Cellule staminali embrionali

FAVOREVOLE O CONTRARIO?

PRO\VERSI

Le cellule staminali embrionali (cellule primitive, indifferenziate tra di loro, che dispongono della capacità di dare origine ai 210 tipi diversi di cellule che costituiscono l’organismo di ogni essere umano) sono oggetto di accesi dibattiti nel settore medico e in quello bioetico.
Il primo argomento riguarda il carattere medico-sanitario. Se da un lato in molti sottolineano come i potenziali benefici delle staminali embrionali riguardino numerose malattie (tra cui quelle neurodegenerative, degenerative degli apparati visivo e auditivo, tumorali), dall’altro, numerosi esperti sottolineano l’elevato rischio di controindicazioni e formazione di cellule tumorali per i pazienti che si sottopongono a trapianti di staminali.
Inoltre, la ricerca sulle cellule staminali embrionali pone una questione di ordine bioetico. Qui il dibattito si concentra su due opzioni: il dovere di prevenire o alleviare la sofferenza o, piuttosto, il dovere di rispettare il valore della vita umana. Nel caso della ricerca sulle cellule staminali embrionali, è impossibile rispettare entrambi questi principi, dal momento che, per ottenere le cellule staminali embrionali, l'embrione stesso deve essere distrutto, e ciò comporta la distruzione di una potenziale vita umana.

 
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Lo sviluppo delle cellule staminali embrionali è fondamentale per la ricerca di una cura dei tumori e di malattie degenerative e neurodegenerative

FAVOREVOLE

L’utilizzo del trapianto di cellule staminali per curare linfomi, leucemie o altri tumori è già una realtà da diversi anni. Le prospettive di ricerca sul ruolo delle cellule staminali nel cancro sono ampie. In particolare, in molti tipi di tumore è stato dimostrato che il numero di staminali determina l'aggressività della malattia, e con questa informazione si potranno quindi indirizzare meglio la diagnosi e la terapia, o riprodurre in laboratorio il tumore e sperimentare l'efficacia delle diverse cure.
Miglioramenti si sono avuti anche per una importante malattia neurodegenerativa come il Parkinson, laddove l’innesto di cellule staminali embrionali ha generato miglioramenti nel tempo dei sintomi e una normalizzazione a sei mesi dal trattamento, e per la degenerazione maculare (perdita della vista), laddove si registra la totale assenza di segni di rigetto e di formazione di tumori.

CONTRARIO

Non esistono terapie “embrionali” ufficiali o sperimentali. Quando si parla di cellule staminali embrionali si parla di prospettive future, non confermate da alcuno studio, e non di terapie già esistenti o in rapido divenire. Il messaggio che incautamente ed erroneamente viene trasmesso al pubblico è quello che le cellule staminali embrionali rappresentino l’unica via per lo sviluppo di terapie cellulari salvavita.
Inoltre, non è possibile prevedere gli sviluppi delle ricerche relative, data la scarsa conoscenza dei meccanismi che regolano l'attività di queste cellule e data l’intrinseca tendenza delle staminali embrionali a produrre tumori. A tal proposito, il rischio è rappresentato dal fatto che, durante la preparazione di cellule, potrebbero formarsi alcuni residui di embrionali primitive con effetti tumorigenici.
Gli impianti effettuati su pazienti affetti dal morbo di Parkinson non hanno portato a nulla di concreto: le staminali inserite nel cervello vengono rifiutate dall’organismo e non riescono nemmeno ad avviare quel processo di network con tutti gli altri neuroni già preesistenti che farebbe funzionare correttamente l’organo cerebrale.

 
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In campo medico, nessuna questione bioetica può intralciare l’utilizzo delle cellule staminali, volto a favorire ricerca terapeutica e benessere dei pazienti

FAVOREVOLE

L’embrione allo stato iniziale (non ancora impiantato nell'utero) non possiede alcuna caratteristica psicologica, emotiva e fisica associabile all'essere una persona. Non c’è alcun motivo che venga tutelato e protetto e può essere utilizzato per la ricerca e il bene dei pazienti.
L'embrione ottenuto per trasferimento nucleare non ha nessuna possibilità di svilupparsi. Inoltre in tutta Europa ci sono embrioni congelati destinati ad essere distrutti, e sarebbe opportuno utilizzarli per la ricerca piuttosto che gettarli in seguito a valutazioni etiche.
La sentenza del 18 ottobre 2011 in cui la Corte di Giustizia europea si dice contraria alla brevettabilità di procedimenti che utilizzano cellule staminali è una decisione devastante che impedirà l’uso delle cellule staminali nella ricerca e nella medicina.

CONTRARIO

Fin dalla fecondazione è in atto il processo di sviluppo di un essere umano. L’embrione umano va riconosciuto come soggetto con piena dignità antropologica e giuridica.
La sentenza del 18 ottobre 2011 in cui la Corte di Giustizia europea si dice contraria alla brevettabilità di procedimenti che utilizzano cellule staminali è un passo importante per la protezione e la valorizzazione antropologica dell'embrione e, più in generale, per contrastare tutti quegli atti che possono essere perpetrati contro la vita nascente da parte dell'uomo e della tecnica.

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