Uscita dell'Italia dalla NATO

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

L’Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord, in sigla NATO, è un’organizzazione internazionale per la collaborazione nel settore della difesa, fondata in virtù del trattato istitutivo della NATO, il Patto Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile 1949. Nasce come Organizzazione difensiva rispetto a eventuali attacchi ai paesi membri, così come stabilisce l’art. 5 del Trattato istitutivo. Gli obiettivi originari si sono evoluti nel tempo, soprattutto in seguito agli attentati terroristici avvenuti a New York l’11 settembre 2001. L’evoluzione si è realizzata anche sul piano delle dotazioni di risorse e capacità militari necessarie per affrontare, anche in aree diverse da quella euro-atlantica, le nuove minacce alla sicurezza dei paesi membri, nonché le esigenze di stabilizzazione regionale. Sono inoltre aumentate nel tempo le cosiddette missioni fuori-area, che riguardano paesi extra NATO, aree di crisi, che rappresentano fattori di instabilità per gli equilibri mondiali. Questa evoluzione aggressiva ha alimentato un dibattito sull’opportunità di uscire dalla NATO. Si sono costituiti Comitati contro la NATO, tra i quali il Comitato No Guerra No Nato, e sono state firmate petizioni che hanno rappresentato le ragioni dell’opportunità di uscire dalla NATO. Tra queste si evidenziano: le limitazioni alla sovranità statale, le notevoli spese militari affrontate, il coinvolgimento frequente in conflitti, l’influenza predominante degli Stati Uniti.

 
01

La Nato toglie sovranità allo Stato nazione

FAVOREVOLE

La Nato toglie sovranità nazionale e popolare allo Stato italiano, in quanto determina una sua subalternità agli Stati Uniti, sotto il profilo economico, politico e militare. La prova materiale di questa subalternità è rappresentata dalla presenza, in Italia, di decine di basi militari utilizzate dagli Stati Uniti come piattaforma delle guerre da loro condotte. Gli Stati Uniti usano le basi sul nostro territorio per conseguire i propri interessi, che spesso sono diversi sia da quelli della NATO che dagli stessi interessi dello Stato italiana. Il caso più evidente è rappresentato dal supporto fornito dallo Stato italiano in occasione del rovesciamento del regime di Gheddafi in Libia. In questo caso l’azione della NATO, supportata dallo Stato italiano, era contraria al suo stesso interesse, se si considera il rapporto privilegiato, instaurato con il governo libico, in ambito commerciale e industriale, nonché con riferimento alla politica dei flussi migratori. Uscire dalla Nato, quindi, significa riprendere la sovranità, non partecipando ad azioni internazionali non in linea con gli interessi nazionali.

CONTRARIO

Il metodo decisionale della NATO è partecipativo. La NATO non ha, diversamente dal modello dell’Unione Europea, un’ambizione di sovra-nazionalità, con conseguente limitazione della sovranità nazionale. In questo senso i governi nazionali partecipano alla formazione delle decisioni della NATO in maniera collettiva. Questo avviene tramite un organo, il “Consiglio”, composto dagli ambasciatori dei paesi membri. Per quanto riguarda l’Italia, si tratta di uno Stato che rappresenta una voce autorevole nel contesto NATO. Inoltre, è sempre più frequente l’invito degli Stati Uniti, rivolto ai paesi europei, ad assumersi più responsabilità e a partecipare in misura maggiore alla NATO, strumento ancora insostituibile per garantire il legame strategico e politico tra Nord America ed Europa. In questo senso non accogliere l’invito a partecipare maggiormente rappresenta un errore. Peraltro, la vera limitazione di sovranità per l’Italia dipende dal fatto che il paese è vincolato in reti commerciali atlantiche e accordi diplomatici atlantici, che limitano gran parte della sua indipendenza ed autonomia d'azione.

 
02

La Nato garantisce la sicurezza

FAVOREVOLE

Nonostante gli obiettivi statutari, è difficile individuare un ruolo pacifico e di mera garanzia della sicurezza da parte della NATO, considerando che gli Stati Uniti, che ne fanno parte, sono stati il primo paese ad usare armi atomiche, anche in situazioni in cui non esisteva una vera e propria minaccia militare. Questo assunto è confermato anche dal fatto che la NATO, traendo la sua ragione politica dalla necessità di difesa dell’Europa e del Nord Atlantico rispetto alla Russia e ai suoi alleati del Patto di Varsavia, sarebbe dovuta venir meno con la fine di quest’ultimo. Inoltre, è evidente la responsabilità della NATO nelle guerre presenti in molti paesi (Iraq, Libia e Siria).

CONTRARIO

Successivamente al periodo della Guerra Fredda il mantenimento di una alleanza atlantica solida, credibile e attiva, ha costituito una garanzia rispetto al pericolo di un eventuale deteriorarsi delle condizioni di sicurezza nel continente europeo, creando un legame tra paesi democratici con forti interessi di sicurezza comune in una struttura politico militare pronta all’uso in caso di necessità. In questo senso il ruolo di deterrente svolto in quel periodo non è scomparso, ma è rimasto un elemento cruciale nella difesa dei paesi alleati. La sua rilevanza è evidente di fronte alla necessità di prevenzione e lotta contro il terrorismo internazionale. La mancanza di un sistema europeo di difesa, infatti, può essere integrata solo dal sistema di difesa collettivo garantito dall’articolo 5 del Patto Atlantico.

 
03

Le operazioni NATO sono compatibili con l’art. 11 della Costituzione italiana

FAVOREVOLE

La NATO opera a tutela della stabilità politica ed economica nell’area euro-atlantica e a tale fine agisce militarmente in via preventiva, attraverso missioni che sconfinano palesemente dagli obiettivi dei trattati e dai limiti costituzionali. Pertanto, per legittimare simili interventi sarebbe necessaria una modifica dei parametri costituzionali di riferimento, che oggi giustificano l’adesione alla NATO. Diversamente, il sistema di sicurezza della Nato espone l'Italia a gravissimi rischi, violando la Costituzione e i trattati internazionali fondamentali.

CONTRARIO

Secondo Natalino Ronzitti, professore ordinario di Diritto Internazionale alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università LUISS di Roma, l’appartenenza alla NATO e la partecipazione alle operazioni militari non è in contrasto con l’art. 11 della Costituzione. Infatti, è riduttivo e sbagliato interpretare l’art. 11 come solo ripudio della guerra. Errato, poiché l’art. 11 vieta solo la guerra di aggressione; riduttivo poiché la prescrizione non deve essere letta isolatamente, ma nel contesto di tutti i valori espressi dall’art. 11, che non si esauriscono nella pace, ma comprendono anche la sicurezza. La norma, inoltre, non dispone in merito agli interventi militari non qualificabili come guerra, la cui legittimità deve essere valutata in base alle norme dettate dall’ordinamento internazionale e dalle Nazioni Unite.

 
04

L’appartenenza alla NATO comporta un investimento economico notevole

FAVOREVOLE

L’appartenenza alla NATO rappresenta per i suoi membri un notevole esborso economico. A fronte delle manovre del governo italiano di restrizione della spesa pubblica, l’adesione alla NATO rappresenta un costo fisso a causa dei crescenti impegni che portano a un inevitabile aumento della spesa militare, diretta e indiretta. Agli oltre 1000 miliardi di dollari annui iscritti nei 28 bilanci della difesa per spese militari si aggiungono i “contributi” che gli alleati versano per il “funzionamento della Nato e lo sviluppo delle sue attività”. Si tratta per la maggior parte di contributi indiretti, tipo le spese per le operazioni e missioni a guida NATO. Per quanto riguarda, nello specifico, la situazione italiana, il nostro paese, secondo il Rapporto Sipri 2015, è 12mo nella classifica mondiale dei paesi per spese militari.

CONTRARIO

Da parte delle alte cariche della NATO e di quelle americane arriva una critica nei confronti dell’impegno economico dei paesi europei in favore della NATO. In primo luogo si evidenzia che i paesi europei hanno nel tempo diminuito gli impegni economici sul fronte delle spese militari della NATO. Dal Rapporto Sipri 2015 risulta che le spese militari italiane sono pari allo 0,95% del PIL, lontano dal target del 2% e inoltre, nel 2015, il taglio italiano è stato del 12,4%, il più forte tra i 28 alleati. Per contro, secondo Robert Gates, segretario alla difesa USA, il maggior peso delle spese NATO continuano a sopportarlo gli Stati Uniti. Tuttavia, questa situazione è destinata a cambiare, per via della crescente insofferenza degli USA e della necessità di una responsabilità maggiore da parte dei partners europei.

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