di Google ed evitare che i propri dati siano raccolti, avendo a disposizione modalità per sottrarsi a tale processo. Tuttavia, come osserva Frédérick Filloux, amministratore delegato e manager di Digital Operations per il giornale “Les Echos”, in un articolo dal titolo Google might not be a monopoly, after all, pubblicato il 30 giugno 2014 sul sito “Mondaynote” e disponibile in versione italiana sul sito web “Lsdi” (Libertà di Stampa Diritto all’Informazione) con il titolo Google, forse non è un monopolio ma un’azienda troppo lontana dal mondo reale (pubblicato il 17 luglio 2014 e tradotto da Maria Daniela Barbieri), “A differenza di quel che accade con i servizi di pubblica utilità, è possibile sfuggire a Google: epperò, i suoi servizi, rispetto a quelli prima menzionati [Bing, Yahoo, DuckDuckGo, Exalead (NdR)], sono più convenienti, funzionano bene”.

CONTRARIO

La privacy policy di Google è stata più volte al centro di polemiche. L’azienda opera raccogliendo dati e informazioni degli utenti al fine di creare un digital profiling, in modo da riconoscere per ogni utente preferenze, interessi, orientamenti. Google conserva e utilizza questi dati primariamente per fini commerciali, per proporre pubblicità mirate, ottenendo così profitti dalle informazioni raccolte. Appaiono poco chiare, per di più, le modalità attraverso cui l’utente possa, o meno, dare il consenso ad un così ampio trattamento dei propri dati. Inoltre, la “schedatura” e la presenza dei nominativi sulla rete rendono possibile a qualsiasi utente rintracciare informazioni, anche delicate, su chiunque sia stato, per qualche motivo, indicizzato da Google. Siva Vaidhyanathan, docente di Media Studies e Legge all’Università della Virginia, nel testo La Grande G. Come Google domina il mondo e perché dovremmo preoccuparci (Rizzoli, 2012) denuncia il fraintendimento da parte di Google del concetto di privacy, esprimendo così il suo pensiero: “Non esiste una formula per calcolarla: non posso dare a Google tre dei miei punti-privacy in cambio di un servizio migliore del 10%” (Siva Vaidhyanathan, Grande G…, cit., p. 103).

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