Putin è un buon presidente della Federazione Russa

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

La figura del leader del Cremlino, Vladimir Putin, è oggetto di dibattito ormai da quasi un ventennio. La lunga carriera politica del leader russo, iniziata con la nomina a presidente nel 2000, è al terzo rinnovo di tale carica.
Il dibattito si divide tra i sostenitori che elogiano Putin per aver risollevato la Russia dalla corruzione e dall’oligarchia e chi invece accusa il Cremlino di aver instaurato un regime autoritario che non rispetta le libertà di espressione e di associazione garantite dalla Costituzione russa.
Diversi sono i temi attorno ai quali l’opinione pubblica giudica l’azione politica di Vladimir Putin nella Russia degli anni Duemila.
Gli oppositori del leader russo, tra cui vi sono dissidenti politici e leader di paesi esteri, ritengono che Putin sia responsabile di un dilagante fenomeno di corruzione e di scarsa trasparenza.
Sul piano delle crisi internazionali, Putin è stato ritenuto colpevole della violazione di diritti umani o di agire per esclusivi interessi strategici, specialmente a seguito degli interventi russi in Cecenia, in Ucraina e in Siria. I sostenitori del presidente ritengono, invece, che sia in patria che all’estero la figura di Putin è vittima di strumentalizzazioni e accuse infondate, che lo mettono in cattiva luce.

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01

Vladimir Putin non è in alcun modo responsabile dell’attacco informatico lanciato ai server del Partito Democratico in USA

FAVOREVOLE

Le accuse rivolte nei confronti del Cremlino in merito alle attività di hackeraggio contro i sistemi informatici degli Stati Uniti, e in particolar modo alla vicenda della violazione degli account mail dei membri del Partito Democratico, sono state prontamente smentite dai vertici di governo della Federazione Russa.
Dichiarando che azioni di spionaggio informatico non sono assolutamente negli interessi del Cremlino, Vladimir Putin ha smentito le accuse lanciate dalla Casa Bianca sostenendo che il problema dell’attacco hacker è stato volutamente sfruttato dai candidati alla presidenza americana per fare propaganda in vista delle elezioni.
Stando alle parole di Vladimir Putin, le accuse rimangono “senza fondamento” e “poco professionali”. In merito agli attacchi informatici, diversi autori ritengono che bisogna ancora fare chiarezza e che la Russia non è necessariamente coinvolta nella vicenda.
Il Cremlino è fermo nel respingere tali accuse, sostenendo che gli americani abbiano strumentalizzato volutamente la vicenda in una retorica antirussa.

CONTRARIO

In riferimento all’incidente informatico che ha coinvolto i server del Partito Democratico americano, vittime di un attacco di hackeraggio, diversi autori hanno puntato il dito contro il leader del Cremlino, Vladimir Putin, e i servizi di intelligence della Federazione Russa.
Speciali rapporti di intelligence degli Stati Uniti hanno infatti stabilito che dietro tali attacchi informatici vi sia la mano del Cremlino che ha appositamente orchestrato una campagna di hacking, presumibilmente ispirata da Putin in persona, per influenzare la campagna presidenziale statunitense in favore del candidato repubblicano Donald Trump.
Le intercettazioni dei servizi segreti americani hanno infatti raccolto informazioni che dimostrano quanto il Cremlino sia coinvolto nello spionaggio delle mail del Partito Democratico.
A lanciare tali accuse è, in primo luogo, il presidente uscente Barack Obama, il quale ha definito la Russia responsabile di tale affronto e ha intimato Vladimir Putin di fermare qualsiasi atto di hacking nei confronti degli Stati Uniti.

 
02

Il fenomeno della corruzione presente nella Federazione Russa è imputabile a Vladimir Putin

FAVOREVOLE

Il leader del Cremlino, Vladimir Putin, ha più volte manifestato il proprio impegno nel cercare di arginare il dilagante fenomeno della corruzione nella Federazione Russa.
Attraverso diverse dichiarazioni, Putin ha dimostrato di aver disposto importanti contromisure contro la corruzione e la mancanza di legalità nel proprio paese.
La legge anti-corruzione è il primo argomento con il quale vengono smentite le continue accuse al Cremlino.
Difendendosi dalle critiche provenienti dall’Occidente, Vladimir Putin ha cercato di arginare il dilagare di questo fenomeno, impedendo per esempio gli investimenti bancari all’estero da parte del personale statale.
Gli esiti di queste manovre sono stati positivi e grazie alla predisposizione di un elenco di apposite sanzioni la corruzione in Russia è tenuta sotto controllo.
Putin, definisce “inaccettabili” e “offensive” le diffamazioni nei propri confronti e considera le accuse di corruzione un tentativo di screditare la propria figura in vista delle elezioni presidenziali del 2018.

CONTRARIO

Per molti autori, Vladimir Putin è il responsabile della corruzione che sta dilagando da diversi anni in tutta la Federazione Russa.
Putin è stato più volte accusato di essere un politico corrotto, di essersi arricchito alle spalle dei cittadini russi e di aver arricchito i propri alleati. Il suo salario è considerato eccessivo e tra le accuse vi è anche quella di aver mascherato astutamente le ricchezze effettivamente detenute.
Il leader del Cremlino è anche responsabile di aver creato un sistema corrotto in tutta la Russia, mettendo in difficili condizioni i cittadini già provati dalla crisi economica.
Numerose proteste e manifestazioni di piazza sono state la risposta a questo clima di corruzione per tentare di cancellare l’immagine di una Russia spenta in cui la vita politica è decisa esclusivamente all’interno delle mura del Cremlino.
Secondo l’opinione degli stessi autori, la popolarità di Vladimir Putin si è indebolita notevolmente proprio a seguito delle continue accuse di mancanza di trasparenza ed evidente corruzione.

 
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Vladimir Putin è responsabile di aver creato il clima politico che ha portato all’omicidio di Boris Nemtsov

FAVOREVOLE

Tra le critiche rivolte contro il leader della Federazione Russa, Vladimir Putin, emergono con enfasi le accuse di aver contribuito a creare un clima di oppressione politica.
Chi abbraccia questa tesi ritiene che nella Russia di Vladimir Putin si sia creato uno scenario di violenza e di intolleranza che ha contribuito a instaurare un regime privo di democrazia.
Tra le vicende più rilevanti di questa presunta oppressione viene citato l’omicidio dell’oppositore politico Boris Nemtsov, da molti ritenuto una delle tante vittime del regime di Putin.
Nemtsov era in possesso di uno speciale dossier che denunciava la presenza Russia in Ucraina e con le proprie accuse al governo aveva già da tempo infastidito il Cremlino. Secondo questa teoria il responsabile dell’omicidio è riconducibile alla figura di Vladimir Putin.
Nemstov sarebbe dunque una vittima della politica di Putin, in una Russia senza più alcuna libertà di stampa e di espressione.

CONTRARIO

In riferimento all’omicidio di Boris Nemtsov, principale oppositore politico di Vladimir Putin, molti autori ritengono che sia stato realizzato volutamente per fare cadere la responsabilità sul capo del Cremlino e destabilizzare così la Russia.
La forte strumentalizzazione della tragica scomparsa di Nemtsov ha infatti contribuito a gettare diverse accuse nei confronti di Vladimir Putin senza alcun fondamento.
I sostenitori del governo russo sostengono che in realtà Boris Nemtsov non era una vera minaccia per il Cremlino in quanto aveva un basso livello di popolarità rispetto a Putin e il suo valore politico era stato eccessivamente massimizzato dall’opinione pubblica e dall’opposizione.
A dimostrare l’estraneità del presidente della Federazione Russa nell’omicidio vi sono la volontà di Putin di coordinare personalmente le indagini tramite le agenzie di sicurezza e le dichiarazioni di volere ad ogni costo fare il possibile per punire i colpevoli di questa tragedia.
Putin ha condannato l’omicidio come gesto crudele e provocatorio nei confronti di tutta la Russia.

 
04

Le manifestazioni dell’opposizione russa vogliono mettere in cattiva luce la figura di Vladimir Putin in Occidente

FAVOREVOLE

Diversi autori concordano nel sostenere che le manifestazioni anticorruzione che si sono svolte nella città di Mosca alla fine del mese di marzo 2017 hanno avuto come unico obiettivo la crescita della propaganda russofoba e antiputiana.
Con l’intento di porre il leader del Cremlino, Vladimir Putin, in cattiva luce rispetto all’opinione pubblica occidentale, le continue denunce rivolte all’attuale governo della Federazione Russa si sono diffuse su quotidiani, televisioni e siti internet internazionali.
Come sostengono questi autori, il leader delle manifestazioni di Mosca, Aleksej Naval’nyj, è stato “venduto” come capo dell’opposizione. In realtà, Naval’nij è un semplice blogger con scarso consenso e che punta esclusivamente a dare una cattiva immagine dell’operato di Vladimir Putin alla comunità internazionale.
Considerandolo di fatto solo un “esibizionista”, i sostenitori di Putin hanno affermato che Naval’nij si sia intenzionalmente fatto arrestare dalla polizia russa per innescare un’eco mediatica, innalzandosi al ruolo di “martire”.

CONTRARIO

Le manifestazioni anticorruzione del marzo 2017 rivolte contro la figura di Vladimir Putin e la sua leadership di governo, sono state definite una “vera prova di forza che non si vedeva da anni” nel paese.
In merito agli arresti effettuati dalla Guardia Nazionale con a capo Putin, alcuni autori sostengono che le autorità hanno violato i diritti di espressione e di associazione contenuti nella stessa Costituzione russa.
Le manifestazioni, ritenute pacifiche da molti giornalisti ed oppositori, oltre a non aver causato disordini hanno visto come partecipanti, per la prima volta, anche i ragazzi delle scuole, scontenti della politica di Vladimir Putin.
Il corteo “pacifico” e “sorridente” è stato inoltre la più grande protesta dal 2011 contro la figura del capo del Cremlino, mentre le decine di arresti risultano invece essere la palese dimostrazione che il governo ha paura della piazza e dell’opposizione.
Gli arresti sono stati condannati non soltanto dall’opinione pubblica internazionale, ma anche dai vertici dell’Unione Europea e dal governo degli Stati Uniti.

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